Il conto corrente ordinario

Il classico conto corrente è un passaggio quasi obbligato per coloro che hanno la possibilità di mettere da parte qualche euro. È opportuno depositarvi solo una parte del capitale da investire: quella necessaria per le consuete spese familiari o per la gestione dell'attività economica.

Il rendimento è molto basso, infatti, ed è ulteriormente decurtato dalla notevole incidenza della ritenuta d'imposta (27%) sugli interessi maturati. Questo significa che nel momento in cui si decide di aprire un conto corrente non bisogna limitarsi a considerare il tasso di interesse, ma valutare con molta attenzione tutte le spese e le commissioni di gestione del conto: costo per singola scrittura, libretto degli assegni, spese per l'invio dell'estratto conto, spese di chiusura trimestrali, valuta di accredito dei versamenti, spese di estinzione.

Non solo: occorre informarsi anche di altre spese, in genere non prese in considerazione come, ad esempio, le commissioni applicate sul conto che ha presentato, seppur temporaneamente, un saldo negativo, quelle applicate sul conto deposito titoli, ecc.

È consigliabile optare in alcuni casi (dipende molto dalle numero di operazione che mediamente si compie ogni mese) per un forfait di operazioni gratuite: superato il limite di operazioni si pagherà un tanto per ognuna in più. Sul mercato ci sono anche molte tipologie di conto rivolte a categorie di persone pensionati, commercianti, studenti, ecc.) che prevedono spese agevolate.

Infine dal 1° febbraio 2005, con l'applicazione del Decreto Legge 31 gennaio 2005, n. 7, il conto corrente è soggetto ad un'imposta di bollo di € 34,20 (€ 73,80 se intestatario del conto è una persona giuridica), che viene addebitata pro rata, in funzione della cadenza dell'estratto conto (2,85 su base mensile, 5,70 ogni bimestre, ecc.).

Per legge, tutte le voci di costo dei servizi offerti devono essere indicate nei "fogli analitici" che ogni banca deve mettere a disposizione del pubblico.

Per aprire il conto corrente occorre presentarsi allo sportello con un documento di identità ed il codice fiscale, sottoscrivere un contratto e depositare la propria firma. È possibile intestare il conto a più persone e i contitolari possono compiere operazioni disgiuntamente o congiuntamente.

Può accadere che la banca, certificando dei protesti a carico del cliente, rifiuti l'apertura del conto. In questo caso l'unica possibilità è quella di inoltrare una istanza di cancellazione protesti al Presidente della Camera di Commercio competente per territorio.

La Legge n. 235/2000, che disciplina la cancellazione dal Registro Informatico dei Protesti, stabilisce che tale istanza può essere avanzata nei casi in cui il soggetto protestato:

  • abbia provveduto al pagamento della cambiale entro un anno dalla levata del protesto (modulo);
  • ritenga che il protesto sia errato o illegittimo (modulo);
  • abbia provveduto al pagamento oltre l'anno dalla levata del protesto (modulo);
  • abbia ottenuto la riabilitazione dal Presidente del Tribunale (modulo).
Se si è a conoscenza di protesti levati a nostri omonimi occorre richiedere agli uffici anagrafici del comune il "certificato di residenza storico anagrafico" e presentarlo. In esso risultano cronologicamente tutti i nostri indirizzi di residenza. È l'unico mezzo per poter dimostrare di non aver mai risieduto agli indirizzi riportati per gli omonimi protestati.

Per reperire informazioni sui servizi bancari e sui loro costi è possibile consultare il sito www.pattichiari.it.

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