Tributo non dovuto? Ecco come chiedere l'annullamento o la rettifica

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Se si riceve un atto (avviso di accertamento, cartella esattoriale o altro) palesemente illegittimo o errato, è possibile ottenerne l’annullamento o chiederne la correzione senza presentare un vero e proprio ricorso, ma semplicemente ricorrendo all'istituto dell'AUTOTUTELA.

Che cos'è l'autotutela

In pratica attraverso l'autotutela l'ente impositore provvede, d'ufficio o previa iniziativa del contribuente, ad annullare o correggere il proprio atto senza che intervenga la decisione di un giudice.

Competente per l'annullamento/rettifica dell'atto illegittimo è lo stesso ufficio che l'ha emanato. E’ importante comunque tenere presente che l'esercizio dell'autotutela è una facoltà discrezionale per l'amministrazione. Per questo motivo la presentazione di un’istanza non sospende i termini per la presentazione del ricorso al giudice tributario. Si raccomanda, pertanto, di prestare molta attenzione a questo aspetto e a non far trascorrere inutilmente tali termini.

Non è possibile richiedere il riesame di un atto in autotutela, se è intervenuta una sentenza passata in giudicato favorevole all'Ufficio che lo ha emanato.

Atti oggetto di autotutela

Gli atti che possono essere annullati o rettificati in via di autotutela sono:

  • avviso di accertamento o liquidazione del tributo;
  • provvedimento che irroga le sanzioni;
  • ruolo e cartella di pagamento;
  • avviso di mora;
  • iscrizione di ipoteca sugli immobili;
  • fermo di beni mobili registrati;
  • rifiuto espresso o tacito della restituzione di tributi, sanzioni pecuniarie ed interessi o altri accessori non dovuti;
  • il diniego o la revoca di agevolazioni o il rigetto di domande di definizione agevolata di rapporti tributari;
  • ogni altro atto per il quale la legge ne preveda l'autonomia impugnabilità davanti alle commissioni tributarie.

Quando si può ricorrere all'autotutela

Il ricorso all'autotutela è ammesso in tutti i casi d'illegittimità dell'atto o dell'imposizione, come ad esempio nelle ipotesi di un errore di persona o di calcolo, di una doppia imposizione, di pagamenti regolarmente eseguiti ma non contabilizzati, di un errore sul presupposto del tributo, della sussistenza di requisiti per fruire di deduzioni, detrazioni o regimi agevolativi precedentemente negati, ecc.

Istanza di autotutela

Nel caso in cui, per il verificarsi di uno dei casi sopra esposti, si dovesse ritenere l'atto ricevuto non corretto o illegittimo, si può presentare una istanza di annullamento o rettifica in autotutela direttamente all'Ufficio Tributi del proprio comune.

L’istanza in autotutela deve necessariamente indicare:
- l’atto di cui viene chiesto l’annullamento (totale o parziale);
- i motivi per cui si ritiene tale atto illegittimo e quindi annullabile.

La richiesta va corredata della documentazione atta a dimostrare l'illegittimità o la non correttezza dell'atto inviato dall'amministrazione.

Nel caso in cui l'atto che si ritiene palesemente illegittimo o errato è un verbale di infrazione al codice della strada, si può utilizzare questo specifico modello di istanza di annullamento multa in autotutela (leggi "Multe: come proporre il ricorso in autotutela").

Questo, invece, il modello di richiesta di esercizio dell'autotutela da presentare all'Agenzia delle Entrate.

Quando la sottoscrizione della richiesta non avviene davanti al dipendente addetto a riceverla, alla stessa deve essere allegata fotocopia di un documento di riconoscimento del sottoscrittore.

Cosa fa il Comune

L'Ufficio preposto del Comune, verificati i dati contenuti nell'atto, può procedere alla sospensione (questo il fac simile del provvedimento di sospensione in autotutela disposto dalla PA), alla rettifica o all'annullamento (questo il fac simile del provvedimento di annullamento avviso in autotutela disposto dalla PA) in autotutela dello stesso.

Nel momento in cui l'Ufficio procede all'annullamento dell'atto, deve disporre anche lo sgravio degli importi eventualmente iscritti a ruolo oppure, in caso di correzione, deve determinare il minore importo. Se, nel frattempo, il contribuente ha già provveduto al pagamento, l'Amministrazione dovrà disporre il rimborso in favore di quest'ultimo.

Come si è detto è nella facoltà dell'amministrazione accettare o meno il ricorso in autotutela. Tuttavia se non lo accetta il contribuente può fare ricorso - entro 60 giorni dalla notifica dell'atto - alla Commissione Tributaria Provinciale. Nel qual caso se l'Amministrazione dovesse soccombere sarebbe condannata al pagamento di tutte le spese.

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