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I contratti telefonici e il diritto di ripensamento
Una compagnia telefonica un bel giorno vi contatta a casa proponendovi una nuova offerta. Ci pensate un po' su ma alla fine, convinti della bontà della proposta, decidete di accettarla fornendo il vostro consenso alla registrazione della telefonata. Qualche giorno dopo vi arriva a casa la documentazione e rileggendo il contratto vi accorgete che le condizioni del piano tariffario in realtà non sono le stesse proposte a telefono. Come comportarsi in questi casi?
Va detto che per i contratti conclusi telefonicamente, c.d. contratti a distanza, è prevista una particolare forma di tutela e garanzia nei confronti del consumatore: il c.d. diritto di ripensamento, ossia il diritto dell'utente di ripensare al contratto concluso a distanza e di liberarsi dal vincolo contrattuale manifestando una volontà in tal senso nei giorni immediatamente successivi alla sottoscrizione del contratto.
Il diritto di "ripensamento" si può esercitare senza alcuna penalità e senza specificarne il motivo entro 10 giorni lavorativi che decorrono, per i contratti relativi alla fornitura di servizi, dal giorno della conclusione del contratto o dal giorno in cui siano stati soddisfatti gli obblighi di informazione sul recesso, qualora ciò sia avvenuto dopo la conclusione del contratto, purché non oltre il termine di tre mesi dalla conclusione del contratto stesso.
Il diritto di recesso si esercita inviando una raccomandata a/r all'operatore entro i termini sopra indicati. Questo il fac simile.
Entro gli stessi termini la comunicazione può eventualmente essere inviata per telegramma, fax o posta elettronica, purché confermata con lettera raccomandata nelle 48 ore successive.
Il diritto di ripensamento vale anche nel caso in cui l'adesione alla proposta sia avvenuta tramite il sito Internet o con l'intervento di un agente presso la vostra abitazione. Al contrario non è applicabile qualora il contratto sia stato sottoscritto presso l’esercizio commerciale della compagnia telefonica.
Pubblicato il 26/06/2012
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Tags:
diritto ripensamento
contratto telefonico
annullamento contratto
disdetta telefonica
acquisto a distanza
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acquisto su internet
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Eleonora, se non ha firmato il contratto non resta in alcun modo vincolata. Consideri che per i contratti conclusi presso il domicilio del venditore, non si applicano le stesse tutele previste per i contratti a distanza (artt. 45 e seguenti del codice del consumo). Dunque in questi casi non esiste il diritto di recesso se non a discrezione del venditore.
Salve, ieri ho firmato l'informativa 196/2003 presso un negozio di telefonia, il contratto non è ancora stato firmato. Tornando a casa ho pensato di non volerlo più, sono ancora in tempo a disdirlo? Avendo firmato la privacy (per lo svolgimento dell'atto preliminare) mi sono vincolata? Un contratto non dovrebbe prevedere la clausola di recesso? Grazie Eleonora
Buongiorno sono sempre Antonio e volevo specificare che si tratta di un contratto di telefonia mobile dove ancora non mi è arrivata la sim. Nella lettera di recesso, il punto dove si parla dei prodotti da restituire, lo devo inserire lo stesso? Perché la "signora" del call center mi ha pregato di dire si quando mi chiameranno dalla wind per chiedermi se è arrivata la sim appunto, altrimenti avremmo dovuto fare tutto dall'inizio, grazie ancora
Antonio, certo che può avvalersi del diritto di ripensamento. Nel qual caso può far uso del ns. fac simile.
Buonasera volevo gentilmente sapere se posso avvalermi del diritto di ripensamento o di recesso avendo già firmato il 17/04/2013 e rispedito tramite mail il 18/04/2013 un contratto con la wind business nel quale non si evince nulla di ciò che mi è stato premesso dall'operatrice telefonica tale Maria codice pz 213 wind. grazie, posso usare il modulo che ho scricato dal vostro sito?
Eduardo, precisando che lei ha scritto a Moduli.it e non ad Altroconsumo, le forniamo due nostre brevi considerazioni. Innanzitutto lei ha effettuato il recesso nel pieno rispetto dei tempi (10 gg.) visto che il suo contratto può considerarsi concluso a tutti gli effetti in data 21-02-2013. Come Wind sia venuta a conoscenza del suo codice Iban non possiamo saperlo, certo è che abbiamo molti dubbi sul fatto che possano essere istituti di credito che attivino un RID in via puramente elettronica a favore senza aver ricevuto espressa autorizzazione (quantomeno telefonica) dal proprio cliente. Se l’istituto facesse questo commetterebbe una grave scorrettezza.
Credo di essere incappato in una vicenda singolare di cui mi preme informare Altroconsumo, riservandomi di approdare all'autorità giudiziaria ove la faccenda si trascinasse oltre la soglia temporale dei limiti di decenza.
Avendo accettato l'attuazione di un contratto per via telefonica con Wind telecomunicazioni s.p.a in data 21-02-2013, tramite un operatore che con molta compitezza e precisione si è qualificato, Federico M., e mi ha fornito gli indirizzi della Wind telecomuinicazioni spa, per l'esercizio del diritto di recesso, ho provveduto in data 27-02-2013 a disdire il contratto tramite raccomandata A/R. Il giorno 04-03-2013 Federico M. mi richiama per sapere del mio gradimento del contratto perfezionato e riceve con disappunto e rassegnazione, da me rilevati dal suo tono di voce, la notizia che mi sono avvalso del diritto di recesso per annullare il contratto con Wind telecomunicazioni spa. Una lettera per posta ordinaria, partita dalla Wind telecomunicazioni in data 21-02-2013, la stessa della conclusione telefonica del contratto, e da me ricevuta tra il 10 e il 17 marzo 2013, mi informava che dovevo tramite allegato modulo fornire i miei dati tra cui il codice IBAN per l'addebito bancario. Ho pensato che avessero inviato la suddetta lettera perchè non potevano avere ancora ricevuto la mia disdetta del 27-02-2013, ragion per cui non ho fornito alcuna risposta né alcun esaudimento delle loro richieste.
Pensavo fosse tutto pacificamente concluso e finito con l'archiviazione della pratica e con la permanenza del mio numero in Telecom Italia.
E, invece, la mattina del 02-04-2013, mi accorgo che il mio numero telefonico di casa è bloccato e apprendo dal 187 di Telecom, chiamato da un'altra utenza, che il mio numero non risulta più nei loro elenchi. Spiego il caso e mi rispondono che provvederanno loro in breve tempo a sistemare la faccenda con il mio numero. Recandomi in banca apprendo che la Wind ha avviato una richiesta e mi premuro di ordinare la revoca di tale richiesta e di ogni eventuale futura.
Telefonando di nuovo al 187 di Telecom, apprendo che mi forniranno un nuovo numero e da una successiva telefonata dovrò fornire un contributo di 96 € per l'attivazione del medesimo.
Chiedo adesso ad Altroconsumo. E' una cosa normale che Wind telecomunicazioni abbia proceduto nell'operazione di rihiesta di addebito bancario dopo la mia lettera di disdetta, fatta pervenire nei tempi e con le modalità dovute? E' nella norma che Wind telecomunicazioni abbia subdolamente acquisito da un soggetto terzo a me ignoto il mio codice IBAN per servirsene per accrediti indebiti presso la mia banca? E' giusto che io debba vedermi privato del mio servizio abituale con Telecom e vedermi caricato di un surplus per l'attivazione della linea?
Concludo agggiungendo che non vedo né la necessità nè la convenienza di chiedere a Wind la chiusura del numero, come consigliatomi dall'operatore di telecom per non mettere nelle mani di Wind telecomunicazioni un altro documento che fornisca il pretesto per eventuali spese di disattivazione.
Si, in raccomandata ho spiegato tutta la vicenda, vi ringrazio tantissimo per il consiglio.
Cordiali Saluti.
Andrea
Andrea, è vero che il diritto di “ripensamento” deve essere esercitato entro 10 giorni lavorativi che per i contratti relativi alla fornitura di servizi, decorrono dal giorno dell’accordo (lei ha trasmesso la sua raccomandata 19 gg. dopo), ma è altrettanto vero che questo ritardo è da imputare al fatto che solo successivamente alla sottoscrizione del contratto lei è stato informato dei problemi tecnici esistenti sulla rete e, dunque, dei disagi che avrebbe dovuto sopportare. E ci sembra di aver capito che tutto questo sia stato riportato nella comunicazione che ha inoltrato alla compagnia telefonica. Per questi motivi riteniamo che ci siano tutti i presupposti per un ricorso, si rivolga al Giudice di pace.
buon giorno, volevo sottoporvi la mia questione e avere da voi un parere. Il 5-7-2012 un agente Tim mi ha proposto un contratto nel mio negozio di 2 sim e lina fissa con internet. Trovando l'offerta interessante ho sottoscritto il contratto. Dopo qualche giorno mi arrivano le sim e un telefono (che non volevo) e una chiavatta interent (che non volevo) e vengo avvertito dalla tim che per il passaggio della linea fissa c'erano dei problemi e sarei rimasto senza linea fissa per qualche giorno.
Ho percui mandato una disdetta tramite raccomandata e fax il 24-7-12 con la quale speicificavo il problema e non potendomi permettere di rimanere senza linea fissa per "qualche giorno" (ho una ditta) chiedevo di rimanere con l'attuale operatore.
Ora mi è arrivata una raccomandata dove mi chiedono un riscarimento fuori da ogni logica 1450€ e se volessi ridare il telefono e la chiavetta come ho rischiesto tramitre sempre raccomandata dovrei sostenere addiruttura un ulteriore costo di altri 125€... Il parere che vi chiedo è se mi conviene pagarli o se c'è un modo per sistemare la situazione. Cordiali saluti. Andrea