Gli ETF ovvero "Exchange Traded Funds" (letteralmente "fondi indicizzati quotati") rappresentano un nuovo rivoluzionario strumento di investimento. Possono essere in qualche modo assimilati ai più noti Fondi Comuni di Investimento, ma con due sostanziali differenze:
La differenza nella gestione determina poi sostanziali differenze anche nei costi: gli ETF non hanno commissioni di ingresso né di uscita né commissioni di performance, previste, al contrario per molti dei fondi comuni d'investimento.
In definitiva acquistare un ETF sull'indice S&P/MIB, significa acquisire un portafoglio costituito dai 40 titoli più importanti della borsa italiana, che compongono appunto l'indice di riferimento. Il tutto con costi più bassi, senza impiegare forti capitali e con la possibilità di venderle in ogni momento della seduta di borsa.
In definitiva meglio l'ETF o il Fondo Comune? Diremmo senz'altro l'ETF... a meno che il gestore del Fondo non sia così bravo da battere il Benchmark di riferimento e dunque fare meglio dell'ETF (che ricordiamo lo replica fedelmente). Ma i dati sembrano fugare ogni dubbio a riguardo, infatti appena un fondo su dieci riesce a battere il Benchmark e mai con regolarità!