Mobbing: 7 prove per ottenere il risarcimento

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Si sente spesso parlare di mobbing sul posto di lavoro, una condizione lavorativa negativa e dannosa denunciata in Italia da più di un milione di persone. Non in tutti i casi è previsto un risarcimento ai danni subiti, occorre dimostrare concretamente la natura del danno, che deve rispettare sette precisi parametri.

Mobbing lavorativo: le caratteristiche

È possibile parlare di mobbing nel momento in cui si verificano dei comportamenti o delle azioni che sfociano apertamente in una vera e propria violenza fisica o psicologica operata da parte di colleghi e superiori o direttamente dal datore di lavoro nei confronti di una “vittima”.

Tali azioni quali vessazioni, demansionamento lavorativo, isolamento, umiliazioni, aggressioni fisiche e verbali, anche se non costituiscono un reato vero e proprio possono però produrre danni a livello fisico o esistenziale nella vittima, peggiorandone quindi lo stato di salute. Per saperne di più leggi l’articolo dedicato al tema: “Come denunciare situazioni di mobbing”.

In molti casi le situazioni di mobbing sul lavoro sono state denunciate, ma non in tutti i casi è stato possibile ottenere un risarcimento. Nel 2015 sono state due le sentenze emanate dalla Corte di Cassazione al fine di regolamentare il Mobbing in quanto reato.

Le sentenze

Nella recentissima sentenza della Corte Suprema del 3 luglio 2015 n 13693 viene stabilito che il lavoratore dipendente, che lamenta di avere subito un danno alla propria salute a causa di mobbing lavorativo, deve innanzitutto provare l’esistenza del danno attraverso certificati e referti medici, prima di provare la nocività del proprio ambiente lavorativo e la relazione tra le due cose.

Solo dopo aver accertato ciò, il datore di lavoro ha l'onere di dimostrare di aver utilizzato tutte le cautele necessarie al fine di scongiurare il disagio del lavoratore e che la malattia di quest’ultimo non è riconducibile all'inadempimento dei suoi obblighi.

La stessa Corte di Cassazione si è espressa al fine di regolamentare il mobbing con la sentenza 10037/2015, che individua sette parametri essenziali che devono sussistere obbligatoriamente nel caso in cui si volesse denunciare una situazione di mobbing.

Questi parametri sono: luogo di lavoro, durata del mobbing, frequenza delle attività vessatorie, tipo di comportamenti, dislivello tra gli antagonisti, le fasi successive e l’intento persecutorio.

Ciò significa che per sperare di ottenere un risarcimento occorre dimostrare che:
1. Le vessazioni sono avvenute sul luogo di lavoro;
2. Tali azioni lesive si sono perpetuate per un certo periodo di tempo;
3. La natura di azioni e comportamenti è stata offensiva;
4. Tra i comportamenti denunciati ci siano attacchi alla possibilità di comunicare, isolamento sistematico cambiamento della posizione lavorativa, attacchi alla reputazione, violenze e minacce;
5. Ci sia un effettivo dislivello tra i due antagonisti, ovvero che la vittima occupi una posizione di inferiorità rispetto alla persona accusata di mobbing;
6. Andamento per fasi successive, ovvero devono essere accaduti alcuni eventi quali conflitto mirato, inizio del mobbing, sintomi psicosomatici, abusi, aggravamento dello stato di salute; esclusione dal mondo del lavoro;
7. Presenza di un disegno persecutorio premeditato dal datore di lavoro o superiore accusato di mobbing.

In mancanza di uno di questi sette parametri alla denuncia non seguirà il risarcimento dei danni.

Risulta chiaro, quindi, come prima di procedere per vie legali sia indispensabile la raccolta di prove tramite persone disposte a testimoniare in vostra difesa, registrazioni e referti medici che attestino un reale malessere fisico o esistenziale.

Denunciare il datore di lavoro per mobbing

Nel frattempo l'alternativa potrebbe essere comunicare il vostro malessere al datore di lavoro attraverso una lettera di diffida per mobbing (questo il fac simile) avvisandolo che i danni potrebbero essere rivendicati in sede giudiziaria.

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47570 - Redazione
28/11/2016
Francesco, non conosciamo tutte le dinamiche che si sono succedute nel tempo e hanno generato questa situazione. Francamente non crediamo ci siano gli elementi necessari per configurare un caso di mobbing. Qualsiasi lavoratore ha diritto a non condividere gli intendimenti resigli palesi dal datore di lavoro, ma la cotestazione deve essere precisa. In altri termini, quale dipendente, non può rifiutarsi a priori di condividere con i suoi colleghi esperienze, competenze e know how acquisiti nel corso degli anni.

47549 - Francesco
26/11/2016
Avevo già 60 anni quando dopo oltre 10 anni di lavoro presso una ditta, nel 2013, sono stato licenziato mentre nel mese di Agosto ero assente per ferie; ho intrapreso causa/vertenza e il giudice ha condannato il titolare a risarcirmi per la motivazione palesemente fasulla. Nel 2014 trovo altro lavoro della stessa tipologia del primo; i nuovi titolari già mi conoscevano perché vicini alla ditta di prima ... il guaio che mi è accaduto in questa nuova situazione lavorativa, riguarda le mansioni che purtroppo mi son trovato a dover coprire. Ora faccio il tornitore (ma lo facevo anche nella vecchia situazione), ma inizialmente si era parlato di una collaborazione reciproca per realizzare un "aggeggio" sofisticato (come già facevo nella vecchia situazione). In realtà poi mi son trovato ad essere un semplice dipendente, nonostante io avessi contribuito ad un corposo salto di qualità della ditta; ora (da quasi un mese) mi trovo a dover difendere coi denti il posto di lavoro perché la ditta mi ha affiancato un giovane (35 anni) a cui trasferire il mio know how... il tutto succede con una disinvoltura davvero sconcertante... ieri ho inviato una e-mail alla ditta lamentando il fatto che si sta spargendo al vento il sapere che altri tratterrebbero con estrema gelosia/riservatezza. Io ci vedo un tentativo di usare il nuovo collega come fosse un "piede di porco" per scardinare il forziere che io rappresento per loro... e finire di depredarmi di ogni residuo di conoscenze che inevitabilmente mi sono trattenuto... per sicurezza. In questi giorni addirittura si sono quasi capovolte le competenze... il neo assunto (viene pagato con vocher ?) ora si permette di dirmi lui come eseguire la lavorazione e non posso più dirgli come invece va fatta.. il tutto davanti al titolare che palesemente lo avalla e mi invita a fornire ulteriori informazioni... che devo o posso fare? f.sco

47450 - Elena
22/11/2016
Salve, da qualche mese non lavoro più nel posto di prima. Per mesi ho subito, insieme ai miei colleghi, urla, minacce, facevo il doppio delle ore previste da contratto, oltre alla mia mansione di autista, il "capo" mi faceva fare altri lavori (compreso pulizie dell'ufficio), mi venivano tolti soldi dallo stipendio o messi giorni di ferie (mai fatti) e alle mie richieste di spiegazioni, minacce e ricatti come risposta.. finché non sono arrivata sull'orlo dell'esaurimento nervoso e dopo una discussione e ennesime urla, sono finita in pronto soccorso con una crisi di panico. Il medico dell'ospedale mi ha concesso un riposo e nel frattempo il signore per cui lavoravo, ha ben pensato di mandarmi lettera di licenziamento. Dopo qualche tempo, su consiglio di amici carabinieri e avvocati, ho sporto querela. Ho prove (registrazioni) e vari testimonianze, più diversi referti medici, anche psicologici, che dichiarano il mio stato d'animo causato dall'ambiente lavorativo. Come andrà a finire?

44525 - Francesco Calisi
05/03/2016
L'azienda dove lavoro sa che ho del materiale compromettente relativo al mobbing; ho subito intimidazioni e minacce anche verso i miei cari, sono solo, ho paura!...ho pensato di creare una reazione eclatante da poter finire in tv e sollevare il problema a livello nazionale, ma ciò comporterebbe qualche decina di anni di galera! ma a nessuno frega niente!...mi comprano gli avvocati!...questo messaggio verrà condiviso con altre persone qualora dovesse accadere il peggio!...

42843 - Davide
29/11/2015
Salve, sono uno stagista e ho cominciato da relativamente poco la mia "carriera" lavorativa in un supermercato (2 mesi e mezzo). La mia responsabile praticamente dalla seconda settimana non fa altro che criticare (pesantemente) il mio lavoro, definendolo testualmente "merda", con tanto di linguaggio colorito arrotondato all'ennesima potenza (bestemmie comprese), perchè secondo lei non faccio nulla. Questo avviene ripetutamente, se non ogni settimana, quasi. Oltre a ciò, testimonia il falso nei miei riguardi e quando provo a rispondere vengo completamente soppresso verbalmente (non mi lascia parlare e qualsiasi cosa dica ((QUALSIASI)) viene totalmente spenta da accuse e argomentazioni che fanno fatica a stare insieme in quanto totalmente slegate). Io non so come fare, è una situazione pesante che sta degenerando, e naturalmente le colleghe non aiutano, non mi difendono...

42706 - Redazione
20/11/2015
Stefania, chiaramente non ci sono gli estremi per una denuncia per mobbing. Riteniamo che l'unica soluzione sia parlarne con il suo datore di lavoro o responsabile dell'uficio personale, eventualmente richieda anche la presenza dell'orarista. Magari da oggi in poi cominci ad annotarsi tutte le volte che le sue richieste non vengono accolte, in questo modo avrà un dato oggettivo da mostrare ai suoi "capi".

42701 - Stefania
19/11/2015
Salve Da un paio di anni l'orarista dove lavoro (cioè colui che predispone i turni) mi fa i dispetti, ma ultimamente è diventato insopportabile. praticamente tutti o quasi chiedono cambi e favori e li ottengono, io una volta ogni morte di papa e per esigenze e non me lo accorda mai. Come posso fare? Ci sono gli estremi per una denuncia? A chi rivolgermi? Grazie

41488 - Redazione
23/09/2015
Diego, certamente.

41481 - diego
23/09/2015
Salve vorrei sapere se anche per i soci lavoratori di una cooperativa c'è la possibilita' di fare denuncia per mobbing. Grazie

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