Fatturazione 28 giorni: come chiedere il rimborso

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Abbiamo già trattato il tema della fatturazione a 28 giorni qualche tempo fa, per la precisione quando pubblicammo un articolo sulla comunicazione che Sky aveva inviato ai propri clienti per informarli proprio sulla modifica operata in merito alla frequenza di emissione delle fatture Sky: non più ogni mese, ma ogni 4 settimane (leggi Fatture Sky a 28 giorni: più tempo per disdire e anche via email”). In questo modo le fatture sarebbero passate nel corso di un anno da 12 a 13, garantendo all'azienda maggiori entrate. Naturalmente Sky non fu la sola a percorrere questa strada, anzi mesi prima si erano orientate in tal senso tutte le maggiori compagnie telefoniche come TIM, Vodafone, Wind Tre e Fastweb. Prima di fornirti le dritte necessarie per tutelare al meglio i tuoi diritti di consumatore, riteniamo sia cose utile fare un po’ di chiarezza e ripercorrere quanto è successo negli ultimi mesi.

Fatturazione 28 giorni: pratica illegittima

Come detto le principali compagnie telefoniche hanno fatto cartello stabilendo che il periodo di fatturazione per la telefonia fissa e mobile passasse da mensile a 4 settimane. A queste si è poi aggiunta anche la nota pay tv. Un piccolo escamotage per fatturare un mese in più e in questo modo incrementare il fatturato a danno dei cittadini.

In tutti i casi si trattava chiaramente di una modifica unilaterale delle condizioni generali di contratto e il cliente aveva tutto il diritto di decidere se accettarla o meno. In particolare se non avesse accettato la proposta dell'azienda, avrebbe potuto comunicare entro 30 giorni il proprio recesso dal contratto senza per questo vedersi applicare costi e penali.

Ma questa possibilità non è stata di per sé sufficiente ad impedire che si scatenasse una vera e propria offensiva da parte delle Associazioni dei Consumatori, che senza mezzi termini avevano equiparato questa iniziativa delle compagnie telefoniche e delle pay tv ad una vera e propria estorsione ai danni dei cittadini. In poco tempo il clima si è fatto talmente infuocato da spingere l’Agcom (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni) ad intervenire. Così con la Delibera n. 121/17/Cons del 15.03.2017, l'Autorità stabilì che l'unità temporale per la cadenza di rinnovo e fatturazione dei contratti di rete fissa dovesse essere il mese e non più i 28 giorni. Ciò in quanto l'indicazione di un termine diverso, come le quattro settimane appunto, avrebbe pregiudicato le condizioni di trasparenza e corretta informazione in favore degli utenti.

Con la stessa delibera, inoltre, l'Agcom stabilì che, per quanto riguarda la telefonia mobile (dove il 76% del traffico è prepagato), la cadenza non potesse essere inferiore ai 28 giorni. Nel caso di offerte convergenti, ossia che prevedano telefonia mobile e fissa, prevale la cadenza prevista per quest’ultima, ovvero su base mensile.

L’Agcom fissò anche un periodo temporale di novanta giorni per consentire agli operatori di adeguarsi alle nuove regole. Asstel, ossia l'Associazione di categoria che rappresenta le imprese della tecnologia dell'informazione esercenti servizi di telecomunicazione fissa e mobile, intervenne prontamente a difesa dei propri associati. In particolare la tesi era quella secondo la questione della fatturazione a 28 giorni atteneva esclusivamente ai rapporti tra operatori e clienti e l'Agcom non aveva alcun potere per intervenire e disciplinare nel merito.

Sta di fatto che i 90 giorni concessi dall'Agcom per adeguarsi alle nuove regole (fatturazione mensile e non più a 28 giorni) passarono senza che gli operatori telefonici muovessero un dito. Come conseguenza l'Agcom comunicò l'avvio di procedimenti sanzionatori nei loro confronti per il mancato rispetto delle disposizioni previste in delibera. Tuttavia neppure la minaccia e la conseguente applicazione di sanzioni (1,16 milioni di euro a testa Tim, Vodafone, Wind Tre e Fastweb) sortì effetto alcuno. Col passare dei giorni si face sempre più chiaro che la questione della fatturazione a 28 giorni potesse essere risolta soltanto con un provvedimento legislativo da parte del Parlamento.

Fatturazione 28 giorni: stop del Parlamento

Fu così che via via parlamentari, europarlamentari e perfino il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, uscirono allo scoperto sostenendo senza mezzi termini che la pratica della fatturazione a 28 giorni anziché mensile era da considerarsi inaccettabile. Così grazie ad un emendamento al Decreto Legge fiscale 148/2017, coordinato con la Legge di conversione 4 dicembre 2017, n. 172, viene definitivamente bloccata la fatturazione a 28 giorni per le per imprese telefoniche, reti televisive e servizi di comunicazioni elettroniche, ristabilendo le scadenze mensili o per multipli di mese.

Finalmente il divieto della fatturazione a 28 giorni è legge. In particolare l'emendamento ha previsto un termine entro il quale compagnie telefoniche e Pay Tv sono tenute ad adeguarsi alle nuove disposizioni: 120 giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione del decreto fiscale. Questo significa che tutte dovranno riportare le bollette a 30 giorni al massimo entro il mese di Aprile 2018.

A dire la verità c'è una compagnia - TIM per la precisione - che si è adeguata alla fatturazione mensile già dal 1° Gennaio 2018, ma di fatto aggirando le disposizione del decreto. Già perché nella missiva inviata ai propri clienti business, la TIM se da un lato comunica che le bollette emesse nel corso dell'anno saranno di nuovo 12 e non più 13, dall'altro avvisa che "per effetto della divisione della spesa annuale per 12 anziché per 13, l'importo di ciascun canone risulterà maggiorato dell'8,6%". Un incremento che coincide esattamente con quello che la stessa compagnia avrebbe incassato attraverso la fatturazione a 28 giorni. Come dire, fatta la legge trovato l’inganno. Anche in questo caso il cliente è libero di accettare o meno le nuove condizioni. In particolare qualora non fosse d'accordo con questo aumento del canone, avrebbe la possibilità - ai sensi dell'art. 70, comma 4 del Codice delle Comunicazioni Elettroniche - di recedere dal contratto oppure passare ad altro operatore, senza costi, dandone comunicazione scritta entro e non oltre il 20 Gennaio 2018 alla compagnia telefonica.

A questo punto il timore che anche le altre compagnie possano seguire lo stesso esempio è più che concreto.

Fatturazione 28 giorni: diritto al rimborso

Ma nel frattempo come ci si difende da questi autentici soprusi? E' d'obbligo precisare che la Legge 172/2017 ha stabilito (art. 19-quinquiesdecies) che nel caso in cui gli operatori non si adeguino nei tempi stabiliti alle disposizioni previste dal Parlamento, l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni deve ordinare loro la cessazione della condotta e il rimborso delle eventuali somme indebitamente percepite o comunque ingiustificatamente addebitate agli utenti, indicando il termine entro cui adempiere, in ogni caso non inferiore a trenta giorni. In particolare in favore di ciascun utente interessato dalla illegittima fatturazione si applica un indennizzo forfetario pari ad euro 50, maggiorato di 1 euro per ogni giorno successivo alla scadenza del termine assegnato dall'Agcom. Raddoppiano anche le sanzioni dell'AGCOM: da un minimo di 240.000 euro a un massimo di 5 milioni.

E per il pregresso? Le Associazioni dei Consumatori non si accontentano del ritorno alla fatturazione mensile e degli indennizzi previsti per le violazioni successive all’entrata in vigore della Legge 172/2017, ma chiedono a gran voce anche il rimborso di quegli importi percepiti dagli operatori elettronici dal momento in cui l'Agcom aveva dichiarato che la fatturazione a 28 giorni era da considerarsi illegittima (23 Giugno 2017).

Dunque come agire? Diciamo che le strade sono due: partecipare ad una delle tante iniziative collettive promosse dalle associazioni dei consumatori, come ad esempio Altroconsumo e Unione Nazionale Consumatori, oppure inviare personalmente un ricorso scritto alla propria compagnia chiedendo la restituzione dell'eccedenza pagata.

Per facilitarti le cose Moduli.it ti mette a disposizione il modulo richiesta di rimborso per bolletta 28 giorni, un fac simile da compilare e inviare tramite raccomandata con avviso di ricevimento.

Questi i recapiti da utilizzare a seconda dei casi:

- TIM: S.p.a Casella Postale 111, 00054 Fiumicino (RM);
- FastWeb S.p.A. Servizio Assistenza Clienti Casella Postale 126 20092 Cinisello Balsamo (Milano);
- Wind Telecomunicazioni S.p.a, Casella Postale 14155 Ufficio Postale Milano 65 – 20152 Milano MI;
- Vodafone Omnitel B.V., Ufficio Reclami, Casella Postale 190, 10015, Ivrea (TO);
- Wind Tre S.p.A. Ufficio Reclami Casella postale 133, 00173, Roma Cinecittà;
- Sky: Casella Postale 13057 - 20141 MILANO.

Se non dovessi ottenere riscontro alcuno dalla compagnia, allora ti suggeriamo di rivolgerti al Corecom, dando avvio alla procedura di conciliazione. Si tratta di una soluzione rapida, semplice e soprattutto gratuita per risolvere controversie tra utenti e gestori/operatori dei servizi di telecomunicazioni (telefonia, internet, pay-tv, etc.). Tieni presente, inoltre, che il verbale di conciliazione ha valore immediatamente esecutivo.

Come fare? Basta compilare il Formulario UG e trasmetterlo al CoReCom territorialmente competente. Tutti i recapiti e le modalità da seguire per portare correttamente a termine la procedura, sono riportati nell'articolo "CoReCom: cos’è e quando è possibile farvi ricorso".

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51290 - Redazione
11/01/2018
Nicola, .... ma spesso ci si indovina".

51278 - Nicola B.
10/01/2018
Come tutte le cose che avvengono in Italia, tutto si concluderà a tarallucci e vino. Fate una riflessione: "Perché nessun esponente politico, approfittando di questa tornata di elezioni prossima, non ne fa una propria battaglia su tutti i media? Probabilmente lo tacerebbero a suon di........." . E' una mia libera interpretazione. Ricordatevi della massima famosa del fu ANDREOTTI: "A pensar male si fa peccato.....