Contanti: ecco i limiti per pagamenti, prelievi e versamenti

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Può forse sembrarti fantascienza, ma molto presto effettueremo gran parte dei nostri pagamenti semplicemente avvicinando il nostro smartphone al Pos contactless. Grazie infatti all'uso di una particolare tecnologia puoi già oggi effettuare una transazione semplicemente avvicinando per pochi secondi il tuo smartphone al Pos dell’esercente presso il quale stai effettuando l'acquisto. Dunque niente più carte di credito, carte prepagate, bancomat ma soprattutto contanti al seguito.

Già diversi operatori telefonici, come Tim, Vodafone e Poste Mobile, hanno lanciato delle proprie App per effettuare in tutta sicurezza pagamenti di questo tipo presso quegli esercizi commerciali che hanno aderito al circuito (li riconosci perché espongono una vetrofania). Lo stesso ha fatto Banca Mediolanum, in partnership con Telecom Italia, Vodafone e Cartasì.

La novità grossa è che in questi casi non si trasferisce la propria carta di credito sullo smartphone, così come avviene con Paypal, ma si utilizza un plafond che è possibile ricaricare dal proprio conto corrente attraverso un semplice un bonifico (alla app è agganciato un Iban certificato che coincide con il numero di cellulare). Dunque nessun aggancio a carte di credito o bancomat. Chiaramente con questo sistema è possibile anche trasferire soldi da uno smartphone all'altro.

Insomma una vera rivoluzione. Del resto i dati che emergono dagli studi condotti da Visa “Digital Payments Study” parlano chiaro: sempre più cittadini europei (62%) e in particolare una percentuale sempre più elevata di italiani (uno su due), utilizzano smartphone e tablet per fare shopping e per gestire le proprie finanze.

Tuttavia "anche nell’era del digitale, il contante resta essenziale per la nostra economia". A dirlo non è Moduli.it, bensì Mario Draghi, presidente della Bce. Ma entro quali limiti si possono effettuare pagamenti in contanti? Quando si rende necessario l’utilizzo di strumenti alternativi come il bonifico o la carta di credito? Di questo ed altro parleremo nei successivi paragrafi.

Il limite all’uso dei contanti

Nei governi passati la scelta era stata di limitare la circolazione dei contanti fissando delle soglie sempre più basse. L'obiettivo era chiaro: aumentare la tracciabilità delle movimentazioni finanziarie allo scopo di contrastare l'evasione fiscale e il riciclaggio dei capitali di provenienza illecita.

Con l'ultimo Governo, invece, si è deciso per una inversione di rotta: la soglia per i pagamenti in contanti è stata portata da 1.000 a 3.000 euro. Il motivo di questa decisione? Secondo i nostri governanti la misura dovrebbe aiutare a stimolare i consumi e in definitiva a rilanciare l'economia. In realtà se è dimostrato che l'uso di carte di credito, bancomat o bonifici contribuisce ad aumentare la trasparenza e la tracciabilità dei pagamenti effettuati e che l'utilizzo dei contanti è invece considerato più adatto per i pagamenti nell’economia sommersa, è tutto da dimostrare che l’innalzamento della soglia nell’utilizzo dei contanti faccia aumentare i consumi. Ma questa è una nostra personale valutazione.

Come detto la soglia per l'utilizzo dei contanti è dal 1° Gennaio 2016 pari a 3.000 euro. Tale limite non si applica:
- al servizio di Money Transfer, con il quale è possibile trasferire denaro fino alla soglia massima di 1.000 euro;
- ai prelievi e ai versamenti sul conto corrente (la soglia di 3.000 euro riguarda in altri termini solo il trasferimento di denaro tra soggetti);
- alle retribuzioni corrisposte dalle pubbliche amministrazioni.

Questo significa che commetti un illecito se paghi in contanti, per un importo pari o superiore a 3.000, la ditta che ha effettuato la tinteggiatura delle pareti interne di casa o il falegname che ha progettato e realizzato la tua nuova cucina. Questo non significa che tu non possa fare shopping o trasferire del denaro ad un parente o ad un amico utilizzando i contanti, ma è importante che non oltrepassi la soglia di 2.999,99 euro.

Pagamento in contanti oltre i 3.000 euro: le sanzioni

Se effettui un pagamento in contanti per un importo pari o superiore alla soglia limite di 3.000 non commetti un illecito penale, ma rischi una sanziona amministrativa molto salata. L’importo della sanzione va dall’1% al 40% dell’importo trasferito, con un minimo di 3.000 euro. Se la violazione riguarda importi che superano i 50.000 euro, la soglia minima della sanzione è aumentata di 5 volte, il che significa che non potrà essere inferiore a 15.000 euro. Ciò premesso la legge non stabilisce altro sui criteri di quantificazione della multa, ma neppure sul soggetto a cui la sanzione stessa deve essere applicata: chi effettua il pagamento in contanti, chi lo riceve, o entrambi?

Probabilmente in questo momento ti starai chiedendo: ma se pago l'imbianchino di casa con 5.000 euro in contanti, come potrei essere scoperto dalla Guardia di Finanza? In effetti questo rischio è remoto, a meno che l'autorità non venga in possesso di una qualsiasi documentazione (contratto scritto, preventivo firmato per accettazione, fattura, quietanza di pagamento o altro) idonea a comprovare la prestazione eseguita e il conseguente passaggio di denaro.

Limite all’uso di contanti e pagamenti rateizzati

Cosa accade se effettui un pagamento rateizzato in contanti a favore di un terzo per un importo complessivo di 6.000 euro, ma dove ogni singola rata ha un importo inferiore alla soglia limite di 3.000 euro? In altre parole facendo 3 versamenti in contanti da 2.000 euro ciascuno per un totale di 6.000 euro commetti un illecito oppure no?

E’ del tutto evidente che per il fisco potrebbe trattarsi di una manovra finalizzata ad aggirare il divieto all’utilizzo dei contanti oltre la soglia limite. Dunque c’è il rischio concreto che tu possa subire un accertamento e dunque l’applicazione di una sanzione.

Tuttavia va detto che la legge consente di corrispondere in contanti anche importi superiori alla soglia di 3.000 euro, seppure in forma rateizzata, ma devono ricorrere precise condizioni:

- gli importi delle singole rate non devono superare la soglia limite (3.000 euro);
- la rateizzazione del pagamento deve essere la conseguenza di un preventivo accordo tra le parti. Ci deve essere in altre parole un preventivo, un contratto o una fattura che preveda ad esempio il pagamento dilazionato di 2.000 euro mensili per 3 mesi;
- il frazionamento del pagamento deve essere connaturato al tipo di operazione: paghi con somme in contanti le cure dentistiche o le opere di ristrutturazione edilizia via via che i vari interventi vengono portati a compimento.

Chiaramente spetta sempre all’Amministrazione Finanziaria verificare se c’è stato o meno un trasferimento di contanti artificiosamente frazionato allo scopo di eludere la legge.

Libretti di risparmio e assegni: cosa cambia?

Per libretti di risparmio e assegni è cambiato qualcosa di recente? Per i primi da quest’anno si registra un’importante novità. Infatti dal 4 Luglio 2017 i libretti di risparmio al portatore non possono più essere aperti da banche e uffici postali (solo libretti di risparmio nominativi). Se per caso ne possiedi uno, hai l'obbligo di chiederne l'estinzione entro il 31 Dicembre 2018 (leggi “Libretto di risparmio: caratteristiche, tassazione e garanzie“).

Per quanto riguarda, invece, gli assegni bancari, postali e/o circolari resta tutto come prima. Per importi fino a euro 999,99 possono essere emessi in forma libera, mentre da euro 1.000,00 in su devono obbligatoriamente riportare la clausola di non trasferibilità. Gli assegni intestati “a me medesimo” non possono circolare, qualunque sia il loro importo.

Se vuoi farti rilasciare dalla tua banca un carnet di assegni o un assegno circolare o un vaglia in forma libera, dunque senza la clausola di “non trasferibilità”, devi effettuare una specifica richiesta e pagare l’imposta di bollo di euro 1,50 per ogni singolo modulo di assegno o vaglia.

Prelievo di contanti alla banca o alle poste

Si è già detto che la soglia limite di 3.000 euro nell’uso dei contanti si applica unicamente al trasferimento di denaro tra soggetti diversi. Dunque non riguarda le operazioni di prelievo e versamento sul proprio conto corrente bancario o postale. Questo significa una sola cosa, ossia che il prelievo di una somma superiore ai 3.000 non implica una violazione della normativa sulla tracciabilità.

Dunque puoi prelevare dal tuo conto corrente qualsiasi importo tu desideri, senza che l'operatore di sportello possa in qualche modo opporsi alla tua richiesta, magari prospettando il rischio di una violazione delle prescrizioni sull'uso dei contanti. Per un discorso legato alla normativa sull’antiriciclaggio, l’operatore può al massimo richiederti delle spiegazioni nel caso in cui, trattandosi di un importo rilevante, abbia il sentore che dietro possa celarsi un'operazione poco chiara, ma di certo non può rifiutarsi di accogliere la tua richiesta.

Se, dunque, vinci una cifra consistente al lotto e poi decidi di prelevare una parte di questa somma (ad es. 10.000 euro) dal tuo conto per versarla su quella di tuo figlio, sappi che non commetti alcun illecito.

Se di fronte a situazioni come quella appena prospettata, dovessi trovarti di fronte ad un rifiuto netto da parte della banca a consegnarti la cifra richiesta, non hai che una strada: esporre un reclamo scritto alla direzione della banca e nel caso ricorrere all'Arbitro Bancario Finanziario.

Ciò premesso è chiaro che il prelievo di una somma in contanti molto elevata (ad es. 10, 20 o 30.000 euro), soprattutto se fatta nell’esercizio di un’attività d’impresa, potrebbe far drizzare le antenne all’Agenzia delle Entrate, che come sai dispone di una Anagrafe dei rapporti finanziari. A quel punto basterebbe un confronto con il reddito dichiarato per far scattare una prima richiesta di chiarimenti sull’utilizzo di quei contanti. Se non sarai in grado di fornire spiegazioni, l’Agenzia delle Entrate con tutta probabilità darà avvio ad un accertamento fiscale nei tuoi confronti. Da considerare che correresti praticamente lo stesso rischio se frammentassi l’operazione di prelievo dei contanti, ma in un breve arco di tempo: anziché prelevare 20.000 euro in un mese, effettui 4 prelievi da 5.000 per 4 mesi consecutivi.

Dunque una regola fondamentale è quella di tenere sempre traccia dell’impiego dei soldi contanti prelevati allo sportello. Occorre naturalmente una documentazione a supporto e non una semplice annotazione in agenda o sull'estratto conto: ad esempio ricevute, fatture, contratti o anche una semplice scrittura privata che attesti la donazione ad un parente o un amico. In quest'ultimo caso, tuttavia, per evitare che il documento venga redatto solo in occasione dell'accertamento fiscale, occorre attribuirgli una "data certa" (con ricorso a notaio, PEC, raccomandata a te stesso, ecc.).

Versamento di contanti alla banca o alle poste

Quanto detto per il prelievo vale anche per il versamento di contanti sul proprio conto corrente. Dunque puoi versare liberamente contanti sul tuo conto corrente, anche per importi che superano la soglia dei 3.000 euro.

Ciò detto potrebbe accadere che per effetto di un versamento in contanti più o meno consistente, l'Agenzia delle Entrate ti richieda delle spiegazioni sulla provenienza di quei soldi. In questi casi sarai costretto a fornire una prova non generica ma analitica dell'operazione effettuata. Già perché per l'Agenzia delle Entrate vale la presunzione automatica secondo cui dietro quel versamento di 2, 5 o 10.000 euro potrebbe celarsi un reddito non dichiarato.

Ciò anche nel caso in cui quel versamento fosse il frutto di una regalia da parte dei nonni, dell'apertura del salvadanaio o di una vincita alla slot machine. In tutti questi casi, dunque, l'onere della prova è in capo al contribuente, ossia a colui che ha effettuato il versamento in contanti. Se questi non è in grado di dimostrare la provenienza di quei contanti, scatta automaticamente la tassazione: per l'Agenzia delle Entrate, infatti, l'operazione non può che essere il frutto di una evasione fiscale.

E' chiaro che tale rischio è maggiore quando si versano importi consistenti e soprattutto incompatibili con i redditi dichiarati. Se dichiari 15.000 euro l'anno e fai un versamento sul conto di 20.000 euro (anche in forma dilazionata) è chiaro che la spia del fisco potrebbe accendersi. La stessa cosa potrebbe accadere nel caso in cui percepissi una pensione o uno stipendio con accredito in conto corrente e poi versassi periodicamente delle somme in contanti sul conto corrente.

In tutti questi casi il fisco, anche a distanza di 7 anni, potrebbe porti una semplice domanda: "chi ti ha dati quei soldi?".

Come detto in questi casi sarai tenuto a fornire una prova documentale che attesti la provenienza di quei contanti. Dunque non sarà sufficiente dire al funzionario dell'Agenzia delle Entrate che quei soldi te li ha donati il papà o che li hai vinti al calcio scommesse (tra l'atro a nulla serve la causale riportata sulla distinta di versamento). Per stare agli esempi fatti, dovrai necessariamente fornire una scrittura privata con data certa che attesti la donazione da parte di tuo padre o fornire le ricevute relative alle vincite conseguite.

Capisci che in alcune circostanze potrebbe non essere così agevole fornire delle prove, per cui il consiglio che ti diamo è di limitarti a versare cifre modeste e in linea con i redditi dichiarati. Se non vuoi correre rischi, non ti resta che conservare i contanti sotto la mattonella o in una cassetta di sicurezza.

Concludiamo ricordandoti che per la normativa sull'antiriciclaggio anche il funzionario di banca potrebbe chiederti spiegazioni (attraverso la compilazione di uno specifico modulo di dichiarazione) nel momento in cui effettui un versamento in contanti di una certa consistenza.

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