Le clausole vessatorie: cosa sono e come difendersi

clausole vessatorie

Quando si sottoscrive un contratto con una società assicurativa, una banca o una compagnia telefonica quasi sempre il contenuto risulta già stato integralmente predisposto dalla controparte, spesso con caratteri minuscoli e con un linguaggio non sempre accessibile ai più. Basta apporre un paio di firme e il gioco è fatto.

Così accade frequentemente di scoprire solo in un momento successivo di essere rimasti vincolati ad obblighi contrattuali iniqui e onerosi. Stiamo parlando appunto delle cosiddette clausole vessatorie, ossia si quelle clausole che, "malgrado la buona fede, determinano a carico del consumatore un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto".

Per garantire una tutela al consumatore, la legge ha imposto che questo tipo clausole devono essere sempre specificatamente approvate per iscritto. Naturalmente fatta la legge trovato l’inganno: così molte aziende e professionisti hanno pensato di cautelarsi chiedendo semplicemente al consumatore di apporre una seconda firma sul contratto, esattamente nella parte in cui si dichiara che le clausole vessatorie sono state oggetto di una specifica trattativa con il consumatore e che sono pertanto da lui conosciute ed accettate. Dunque prestare la massima attenzione prima di apporre la seconda firma, perchè difficilmente potreste riuscire a sottrarvi a certi obblighi contrattuali.

Gli artt. 1496 bis ss. del C.C. (oggi confluiti nel Codice del Consumo art. 33 ss.) hanno disciplinato una lunga lista di clausole che si presumono vessatorie fino a prova contraria, come quelle ad esempio che tendono ad escludere o limitare le azioni o i diritti del consumatore nei confronti del professionista in caso di inadempimento totale o parziale o di adempimento inesatto da parte dello stesso professionista; o quelle che consentono al professionista di trattenere una somma di denaro versata dal consumatore se quest'ultimo non conclude il contratto o ne recede, senza prevedere il diritto del consumatore di esigere dal professionista il doppio della somma corrisposta se è quest'ultimo a non concludere il contratto oppure a recedere; o quelle che impongono al consumatore, in caso di inadempimento o di ritardo nell'adempimento, il pagamento di una somma di denaro a titolo di risarcimento; o quelle che consentono al professionista di recedere da contratti a tempo indeterminato senza un ragionevole preavviso, tranne nel caso di giusta causa. E così via.

C'è da dire che l'elenco fornito dall'art. 33 del Codice del Consumo è comunque indicativo, visto che nella pratica, tali clausole possono essere formulate in vari modi ed il loro contenuto può variare a secondo del tipo di contratto.

Tali clausole, dunque, sono da considerarsi "inefficaci", fino a prova contraria. L’onere di dimostrare che non si tratta di clausole vessatorie spetta sempre al professionista, sul quale incombe la prova che la clausola è stata oggetto di una specifica trattativa tra le parti. A stabilirlo sarà il giudice.

Dunque è come se queste clausole non ci fossero nel contratto, che per il resto rimane valido. Ciò anche se il consumatore le conosceva e le aveva sottoscritte. Se, dunque, nel contratto che avete sottoscritto sono presenti clausole vessatorie, cercate di tutelarvi inviando alla controparte questa comunicazione.

Una tutela ancora più forte è contemplata dall'art. 37 del Codice del Consumo, il quale prevede la possibilità per le associazioni rappresentative dei consumatori di ricorrere al giudice per far cancellare dai contratti prestampati le clausole vessatorie. La stessa facoltà è riservata alle Associazioni rappresentative dei professionisti e alle Camere di Commercio. Questo il fac-simile che i consumatori possono utilizzare per chiedere a dette associazioni di convenire in giudizio il professionista o l’azienda e  richiedere al giudice competente l’inibizione all’uso delle clausole di cui sia accertata l'abusività.

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