Arbitro per le controversie finanziarie: più tutela per i risparmiatori

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Si sa risparmio e investimenti sono argomenti molto delicati, specie in Italia dove gli ultimi avvenimenti (basta pensare ai tanti risparmiatori che si sono trovati in possesso di bond e azioni privi di valore) hanno fatto accrescere la diffidenza dei risparmiatori nei confronti delle banche e degli intermediari finanziari. Così con l'obiettivo di garantire una maggiore tutela del risparmio e riguadagnare la fiducia persa da parte dei risparmiatori, la Consob ha pensato di introdurre una nuova figura: l'Arbitro per le Controversie Finanziarie (ACF).

In pratica dal 9 Gennaio di quest’anno tutti quei risparmiatori che hanno la necessità di dirimere una controversia con la banca o con un altro istituto finanziario riguardante i propri investimenti finanziari, non sono più costretti a portarla in Tribunale davanti ad un giudice, ma possono affidarsi all’Arbitro per le Controversie Finanziarie (ACF). In quanto alternativo alla giustizia ordinaria, spesso complessa, lunga e costosa, quello dell’ACF si definisce sistema stragiudiziale di risoluzione della controversia, più veloce ed efficace rispetto al primo, ma soprattutto gratuito.

L’organismo è stato introdotto dalla Consob, la Commissione Nazionale per le Società e la Borsa, nata nel 1970 con l’obiettivo di tutelare gli gli investitori italiani attraverso la garanzia di una maggiore trasparenza ed efficienza del mercato. In questo articolo vedremo in particolare che peso hanno le decisioni di questo nuovo Arbitro, ma soprattutto con quali modalità il risparmiatore può farvi ricorso.

Arbitro per le Controversie Finanziarie: premessa

Dunque dopo il grande successo ottenuto dall’ABF - Arbitro Bancario Finanziario della Banca d’Italia, si introduce nel nostro sistema un nuovo sistema di risoluzione stragiudiziale delle controversie, questa volta ad opera della Consob: l'Arbitro per le Controversie Finanziarie.

Gli obiettivi che con l’ACF si intendono perseguire sono tanti. Il primo è quello di offrire un efficace strumento di tutela degli interessi agli investitori cosiddetti retail, ossia a quei soggetti investitori (privati, società ed enti in generale) che non sono in possesso di conoscenze e competenze specifiche nel settore degli investimenti e della finanza in generale.

Ma l'obiettivo è anche quello di ridurre il carico di lavoro dei tribunali italiani, tra l'altro in un settore che negli ultimi anni si è contraddistinto per un incremento esponenziale delle controversie.

Infine non va trascurato il fatto che attraverso l'Arbitro per le Controversie Finanziarie (ACF), la Consob avrà la possibilità di monitorare meglio i rapporti tra risparmiatori e intermediari finanziari e in definitiva di esercitare in maniera più efficace le propri funzioni di vigilanza.

Chi può ricorrere all'Arbitro per le Controversie Finanziarie

Come si è detto, da quest'anno se un risparmiatore ha un contrasto con la propria banca, con Poste Italiane o con un qualsiasi altro intermediario (Società di gestione di fondi comuni, ecc.), in merito alla gestione dei propri investimenti, può rivolgersi all’Arbitro per le Controversie Finanziarie per cercare di trovare una soluzione. Così il risparmiatore può rivolgersi all'ACF se, dopo aver richiesto un servizio di conculenza ad un intermediario finanziario, registra una forte perdita del proprio capitale per effetto di investimenti non equlibrati e soprattutto non coerenti con il proprio profilo personale (età, reddito, livello di istruzione, ecc.) e con i propri obiettivi; oppure se gli sono stati mostrati falsi prospetti di liquidazione degli interessi, se gli sono state applicate commissioni e spese di intermediazione non previste e via discorrendo (leggi "Truffe finanziarie: consigli e strumenti per difendersi").

Come anticipato, il risparmiatore non sostiene alcun costo per l'attivazione di questa procedura e può contare sul fatto che la decisione sarà assunta dall'ACF in tempi certi (di norma 180 giorni). In definitiva uno strumento alternativo per gli investitori, che abbatte i costi ed i tempi lunghi della giustizia ordinaria.

Chiaramente non si può ricorrere all'ACF sempre e comunque. Innanzitutto possono essere portate all'attenzione dell'ACF solo quelle controversie che vedono il coinvolgimento di un investitore "retail" e di determinati intermediari finanziari. L'investitore "retail" è colui che, a differenza dell’investitore professionale, non possiede l’esperienza, la conoscenza e la competenza necessaria per prendere in maniera autonoma le decisioni in materia di investimenti e per valutare correttamente i rischi che può assumersi in funzione del proprio profilo e delle proprie esigenze.

Gli intermediari, invece, ossia coloro ai quali i risparmiatori si rivolgono per la gestione del proprio risparmio, sono elencati dalla Consob in un articolo del Regolamento n. 19602/2016. In particolare vi rientrano le banche, la società Poste Italiane (Divisione Servizi di Banco Posta), i consulenti finanziari autonomi e le società di consulenza finanziaria, le imprese di assicurazione, le Società di Investimento a Capitale Variabile (SICAV), le Società di Investimento a Capitale Fisso (SICAF) e perfino i gestori di portali di “crowdfunding” che perseguono l'obiettivo di raccogliere capitali per start-up e PMI innovative. Chiaramente le imprese di assicurazione sono coinvolte in queste procedure unicamente con riferimento alla distribuzione da parte delle stesse di prodotti finanziario-assicurativi: unit-linked, index-linked, ecc.

Possono essere chiamati a rispondere davanti all'ACF anche gli intermediari finanziari di altri paesi comunitari, purchè abbiano una succursale in Italia, e quelli extracomunitari, a patto di essere stati autorizzati autorizzati ad operare nel nostro paese.

Quando ci si può rivolgere all'Arbitro per le Controversie Finanziarie

Se la controversia riguarda l'applicazione sul conto corrente di costi non dovuti, oppure l'errato pagamento di un assegno o la presenza di errori nell’estratto conto bancario, si può ricorrere all’Arbitro Bancario Finanziario. Si invece il contrasto ha origine da un comportamento non professionale, non corretto e non trasparente da parte di un certo intermediario nel prestare servizi di investimento e di gestione collettiva del risparmio, allora è possibile far ricorso all’ACF.

Ma cosa si intende esattamente per servizi di investimento? Possiamo definirli come delle attività, prestate da determinati soggetti, attraverso le quali è possibile impiegare, sotto varie forme, i propri risparmi in investimenti finanziari. Così quando ad esempio si va in banca e si chiede di acquistare un'azione, un titolo di stato o una obbligazione, il servizio che la banca presta si definisce appunto un servizio di investimento. Oppure quando ci si rivolge ad un promotore finanziario per ricevere consigli su una o più operazioni relative ad un determinato strumento finanziario, ciò che si riceve è un servizio di investimento.

Invece la gestione collettiva del risparmio è un servizio con cui dei soggetti appositamente autorizzati raccolgono il risparmio di una pluralità di investitori e lo investono collettivamente in strumenti finanziari. Tale servizio può essere prestato soltanto dai c.d. organismi di investimento collettivo del risparmio (OICR), cioè dalle Società di Gestione del Risparmio (SGR), nella forma tipica dei fondi comuni di investimento, dalle Società di Investimento a Capitale Variabile (SICAV), nella forma dell’investimento collettivo del patrimonio raccolto mediante offerta al pubblico delle proprie azioni e dalle e Società di Investimento a Capitale Fisso (SICAF).

Ricorso all'Arbitro per le Controversie Finanziarie: condizioni necessarie

Una volta accertato che la controversia è di competenza dell’ACF, prima di inoltrare il ricorso occorre verificare che:

  • il danno subito dal risparmiatore per effetto del comportamento non corretto tenuto dall'intermediario finanziario non superi la soglia di 500.000 euro;
  • sulla vicenda oggetto del ricorso non siano in corso altre procedure di risoluzione extragiudiziarie delle controversie;
  • sia stato preventivamente presentato un reclamo all’intermediario e che quest’ultimo non abbia fornito risposta nei 60 giorni successivi alla presentazione oppure che il risparmiatore non si sia ritenuto soddisfatto della risposta.

Si ricorda comunque che il ricorso va comunque inoltrato all’ACF entro un anno dalla presentazione del reclamo.

Come presentare ricorso all'Arbitro per le Controversie Finanziarie

Ricordando ancora una volta che il ricorso all’Arbitro per le controversie finanziarie è gratuito, vediamo adesso di spiegare le modalità con le quali presentarlo. Diciamo subito che la presentazione del ricorso avviene telematicamente, attraverso il sito web dell’ACF (www.acf.consob.it). Occorre preliminarmente che il risparmiatore/investitore si registri sul sito, fornendo attraverso un apposito form nome e cognome, comune e data di nascita, codice fiscale e PEC o Email (quest'ultima obbligatoria). A questo punto il sistema invierà sulla sua casella di posta una password con la quale sarà possibile accedere all’area riservata e da qui proporre il ricorso. Si consiglia, comunque, di sostituire la password al primo accesso cliccando su “Modifica Profilo”.

Dopo aver effettuato il login e attivata la funzione “Crea nuovo ricorso”, il risparmiatore sarà guidato passo dopo passo nell’inserimento delle informazioni, tenendo presente che eventuali inesattezze e/o incompletezze gli saranno prontamente segnalate dal sistema. L’ACF ha anche predisposto una guida pratica al ricorso che è possibile scaricare sul sito ufficiale oltre che sul nostro portale.

Si raccomanda di essere ben circostanziati nell'esposizione dei fatti per consentire all’ACF una corretta individuazione della problematica segnalata e delle relative responsabilità. A tal fine potrebbe rivelarsi utile caricare, attraverso l’apposita funzione, qualsiasi documento si ritenga utile ad avvalorare la propria richiesta, a cominciare dal reclamo presentato all’intermediario e relativa attestazione di presentazione. Tutti i documenti devono essere caricati in formato pdf o formato immagine.

Oltre alla descrizione della controversia e al nome dell’intermediario finanziario coinvolto, il risparmiatore/investitore deve chiaramente indicare la somma richiesta a titolo di risarcimento, tenendo bene a mente che sono inammissibili le controversie in cui vi sia una richiesta di risarcimento superiore a 500.000 euro.

Se si ritiene di non essere in grado di fare tutto da soli, ci si può far assistere da un procuratore (es. avvocato) o da un’associazione dei consumatori.

L’invio del ricorso attraverso la procedura online è facile, veloce e soprattutto consente di evitare errori, tuttavia chi avesse poca dimestichezza con il mezzo tecnologico può - fino all’8 Gennaio 2019 - utilizzare anche la modalità cartacea. Questo il modulo di ricorso all'Arbitro per le Controversie Finanziarie che la Consob ha messo a disposizione dei risparmiatori/investitori. E’ bene ricordare che la modalità cartacea è utilizzabile solo per quei ricorsi presentati senza il supporto di procuratori o associazioni di consumatori.

Cosa succede dopo la presentazione del ricorso

Una volta ricevuto il ricorso, l’ACF valuta se lo stesso è ammissibile e soprattutto se è completo. Se non lo è invia al risparmiatore/investitore una richiesta di chiarimenti e/o integrazioni. Se invece il ricorso è completo in tutti i suoi dati, l’ACF provvede a trasmetterlo all’intermediario. Poiché spetta all’intermediario provare di aver rispettato tutti gli obblighi di diligenza, correttezza, informazione e trasparenza nei confronti dell’investitore, se vuole difendersi deve produrre nel termine di 30 giorni, le proprie osservazioni. Il risparmiatore a sua volta potrà esporre le proprie controdeduzioni producendo memorie, documenti o testimonianze. Repliche e controrepliche devono esaurirsi nell’arco dei successivi 30 giorni. A questo punto il fascicolo si considera chiuso e il Collegio dell’ACF si riunisce per assumere una decisione.

Il Collegio risulta composto da 4 membri più il Presidente. Il Presidente e due membri sono individuati e nominati dalla Consob, mentre gli altri due membri, seppur nominati dalla Consob, sono designati uno dalle associazioni dei consumatori e l’altro dalle associazioni degli intermediari.

La decisione dell’ACF viene assunta nell’arco dei 90 giorni successivi alla chiusura del fascicolo, termine che al ricorrere di particolari circostanze può anche essere prorogato.

Che valore hanno le decisioni dell'Arbitro per le Controversie Finanziarie?

Il Collegio dell’ACF può assolvere l’intermediario (in questo caso il risparmiatore può rivolgersi all’Autorità Giudiziaria) oppure condannarlo ad un risarcimento nei confronti del ricorrente. Ma attenzione: l’intermediario finanziario non ha l’obbligo di adeguarsi alle decisioni assunte dall’ACF. Tuttavia se non lo fa, l’ACF ne da notizia sul suo sito, su due quotidiani nazionali e sulla home page del sito dell’intermediario stesso. E’ chiaro in questo caso il danno che ne consegue sull’immagine e sulla reputazione dell’intermediario.

In ogni caso se l’intermediario finanziario non si adegua, il risparmiatore/investitore può sempre ricorrere all’Autorità giudiziaria, tra l’altro potendo contare sulla decisione favorevole assunta dall’ACF che condizionerà non poco la valutazione del Giudice.

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49346 - Redazione
15/05/2017
Anna, in linea puramente teorica si, ma deve essere in grado di dimostrare quanto lei asserisce.

49333 - ANNA I.
14/05/2017
Mio cugino ha acquistato una quota del fondo immobiliare IRS collocato da Poste Italiane S.p.a. Successivamente ha trasferito la quota in banca. Alla scadenza il fondo ha subito una drastica riduzione del valore della quota. Puo' chiedere alla Posta il rimborso di quanto ha speso, non essendo stato informato della rischiosità dell'investimento? GRAZIE.

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