Lavoro accessorio: maggiore tracciabilità

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Negli ultimi 7 anni l’Italia ha assistito ad un vero e proprio boom: quello dei voucher. I buoni lavoro erogati dall’Inps per remunerare il lavoro accessorio sono cresciuti di anno in anno, raggiungendo cifre astronomiche: basti pensare che nei primi 7 mesi del 2016 sono stati venduti più di 84 milioni di voucher, incrementando del 36,2% il fatturato riferito al medesimo periodo dell’anno precedente. Numeri e percentuali positive, se solo non si guardasse l’altro lato della medaglia, il quale rivela un calo del 10% sulle assunzioni, 382.000 in meno rispetto al 2015, per essere precisi. Dal 2008 al 2015 più di 2 milioni e mezzo di persone sono state pagate con i voucher: il 14% circa coinvolgono studenti, l'8% pensionati, il 41% disoccupati e un 37% di occupati, dipendenti in altre aziende, parasubordinati o autonomi.

Per 1 prestatore su 5 l’importo ottenuto dai buoni lavoro è stata l’unica fonte di reddito. L'altro dato interessante che emerge è che un lavoratore su due continua a percepire voucher anche dopo il primo anno, mentre oltre l'80% dei lavoratori ha prestato l'attività per un unico committente. Leggendo questi dati è difficile pensare ad una attività occasionale prestata ora per l'uno ora per l'altro committente.

I dati poco rassicuranti diffusi dall’Inps, insieme alle azioni di protesta dei sindacati, hanno portato ad una parziale revisione del Jobs Act, da parte del Consiglio dei Ministri, che nel mese scorso ha approvato un decreto legislativo che integra alcuni vincoli e corregge i punti di debolezza, con lo scopo di ridurre quanto più possibile le irregolarità e il lavoro in nero derivante dall’uso dei voucher.

Lavoro accessorio: ultime novità introdotte dal Governo

Le misure di controllo volte a migliorare la tracciabilità del lavoro accessorio 2016 e la legittimità nell’uso dei voucher hanno dato luogo a nuovi vincoli per i committenti, ovvero i soggetti che offrono lavoro. Restano, dunque, le modifiche introdotte alla normativa nel 2015 (leggi “Voucher: cambiano modalità di acquisto e attivazione”) alle quali si unisce l’obbligo, da parte del committente, di assicurarsi che il prestatore non abbia superato il limite di compenso economico fissato a 7.000 euro  netti (9.333 lordi) nell’arco dell’anno solare.

In particolare il prestatore è tenuto a consegnare una dichiarazione in ordine al non superamento dei limiti imposti dalla legge, così da informare il committente circa le ore di lavoro accessorio svolte e il reddito percepito da esse. In caso di superamento del limite è il committente a doversi assumere le proprie responsabilità, con il rischio di ricevere gravose sanzioni. Qui puoi scaricare gratuitamente la dichiarazione sostitutiva del lavoratore percettore di voucher da presentare al committente/datore di lavoro.

Inoltre cambiano i tempi di comunicazione per l’utilizzo dei voucher in agricoltura. I committenti agricoli, che fino a questo momento hanno effettuato la comunicazione di inizio prestazione lavoro accessorio agricoltura fino a 7 giorni prima dell’effettivo avvio, vedono ora ridursi questo arco temporale: possono contattare l’Ispettorato del lavoro solo nei 3 giorni che precedono la prestazione lavorativa.

Lavoro accessorio: comunicazione preventiva resta obbligatoria

Per tutti i committenti, a differenza di quanto accade per quelli agricoli, resta l’obbligo di effettuare la comunicazione preventiva, nella quale occorre specificare i dati anagrafici, il codice fiscale del prestatore, la data e il luogo in cui avverrà la prestazione lavorativa, non più tardi di 60 minuti prima dell'inizio della prestazione lavorativa. Il messaggio povrà essere inoltrato all’Ispettorato del Lavoro tramite SMS o posta elettronica.

Invitiamo i committenti alla massima attenzione, viste e considerate le maxi sanzioni previste per gli inadempienti: si va da un minimo di 400 euro ad un massimo di 2400.

Lavoro accessorio: committenti

Possono remunerare le attività di lavoro accessorio Inps mediante l’uso di voucher: i committenti pubblici, gli enti senza scopo di lucro, le famiglie e le imprese familiari, gli imprenditori (non importa in quale settore operino) e i non imprenditori. I buoni lavoro sono spesso utilizzati per retribuire il lavoro di baby sitter: nell’articolo “Voucher baby sitting e asili nido: ecco come richiederli” indichiamo nel dettaglio come eseguire la procedura di richiesta.

Lavoro accessorio: prestatori

Possono svolgere l’attività lavorativa retribuita con i buoni per il lavoro accessorio: i pensionati, gli studenti (nei periodi di vacanza), i lavoratori part-time, i lavoratori autonomi, i dipendenti pubblici e privati, i disoccupati o i cassaintegrati che percepiscono un’indennità di disoccupazione e gli stranieri in possesso del permesso di soggiorno che consenta loro di svolgere un’attività lavorativa nel nostro paese.

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