Mutuo: il tasso d'interesse

Tra gli elementi da valutare nella scelta di un mutuo c'è sicuramente il tasso di interesse.
In termini economici è difficile dire a priori cosa convenga, se un mutuo a tasso fisso o a tasso variabile. Il tasso di un mutuo variabile è - normalmente - più basso di quello di un mutuo a tasso fisso; questo perché la banca si assume un rischio maggiore, data la difficoltà di calcolare quale sarà il tasso in vigore nel medio-lungo periodo.
Di massima si preferisce il tasso fisso quando si prevede che il costo del denaro o l'inflazione aumenterà nel periodo di durata del mutuo; al contrario si preferisce il tasso variabile se si ritiene che il costo del denaro possa ancora scendere, e si vuole cogliere la possibilità di vedersi ridotta la rata.

Ma è bene non farsi troppo abbagliare dalle pubblicità abilmente ideate dalle banche, che puntano sempre su tassi estremamente bassi.
Bisogna sapere infatti che il tasso applicato al mutuo è dato da: tasso di riferimento (Euribor o Eurirs a seconda che si tratti di tasso variabile o fisso) più lo spread (ricavo della banca).
Ora accade spesso che le banche pubblicizzino un tasso molto basso, che però è applicato solo alle prime rate (tasso d'ingresso). Trascorsi alcuni mesi, il tasso applicato alle rate successive, il cosiddetto "Tasso a Regime", diventa più elevato del tasso d'ingresso. Ad es. un mutuo potrebbe avere un tasso di ingresso del 4% ed un tasso a regime pari a "Euribor + 1,50%". Se in quel momento l'Euribor è quotato 3,50% il tasso "a regime" del mutuo sarà 5%.
È perciò evidente che per comparare le proposte a tasso variabile bisogna conoscere e paragonare gli spread e i tassi a regime.

Un altro importante parametro da valutare è il TAEG (o ISC - Indicatore Sintetico di Costo), che definisce il costo globale del prestito.
A differenza del TAN (Tasso Annuo Nominale), che mostra l'interesse annuo che la banca applica al mutuo, il TAEG (Tasso Annuo Effettivo Globale) è un indice che include, oltre al tasso, l'insieme complessivo delle spese associabili al finanziamento (compresi gli "oneri accessori"): dalle spese di istruttoria della pratica alla parcella del perito incaricato dalla banca a valutare il valore dell'immobile offerto a garanzia del mutuo, dai costi legati alle assicurazioni obbligatorie (come l'assicurazione contro il rischio di incendio/scoppio dell'immobile o morte del mutuatario), alle spese di incasso rata.
Nel caso dei mutui a tasso variabile la norma impone appropriatamente di usare il tasso a regime.

Due annotazioni infine sul trattamento fiscale del mutuo e sulla parcella notarile.
È importante sapere che sui mutui grava un'imposta sostitutiva che, spesso per contratto è a carico del cliente. Tale imposta è pari allo 0,25% dell'importo mutuato, e sale al 2% per i finanziamenti contratti per l'acquisto, la costruzione o la ristrutturazione di abitazioni diverse dalla prima casa.

I costi notarili sono calcolati per legge sul valore della pratica, ossia sull'importo per cui viene iscritta l'ipoteca. È consigliabile chiedere sempre un preventivo al notaio, esibendogli tutta la documentazione in proprio possesso.