Mutuo: la sospensione

In caso di mancato o ritardato pagamento di una rata il debitore può essere dichiarato moroso dalla parte creditrice. In particolare l'ente che ha erogato un mutuo può invocare, come causa di risoluzione del contratto, il ritardato pagamento della rata quando il ritardo si sia verificato per almeno sette volte, anche non consecutive.

Costituisce ritardato pagamento quello effettuato tra il 30° e il 180° giorno dalla scadenza della rata. Di conseguenza la risoluzione può essere invocata solo quando sia decorso il termine di 180 giorni dalla scadenza di ogni singola rata senza che il debitore abbia ancora pagato.

Gli interessi moratori sono stabiliti per iscritto nel contratto di mutuo, generalmente superiore dai 2 ai 4 punti percentuali al tasso pattuito per il finanziamento.

Per coloro che improvvisamente si trovano nell'impossibilità di pagare le rate del mutuo, la Legge 244/2007 (Finanziaria 2008) ha introdotto il diritto alla sospensione. In particolare, per i contratti di mutuo riferiti all'acquisto di unità immobiliari da adibire ad abitazione principale del mutuatario, questi può chiedere la sospensione del pagamento delle rate per non più di due volte e per un periodo massimo complessivo non superiore a diciotto mesi nel corso dell'esecuzione del contratto. In tal caso, la durata del contratto di mutuo e quella delle garanzie per esso prestate è prorogata di un periodo eguale alla durata della sospensione. Al termine della sospensione, il pagamento delle rate riprende secondo gli importi e con la periodicità originariamente previsti dal contratto, salvo diverso patto eventualmente intervenuto fra le parti per la rinegoziazione delle condizioni del contratto medesimo.

Per conseguire tale beneficio, il mutuatario deve dimostrare, nelle forme stabilite dal regolamento di attuazione (non ancora emanato), di non essere in grado di provvedere al pagamento delle rate del mutuo, per le quali chiede la sospensione, e dei relativi oneri.

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