Come prestare il consenso alle trasfusioni di sangue

trasfusione sangue , emotrasfusione

Può capitare che per curare malattie del sangue o per superare situazioni di pericolo conseguenti a gravi perdite di sangue, ad esempio a seguito di incidenti o in occasione di interventi chirurgici, si rendano necessarie delle trasfusioni di sangue e di emocomponenti, come globuli rossi, piastrine, plasma o derivati del plasma, globuli bianchi. Nonostante vengano eseguiti accurati controlli sui derivati del sangue così come sulla compatibilità fra donatore e ricevente, le terapie trasfusionali non sono purtroppo esenti da rischio.

Quali rischi

Le reazioni possono manifestarsi nel corso della trasfusione o a distanza di minuti od ore dal termine della stessa o possono comparire a distanza anche di giorni, mesi o anni dalla somministrazione del sangue. In particolare si possono verificare reazioni lievi come prurito, arrossamento della pelle, formazione di bolle cutanee, irritazioni delle vene (flebite), ma anche complicazioni più gravi anche se decisamente meno frequenti o rarissime come una insufficienza respiratoria acuta da trasfusione, un sovraccarico di ferro, uno shock anafilattico o una infezione da Epatite B, C o da HIV.

Per questi motivi la legge stabilisce che il ricevente la trasfusione di sangue o di emocomponenti e/o la somministrazione di emoderivati è tenuto ad esprimere per iscritto il proprio consenso o dissenso.

Informativa e acquisizione del consenso

Il processo che porta all’acquisizione del consenso passa attraverso due fasi:
1) quella dell'informazione al paziente;
2) quella dell'acquisizione scritta della decisione del paziente, previa verifica della sua comprensione circa le informazioni fornite.

Ottenere il consenso ad una trasfusione non significa semplicemente far sottoscrivere al paziente un modulo di carta prestampato. Perché il consenso sia giuridicamente valido occorre che il medico abbia fornito chiare informazioni sulle condizioni cliniche del paziente, sulle indicazioni e sulle caratteristiche del trattamento medico proposto, sui rischi ad esso connessi o che potrebbero derivare dalla sua mancata attuazione. In particolare l'informazione fornita al paziente deve essere oggettiva, esaustiva, espressa con linguaggio semplice e facilmente comprensibile e soprattutto personalizzata, ossia adeguata alla situazione psicologica, culturale e linguistica del paziente. Inoltre il medico deve accertarsi che il paziente che ha ricevuto l'informazione, sia effettivamente in grado di intendere e volere.

Una volta fornite le informazioni necessarie, il medico o comunque  chi effettua il trattamento, deve concedere al paziente un tempo sufficiente affinchè quest'ultimo possa elaborarle e assimilarle. Solo successivamente si può procedere all'acquisizione del consenso o dissenso del paziente.

Nell’ambito della medicina trasfusionale l’obbligo di acquisizione del consenso o dissenso da parte del ricevente la trasfusione deve avvenire in forma scritta. Inoltre deve essere unicamente il paziente ad esprimere il consenso, questo significa che ad eccezione dei pazienti minorenni il consenso espresso dai familiari è giuridicamente irrilevante. Di seguito un fac simile di modello per il consenso informato alla trasfusione.

Se il paziente è un minore, il consenso deve essere rilasciato da entrambi i genitori o dall'eventuale tutore. Questo un fac simile di modello per il consenso informato alla trasfusione per minori. In caso di disaccordo tra i genitori, il consenso va richiesto al giudice tutelare. Quando vi è un pericolo imminente di vita, il medico può procedere a trasfusione di sangue anche senza consenso del paziente, ma devono essere indicate nella cartella clinica, in modo particolareggiato, le condizioni che determinano tale stato di necessità.

Nei casi che comportano trattamenti trasfusionali ripetuti, il consenso si presume formulato per tutta la durata della terapia, salvo esplicita revoca da parte del paziente.

Cosa accade in caso di dissenso

Se il paziente manifesta per iscritto il suo consenso, si procede al trattamento proposto. Cosa accade, invece, se il consenso non viene prestato? In tal caso le soluzioni a cui il medico può ricorrere sono diverse:
- può mettere in campo possibili trattamenti alternativi;
- può procedere ad ulteriore approfondito colloquio con il paziente nel caso coinvolgendo, sempre con suo il consenso, parenti o amici;
- può proporre un accertamento psichiatrico al fine di accertare la sua capacità di intendere e volere, nel caso in cui i motivi del dissenso risultino poco chiari;
- può proporre il coinvolgimento di un ministro del culto qualora il rifiuto derivi da credenze religiose (Testimoni di Geova).

In presenza di situazioni particolari che comportino un grave rischio per la vita del paziente o di conseguenze gravi per la sua salute, il medico - dopo aver esperito vanamente ogni possibile tentativo per l'acquisizione del consenso - può procedere comunque al trattamento, ma questo dovrà essere finalizzato alla risoluzione del pericolo immediato.

Se il paziente è incapace d’intendere o volere, il consenso va richiesto al tutore o all’amministratore di sostegno, salvo che ciò non sia esplicitamente escluso dal provvedimento di nomina.

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