Le controversie di lavoro: la conciliazione

In caso di controversie sorte nel rapporto di lavoro è d'obbligo tentare una conciliazione prima di adire il giudice del lavoro. Le modalità di espletamento della conciliazione sono diverse a seconda che si tratti di controversia insorta nel settore del lavoro privato ovvero in quello del lavoro alle dipendenze di una Pubblica Amministrazione.

Nel rapporto di lavoro privato il lavoratore o il datore di lavoro deve avanzare richiesta di espletamento del tentativo di conciliazione alla Commissione Provinciale di Conciliazione, istituita presso la Direzione Provinciale del lavoro che è un ufficio periferico del Ministero del lavoro ubicato in ogni capoluogo di provincia.

Termine per l'espletamento: 60 giorni dalla presentazione della richiesta.

La Commissione di conciliazione è composta da rappresentanti dei lavoratori e dei datori di lavoro ed è presieduta dal Direttore dell'ufficio o da un suo delegato. Il presidente della Commissione invita le parti ad un tentativo (obbligatorio) di conciliazione. Nel corso dell'udienza di conciliazione si cerca di trovare una soluzione transattiva alla controversia. Se tale soluzione è raggiunta, viene redatto un verbale di conciliazione, che entrambe le parti devono sottoscrivere. Questo processo verbale viene inoltre depositato nella cancelleria del Tribunale e dichiarato esecutivo, senza la necessità di un ulteriore procedimento. Se la conciliazione non riesce, il verbale deve indicare le ragioni del mancato accordo. Delle risultanze del verbale il giudice, nell'eventuale successivo giudizio, tiene conto ai fini del regolamento delle spese processuali.

Nelle controversie presso il pubblico impiego, il lavoratore interessato esperisce un tentativo di conciliazione presso il Collegio di conciliazione, che a differenza della Commissione non è un organo permanente, ma viene costituito presso la Direzione provinciale del lavoro competente con specifico riferimento a ciascuna singola controversia.

Il Collegio di conciliazione è composto da tre membri:
- il direttore della Direzione provinciale del lavoro, o un suo delegato, che lo presiede;
- un rappresentante nominato dal lavoratore;
- un rappresentante nominato dall’amministrazione.

Per promuovere il tentativo il lavoratore deve consegnare o spedire mediante raccomandata con avviso di ricevimento la relativa richiesta di espletamento alla Direzione provinciale del lavoro competente. Il lavoratore è tenuto ad avanzare la richiesta anche alla Amministrazione contro la quale ha aperto vertenza.

L’Amministrazione è tenuta a depositare (entro il termine non perentorio di trenta giorni dal ricevimento della copia della richiesta) le proprie osservazioni e, contestualmente, a nominare il proprio rappresentante in seno al collegio.

Termine per l’espletamento del tentativo: 90 giorni dalla promozione.

Se la conciliazione riesce viene redatto un verbale sottoscritto dalle parti e dai componenti del collegio di conciliazione. Il verbale di conciliazione costituisce titolo esecutivo. Le rinunce eventualmente effettuate dal lavoratore mediante la conclusione della conciliazione sono inoppugnabili (art. 66, comma 5, d. leg.vo n. 165/2001).

Se la conciliazione non riesce, il Collegio formula a maggioranza una proposta per la bonaria definizione della controversia. In caso di mancata accettazione ad opera delle parti, i termini della proposta sono riassunti nel verbale insieme con le valutazioni rispettivamente espresse dalle parti. Delle risultanze del verbale il giudice, nell'eventuale successivo giudizio, tiene conto ai fini del regolamento delle spese processuali.

Questi i modelli di istanze necessari per l'avvio delle diverse procedure:

SETTORE PRIVATO

SETTORE PRIVATO - COLLEGIO DI CONCILIAZIONE ED ARBITRATO

SETTORE PUBBLICO

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19190 - ANTONIO
14/11/2012
se nel tentativo di conciliazione viene indicato solo un periodo (esempio anni 2002 al 2004), tentativo non riuscito. Davanti al giudice del lavoro si possoo inserire anche altri anni successivi?

18232 - Redazione
17/09/2012
Aurelio, quando si è vittima di comportamenti discriminatori da parte dei propri datori di lavoro ci si può rivolgere alla Direzione Provinciale del lavoro (ha sede in ogni capoluogo di Provincia), ad un sindacato o ad un legale.

18222 - aurelio miloro
17/09/2012
desidero sapere a chi mi devo rivolgere per fare una denuncia contro la mia azienda, che mi ha fatto svolgere delle mansioni senza avere la relativa qualifica è mi trasferisce ad altra sede lavorativa senza avere ne lettera di trasferimento ne qualifica per svolgere il lavoro in questione.

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