Antidoping: reperibilità ed esenzione

L’uso nell’ambito di una pratica sportiva professionistica di sostanze vietate e metodi proibiti o il possesso di sostanze vietate determina, alla prima violazione, un periodo di squalifica di due anni e alla seconda violazione una squalifica a vita. Ove un’atleta riesca a dimostrare che l’assunzione di una sostanza vietata non era tesa ad  incrementare la prestazione sportiva, per la prima violazione la pena consiste da un minimo di richiamo con nota di biasimo, senza squalifica da futuri eventi sportivi, a un massimo di un anno di squalifica.

Per altre violazioni come il rifiuto o omissione di sottoporsi al prelievo del campione biologico o il sottrarsi in altro modo al prelievo stesso o qualsiasi tentativo di manomissione di una fase del Controllo Antidoping è prevista la squalifica per due anni in caso di prima violazione e squalifica a vita in caso di seconda violazione.

Anche l’omessa informazione sulla reperibilità dell’atleta e conseguente mancata esecuzione del test comporta una squalifica della durata compresa tra i tre mesi e i due anni. Ai fini del controllo Antidoping a sorpresa, gli atleti o le squadre devono compilare un modulo (whereabouts information) dove, oltre alle informazioni relative ai dati personali, dovranno inserire informazioni più esaurienti possibili sul luogo principale di allenamento, orari e programma giornaliero delle sedute di allenamento, data, nome e luogo delle gare in programma. Il modulo va compilato almeno con cadenza trimestrale e riconsegnato alla segreteria generale della propria Federazione che provvederà a trasmetterlo alla WADA e alla commissione Antidoping del CONI. Il modulo previsto per il singolo atleta e quello previsto per la squadra. L’atleta dovrà informare la segreteria generale della propria Federazione di ogni modifica delle informazioni fornite. Tali modifiche dovranno essere notificate con almeno 5 giorni di anticipo. Qualora l’atleta in un periodo progressivo di 18 mesi, riceva tre avvisi con raccomandata per la mancata comunicazione di informazioni accurate sui luoghi di permanenza o un avviso per una combinazione di mancata comunicazione delle informazioni sui luoghi di permanenza e mancati controlli, per un totale di tre evenienze, l’atleta potrà essere soggetto a violazione delle norme antidoping.

Il codice WADA (World Anti-Doping Agency) autorizza gli atleti e i loro medici a richiedere un’esenzione per fini terapeutici ovvero il permesso di utilizzare ai fini terapeutici sostanze o metodi contenuti nelle lista delle sostanze vietate. L’atleta dovrà inoltrare la domanda almeno 21 giorni prima della partecipazione di una gara. La domanda deve contenere la dichiarazione di un medico debitamente qualificato che attesti la necessità dell’utilizzo della sostanza e che spieghi le ragioni per cui non è possibile utilizzare un altro farmaco permesso per il trattamento della patologia in questione. Devono esser specificati posologia, frequenza, via e durata di somministrazione della sostanza.

Inoltre la domanda deve contenere in copia a) storia clinica medica e risultati specifici relativi alla patologia in essere; b) documentazione comprovante la diagnosi, comprensiva dei risultati diagnostici specifici della patologia in essere . Tale dichiarazione medica deve essere presentata in lingua inglese e scritta in stampatello su questo modulo approvato dalla WADA. Solo per le richieste di esenzione ai fini terapeutici degli atleti nazionali insieme a tale modulistica deve essere allegato: 1) certificato di idoneità all’attività agonistica , come previsto dal D.Lgs 196/2003. 2) informativa e modulo di consenso sottoscritti dall’atleta 3) fotocopia della ricevuta comprovante il versamento dei diritti amministrativi a favore della CONI servizi SPA di 85,00 € con bonifico bancario a BNL c/c 9000 Agenzia CONI 6309 con casuale di pagamento “per diritti amministrativi Commissione esenzione ai fini terapeutici (CEFT)”.

Le richieste di esenzione dovranno essere recapitate o inviate per posta alla Federazione di appartenenza.

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