Recupero crediti: stop alle pratiche invasive

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"Ogni attività di recupero crediti deve avvenire nel rispetto della dignità personale del debitore, evitando comportamenti che ne possano ledere la riservatezza a causa di un momento di difficoltà economica o di una dimenticanza". Con queste parole il Garante per la protezione dei dati personali apre la trattazione del Vademecum “Privacy e recupero crediti” nel quale mette al bando le prassi più aggressive delle società o dei soggetti che si occupano di recupero crediti. Tutela della riservatezza e rispetto per la dignità dei debitori sono i punti cardine intorno ai quali si sviluppa un sistema di permessi e limiti, sul quale faremo luce in questo articolo.

Recupero crediti: quando scatta

Le difficoltà delle famiglie italiane nel far fronte ai propri debiti in questi ultimi anni è drammaticamente aumentata, tanto che in molti casi le esposizioni debitorie arrivano addirittura a pareggiare e in qualche caso a superare le entrate di una famiglia. Di fronte a situazioni di questo tipo, le vie d'uscita purtroppo non sono tante. Si potrebbe pensare, ad esempio, di proporre alla banca o alla finanziaria una chiusura del finanziamento a "saldo e stralcio", ma chiaramente si dovrebbe disporre di risorse finanziarie sufficienti a portare a termine l'operazione.

Un'altra soluzione potrebbe consistere nell'avvio di un piano di ristrutturazione e risanamento della propria situazione debitoria. Per far questo basta inoltrare una domanda al Presidente del Tribunale del proprio luogo di residenza. Tutta la procedura è descritta nell'articolo "Come liberarsi dei propri debiti".

Nel momento in cui i soggetti debitori si trovano in uno stato d'insolvenza, i crediti vanno - per usare un termine tecnico - in sofferenza, ossia la loro riscossione non è più certa ad esempio per quelle banche e quegli intermediari finanziari che hanno erogato il finanziamento.

E' in questa fase, definita "stragiudiziale", che entrano in gioco le società di recupero crediti o gli studi legali a cui banche, finanziarie (come Compass, Agos, Findomestic, Consel, Fiditalia, Citifinancial, Prestitempo, ecc.) ed altri creditori si affidano per ottenere il pagamento parziale o totale del credito vantato.

Uffici legali e società di recupero crediti nella maggior parte dei casi inoltrano, mediante raccomandata A/R, una lettera di messa in mora con cui il debitore viene intimato a pagare la somma dovuta entro un termine determinato. In taluni casi la messa in mora può essere preceduta da una lettera "bonaria", inviata dallo stesso creditore, con cui si avvisa il debitore della situazione e lo si invita a pagare entro un certo termine proponendo eventualmente un piano di rientro.

Se il debitore non si renderà disponibile al pagamento, immediato o rateizzato, il ricorso al tribunale diventerà inevitabile. In questo articolo abbiamo spiegato quali conseguenze scattano, ad esempio, quando non si pagano o si ritarda il pagamento delle rate di un prestito.

Recupero crediti: quali dati è possibile trasmettere

Con riferimento all’attività di recupero crediti, indipendentemente dal fatto che sia condotta dallo stesso creditore o da terzi a cui il creditore stesso ha deciso di affidarsi (società specializzate nel recupero crediti, avvocati e altri liberi professionisti), occorre fare chiarezza su quali pratiche è possibile svolgere e quali, invece, è opportuno evitare.

Innanzitutto le società o i soggetti terzi che si occupano dell’attività di recupero crediti possono accedere ai dati anagrafici del debitore, acquisendo solo informazioni generiche (quelle, per intenderci, che è possibile trovare anche sui registri pubblici) e i suoi recapiti personali, escludendo quelli di familiari, colleghi e affini. È importante agire nel rispetto della dignità e della privacy del debitore, a prescindere dai motivi che hanno causato il debito.

Nello specifico, le informazioni che possono essere acquisite ed utilizzate dal creditore e dai soggetti terzi designati responsabili del trattamento, sono:
- i dati anagrafici del debitore;
- il codice fiscale del debitore;
- il recapito telefonico del debitore;
- la partita iva del soggetto giuridico in debito;
- la somma dovuta al creditore;
- le modalità di riscossione del debito.

Recupero crediti aggressivo: quali sono le pratiche da abolire

Al fine di garantire il rispetto della privacy e del rispetto del debitore, non è consentito comunicare ingiustificatamente a soggetti diversi dal diretto interessato (es. familiari, coabitanti, colleghi di lavoro o vicini di casa) informazioni circa la somma dovuta e il procedimento in atto. Il Garante per la protezione dei dati personali, inoltre, ha dichiarato illecite le pressioni esercitate su quest’ultimo mediante vari canali o tramite prassi inutilmente aggressive.

Nel Vademecum pubblicato dall’Autorità si dichiarano illecite:
- visite a domicilio o sul luogo di lavoro da parte del creditore o dei soggetti incaricati di eseguire il recupero crediti per conto terzi;
- comunicazioni sul debito a soggetti diversi dal debitore, come ad esempio familiari, vicini di casa, colleghi, amici e così via;
- comunicazioni di sollecito effettuate mediante voce registrata, poste in essere senza la presenza in un operatore che si accerti che a rispondere sia proprio il debitore e non una terza persona;
- utilizzo di cartoline, lettere o plico che possono lasciar intendere che il destinatario sia in una posizione di insolvenza a soggetti terzi. Al contrario, le comunicazioni postali devono pervenire in busta chiusa, riportando solo i dati necessari alla spedizione e non quelli relativi al mittente o al procedimento di recupero crediti;
- lasciare in bella vista avvisi di mora presso il domicilio del debitore o affissioni recanti informazioni circa l’insolvenza e il procedimento di recupero crediti, potenzialmente visibili da un numero indefinito di soggetti;
- conservare i dati personali del debitore anche dopo aver concluso l’attività di recupero crediti. Salvo casi particolari, infatti, dopo aver ottenuto la somma di denaro dovuta, è necessario cancellare tutti i dati e i contatti relativi al debitore.

Qualora ci si trovi ad avere a che fare con un professionista o una società che opera mediante prassi ritenute illecite come quelle appena descritte, utilizzando toni aggressivi e facendo stalking creditizio, invitiamo il soggetto insolvente a tutelare i propri diritti inviando loro una lettera di diffida e minacciando il ricorso alle autorità competenti per i reati che potranno eventualmente configurarsi. Ulteriori informazioni sono disponibili nell’articolo “Come difendersi dalle società di recupero crediti”.

Recupero crediti: ecco come il debitore può tutelare i propri diritti

Il Codice in materia di protezione dei dati personali (D.Lg 30 giugno 2003 n◦ 196) tutela il debitore dagli abusi delle società di recupero crediti o dai soggetti che si occupano del procedimento (il creditore stesso, le banche, le finanziarie, le società di forniture dei servizi ecc) riconoscendogli i diritti specificati nell’articolo 7, ovvero: richiedere l'origine dei dati personali che lo riguardano e opporsi al trattamento dei suoi dati personali al fine di ricevere materiale promozionale, comunicazioni commerciali o ricerche di mercato.

Al fine di esercitare i diritti appena elencati è necessaria la compilazione e l’invio di questo modulo per l'esercizio dei diritti in materia di protezione dei dati personali che è possibile scaricare gratuitamente dal portale di Moduli.it. Sempre sulla tutela dei dati personali abbiamo scritto “La notifica del trattamento dei dati al Garante Privacy”.

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47385 - L I N D E R
15/11/2016
Interesante comunicazione ..così le persone sono informate

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