Voucher lavoro: cosa sono e come funzionano

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I "voucher lavoro" (o "buoni lavoro") rappresentano un sistema di pagamento delle prestazioni di lavoro occasionale accessorio, intendendo per queste ultime le attività lavorative di natura meramente occasionale che non generano da parte del prestatore un reddito netto superiore a 7.000 € netti (9.333 euro lordi) nel corso di un anno solare, con riferimento alla totalità dei committenti.

Tale limite in precedenza era fissato in 5.050 € netti annui ed è stato successivamente innalzato con il Jobs Act (leggi "Lavoro accessorio, per i voucher il limite sale a 7mila euro").

Tuttavia se il lavoro accessorio è svolto per conto di un imprenditore commerciale (cioè un soggetto, persona fisica o giuridica, che opera sul mercato per la produzione, commercializzazione o gestione di beni e servizi) o un libero professionista, il guadagno massimo si riduce a 2.000,00 € netti (2.693,00 euro lordi), fermo restando il limite complessivo di 7.000 € netti. Per fare un esempio un lavoratore che presta un servizio di pulizia nei confronti di uno studio commerciale, può percepire dallo stesso un compenso netto, sotto forma di voucher, non superiore a 2.000 euro nel corso di tutto l'anno; se lo stesso soggetto presta il proprio servizio in favore di altri studi commerciali, la somma dei compensi riscossi da ognuno dei suoi committenti, non può comunque superare la soglia di 7.000 euro netti su base annua.

Se il datore di lavoro impiega e retribuisce attraverso il lavoro accessorio un lavoratore per una cifra superiore ai massimali previsti, scatta la trasformazione del rapporto tra le parti in un rapporto di natura subordinata a tempo indeterminato, con applicazione delle relative sanzioni civili e amministrative. A questo proposito il committente può tutelarsi chiedendo al prestatore di redigere la specifica dichiarazione sostitutiva attestante il non superamento del limite importo dalla legge.

Voucher lavoro: in quali settori è utilizzabile

E’ possibile utilizzare i buoni lavoro in tutti i settori di attività e per tutte le categorie di prestatori. Stando ai dati ufficiali i settori nei quali l'uso del voucher risulta più significativo nel 2015 sono stati: il commercio (14,9%), il turismo (14,4%) e i servizi (11,4%). I voucher lavoro sono particolarmente utilizzati anche nel settore dell’edilizia, del lavoro domestico, del giardinaggio e pulizia e dell’agricoltura. In quest’ultimo settore, in particolare, il lavoro accessorio è ammesso per le:

- aziende con volume d’affari superiore a 7.000 euro esclusivamente tramite l’utilizzo di specifiche figure di prestatori (pensionati e giovani con meno di 25 anni di età, se regolarmente iscritti ad un ciclo di studi presso un istituto scolastico di qualsiasi ordine e grado, compatibilmente con gli impegni scolastici, ovvero in qualunque periodo dell’anno se regolarmente iscritti ad un ciclo di studi presso l’università) e soggetti percettori di misure di sostegno al reddito, per lo svolgimento di attività agricole di carattere stagionale;
- aziende con volume d’affari inferiore a 7.000 euro che possono utilizzare qualsiasi soggetto in qualunque tipologia di lavoro agricolo, anche se non stagionale purché non sia stato iscritto l’anno precedente negli elenchi anagrafici dei lavoratori agricoli.

Per maggiori informazioni, si rinvia alla lettura dell'articolo "Voucher in agricoltura, quando si possono utilizzare".

Chiaramente i voucher lavoro non possono esssere utilizzati per remunerare un'attività lavorativa svolta presso un datore di lavoro con il quale è già in  corso un rapporto di natura subordinata.

Voucher lavoro: vantaggi e svantaggi

Lo strumento del voucher, che come si è detto rappresenta la modalità di pagamento delle prestazioni di lavoro occasionale, offre indubbi vantaggi sia al lavoratore che al datore di lavoro. Il lavoratore, infatti, può godere di una copertura previdenziale (come vedremo in seguito una quota parte del buono incassato viene versato all'Inps) ed assistenziale contro eventuali infortuni sui luoghi di lavoro Inail). Inoltre i compensi maturati tramite i voucher lavoro non vanno riportati in dichiarazione dei redditi e non compromettono il diritto all'indennità di disoccupazione.

Dal canto suo il datore di lavoro ha la possibilità di mettere in regola i propri collaboratori e nel contempo di godere di prestazioni di carattere occasionale senza alcun vincolo contrattuale. Questo è uno dei fattori che ha determinato una crescita costante negli anni dei voucher acquistati dai committenti. Basti pensare che negli ultimi tre anni, secondo i dati diffusi dall'Inps, dai 40.816.297 voucher venduti nel 2013 si è passati ai 114.925.180 nel 2015, con un tasso annuo di crescita del 69,5% nel 2014 e del 66,1% nel 2015. Tuttavia, nel 2015, a fronte di 114.925.180 voucher venduti, quelli riscossi sono stati 88.140.789. Questo perché una parte dei voucher non viene utilizzata e viene restituita per il rimborso.

Il numero delle persone che sono state retribuite con almeno un voucher durante l’anno è in costante crescita: si è passati dai 24.437 individui del 2008 a 1.392.906 del 2015. Insomma in questi anni si è assistito ad un vero e proprio boom dei voucher lavoro.

Ma dall'analisi dei dati emergono anche elementi in chiaroscuro che devono senz'altro far riflettere. La finalità dei voucher lavoro era in origine quella di far emergere aree di lavoro sommerso e al contempo favorire l’inclusione sociale e lavorativa di soggetti particolarmente svantaggiati. Con la progressiva liberalizzazione negli anni, i voucher hanno provocato una certa precarizzazione del lavoro. Basta pensare che il gruppo più numeroso di prestatori di lavoro accessorio è rappresentato da precari: il 23% è disoccupato (età media elevata), il 18% percepisce ammortizzatori sociali, il 14% inoccupati, l'8% è rappresentato da pensionati.

Dai dati, inoltre, emerge che nel 2015 il 7,9 % dei lavoratori retribuiti con voucher avevano avuto nei tre mesi precedenti la prestazione un rapporto di lavoro con lo stesso datore; la percentuale sale al 10,0 % se si prende a riferimento un periodo di sei mesi.

Adempimenti voucher lavoro

Il Decreto n.81/2015 ha introdotto diverse modifiche inerenti le modalità di acquisto e di fruizione dei voucher lavoro 2016, soprattutto per quanto riguarda imprenditori e i liberi professionisti, che possono acquistare i buoni solo mediante le procedure telematiche attualmente disponibili. È possibile comprare i voucher lavoro Inps presso le banche abilitate, tramite il servizio di home banking di Intesa San Paolo, presso le tabaccherie che aderiscono a INPS FIT e tramite la procedura telematica INPS. Leggi anche “Voucher: cambiano modalità di acquisto e attivazione”.

Sebbene il committente non debba informare i Servizi per l'Impiego, né consegnare la busta paga al lavoratore o registrarlo sul Libro Unico del Lavoro, tuttavia detiene l’obbligo di dichiarare l’inizio della prestazione lavorativa remunerata con i voucher lavoro, mediante una comunicazione preventiva, nella quale specificare:
- la data di inizio attività;
- i dati anagrafici e il codice fiscale del committente e del prestatore;
- il luogo dove si svolge l'attività lavorativa;
- la durata di quest’ultima.

Ai fini di una maggiore tracciabilità del lavoro accessorio, sono stati definiti i termini entro i quali il committente deve annunciare all’Ispettorato del Lavoro l’imminente avvio della prestazione lavorativa. Nello specifico, la comunicazione preventiva può essere inoltrata tramite posta elettronica o SMS (il servizio al momento non è attivo, ma lo sarà a breve) almeno 60 minuti prima dell'inizio dell’attività retribuita con i voucher lavoro. Ancora una volta fa eccezione l’ambito agricolo, nel quale l’inizio della prestazione lavorativa può essere comunicata fino a 3 giorni prima. I soggetti inadempienti dovranno corrispondere una sanzione che varia da 400 a 2400 euro. Leggi anche “Lavoro accessorio: maggiore tracciabilità”.

Voucher lavoro: come funzionano

Il pagamento delle prestazioni di lavoro accessorio avviene attraverso i “voucher lavoro” (o “buoni lavoro”) prepagati del valore nominale di 10,00 €, 20,00 € o 50,00 €.

Il valore del voucher da 10 € nominali corrisponde al compenso minimo di un’ora di prestazione, salvo che per il settore agricolo.

Acquistati dal datore di lavoro e versati al lavoratore al compimento della prestazione lavorativa, possono essere riscossi presso un qualunque ufficio postale esibendo un valido documento di riconoscimento.

Non appena ricevuta la comunicazione da parte delle poste dell’avvenuto pagamento, l'Inps provvede all'accredito dei contributi presso la Gestione separata e al versamento all’Inail della quota assicurativa.

Il valore nominale di un buono è comprensivo:
- della contribuzione previdenziale a favore della Gestione separata INPS, pari al 13%;
- della contribuzione a favore dell’INAIL, pari al 7%, ai fini dell’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro;
- del compenso spettante al concessionario (l’INPS) per la gestione del servizio, pari al 5%.

Questo significa che il valore netto del voucher da 10 euro nominali, ossia il netto che il lavoratore si mette in tasca è quindi pari a 7,50 euro. Il valore netto del buono da 50 euro, sempre in favore del lavoratore, è pari a 37,50 euro mentre quello del buono da 20 euro è pari a 15 euro.

Il valore netto del voucher è esente da ogni imposizione fiscale e non incide sullo stato di disoccupazione dell'interessato. E' bene precisare, tuttavia, che con il ricorso ai voucher non si matura il Tfr (trattamento di fine rapporto), non si maturano ferie, non si ha diritto alle indennità di malattia, di maternità, agli assegni familiari, ecc.

Se le prestazioni sono svolte per imprese familiari il valore nominale del voucher è comprensivo della contribuzione (pari al 33%) a favore del Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti, di quella in favore dell’INAIL (4%) e di una quota al concessionario (INPS) pari al 5%, per la gestione del servizio. Ciò significa che il valore netto del voucher da 10 euro nominali, cioè il corrispettivo netto della prestazione, in favore del prestatore, è in tal caso pari a 5,80 euro.

Nel caso in cui il datore di lavoro abbia acquistato un numero di buoni in eccesso rispetto alle proprie esigenze, può chiederne il rimborso rivolgendosi direttamente all’Inps. A tal fine l’Inps ha predisposto il “modello SC52”.

Voucher lavoro: come acquistarli

Le modalità di acquisto dei buoni variano in funzione della tipologia di committente. Se questi è un imprenditore o professionista la modalità esclusiva di acquisto è quella telematica presso il sito INPS. Anche le mamme che intendono erogare i voucher baby sitter o asilo nido, devono effettuare la procedura online sul sito dell’Inps, utilizzando le specifiche credenziali di accesso descritte nell’articolo “Come richiedere ed utilizzare il Pin Inps” .

Invece i datori di lavoro non imprenditori o professionisti possono acquistare i buoni anche presso presso le banche abilitate, l’home banking di Intesa San Paolo e le rivendite autorizzate Inps Fit. Leggi anche: “Voucher asilo nido anche per le lavoratrici autonome”.

Vocher lavoro: scadenza

La circolare n.4/13 del Ministero del Lavoro ha precisato che i voucher lavoro sono utilizzabili nell'arco di 24 mesi dal loro acquisto. Oltre questo termine non sono più validi e la prestazione lavorativa viene considerata in nero, con tutte le conseguenze del caso.

I prestatori che ricevono i voucher cartacei possono riscuoterli dalle 24 alle 48 ore successive alla conclusione dell'attività lavorativa.

Voucher lavoro: acquisto buoni telematici

Per ottenere il carnet di buoni elettronici è necessario che datore di lavoro e lavoratore procedano alla registrazione presso l’Inps tramite il sito web o il contact center 803164.

Con la registrazione, il datore di lavoro fa richiesta dei buoni, indicando i dati anagrafici ed il codice fiscale del prestatore, la data di inizio e di fine dell’attività ed il suo luogo di svolgimento. Successivamente deve versare l’importo relativo al costo dei voucher richiesti.

La riscossione dei voucher 'telematici' può avvenire tramite l'INPS Card (ricevute dal prestatore, se attivate) o tramite bonifico domiciliato, riscuotibile presso gli uffici postali.

Nel caso il committente sia una persona giuridica (o il committente persona fisica intenda avvalersi di un delegato), per utilizzare la procedura telematica, è necessario richiedere alla sede INPS della propria provincia (tramite “modello SC53”), l’abbinamento tra il c.f./p.iva dell’azienda ed il codice fiscale di un delegato persona fisica (munito di Pin), che opererà per conto dell’azienda o ente committente.

Inoltre è possibile acquistare i voucher utilizzando il modello “F24 Versamenti con elementi identificativi” con la causale LACC (Lavoro Accessorio). È necessario compilare la Sezione Contribuente con il codice fiscale e i dati anagrafici (se si tratta di persona fisica) o la ragione sociale (se si tratta di persona giuridica) del soggetto che produce il versamento. In più nella Sezione "Erario ed Altro" si deve inserire la lettera I nel campo “Tipo”, lasciando vuoto il campo degli elementi identificativi e terminare inserendo l’anno di riferimento per esteso (es: 2016).

L’acquisto dei buoni lavoro telematici è possibile anche mediante la compilazione del modello F24 Enti Pubblici o tramite versamento sul conto corrente postale 89778229 intestato ad INPS DG LAVORO ACCESSORIO.

Come abbiamo accennato nel paragrafo precedente, l'acquisto online dei voucher lavoro è vincolato al possesso del Pin Inps. In questo articolo è illustrata la procedura da seguire per richiedere il Pin, mentre per trasmettere materialmente la richiesta è possibile scaricare gratuitamente il modulo di richiesta assegnazione pin dispositivo da questo portale.

Voucher lavoro: acquisto buoni cartacei

L’acquisto dei voucher cartacei può essere fatto presso i tabaccai abilitati Inps Fit esibendo la propria Tessera Sanitaria oppure il tesserino del codice fiscale (si possono acquistare 2.000 € di buoni lavoro per singola operazione), presso gli sportelli bancari abilitati o presso gli uffici postali.

Voucher lavoro: riscossione dei buoni

I voucher acquistati dai tabaccai possono essere riscossi dai prestatori/lavoratori presso gli stessi dal secondo giorno successivo alla fine della prestazione di lavoro occasionale ed entro 12 mesi dal giorno dell'emissione. Quelli acquistati presso gli sportelli bancari abilitati sono pagabili, sempre entro 12 mesi, esclusivamente dal medesimo circuito bancario trascorse le 24 ore dal termine della prestazione, mentre i voucher distribuiti dall'Inps e dalle Poste sono pagabili, entro 24 mesi dal giorno dell'emissione, presso tutti gli Uffici Postali del territorio nazionale a partire dal secondo giorno successivo alla fine della prestazione di lavoro

La riscossione dei voucher 'telematici’ può avvenire tramite l’INPSCard (ricevute dal prestatore, se attivate) o tramite bonifico domiciliato, riscuotibile presso gli uffici postali.

Gli importi riconosciuti tramite voucher sono esenti da imposizione fiscale ed inoltre la percezione degli stessi non incide sullo stato di disoccupato o inoccupato.

Voucher lavoro e ammortizzatori sociali Naspi: quando sono compatibili

Per i percettori di ammortizzatori sociali (NASpI, Dis-Coll, cassa integrazione e mobilità) c'è la possibilità di lavorare ed essere remunerati tramite voucher pur continuando a beneciare delle prestazioni di sostegno al reddito. L’unica condizione è che i compensi derivanti dai voucher lavoro non generino complessivamente un reddito superiore a 3000 € netti (4.000 euro lordi). Per approfondimenti si consiglia la lettura dell'articolo "Indennità di disoccupazione e voucher sono compatibili?".

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47772 - Andrea
07/12/2016
Posso pagare un lavoratore in una determinata giornata con voucher aventi 2 codice di controllo diverso per fare un cumulativo???

47716 - Redazione
05/12/2016
Dani, con i voucher non si può certo parlare di assunzione visto che ci riferiamo a prestazioni di lavoro occasionale accessorio. Più che di durata sarebbe meglio riferirsi all'importo massimo che può corrisponderle il suo datore di lavoro sotto forma di voucher. Se questi, infatti, è un imprenditore o professionista, tale importo è di 2.000,00 € netti all'anno.

47682 - dani
02/12/2016
Buongiorno, volevo chiederle, il mio titolare, (sto facendo un stage), età mia 50 anni, mi ha detto che mi assume con i voucher, io sono un invalido del lavoro legge 69/99; quanto durano questi voucher? grazie arrisentirci

47658 - Redazione
01/12/2016
Paolo, i voucher cartacei possono essere riscossi dalle 24 alle 48 ore successive alla conclusione dell'attività lavorativa e comunque entro 2 anni dal loro acquisto.

47624 - Ginevra
29/11/2016
Buonasera, se mi manca un mese alla scadenza del contratto agricolo a tempo pieno ma non mi verranno corrisposti gg lavorativi (per quest'ultimo mese) posso lavorare da un altra parte con i voucher? Grazie.

47581 - paolo b.
28/11/2016
Buongiorno, ho avuto una proposta con pagamenti mediante voucher, ma leggendo non capsico quale regola vige per la riscossione.

47548 - Rachid
26/11/2016
Salve. Il pagamento con i voucher avviene immediatamente nel momento chi i buoni vengono portati al tabaccaio/ posta ...o ci vuole del tempo? Grazie

47527 - Redazione
24/11/2016
Silvia, i redditi conseguiti tramite i voucher vanno dichiarati ai fini della determinazione dell'importo degli assegni familiari.

47526 - Redazione
24/11/2016
Antonio, si può farlo.

47507 - Silvia
23/11/2016
Buonasera vorrei un informazione? Io sono a carico di mio marito che percepisce gli assegni familiari anche per me. Se io lavoro due ore a settimana con pagamento tramite voucher ci sarà qualche problema?

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