Barriere architettoniche: contributi e detrazioni fiscali

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In televisione, in radio, sui giornali si sente spesso parlare di barriere architettoniche. Cosa sono di preciso e perché è importante abbatterle? In realtà si usa un termine abbastanza complesso, ma ci si riferisce a cose semplici, cose che le persone, disabili e non, utilizzano tutti i giorni, in modo diverso e soprattutto con un approccio diverso: stiamo parlando di scale, rampe, marciapiedi, porte, portoni, ascensori e così via. Scrivendo di barriere architettoniche vogliamo rivolgerci a tutti i lettori, sia quelli normodotati, sia quelli con difficoltà motorie e/o sensoriali. L’obiettivo è semplice: informare e sensibilizzare i lettori sul tema delle barriere architettoniche.

Rendere i luoghi che tu stesso vivi ogni giorno più accessibili, significa semplificare la vita alle tante persone che vivono in condizioni di disabilità, temporanea o definitiva. Spesso il disinteresse comune rispetto questi temi viene generato da una concezione distorta di disabilità: il disabile non è solo il soggetto affetto da una patologia grave o cronica, bensì anche una persona sana che affronta una temporanea perdita motoria o sensoriale. La rottura o la distorsione di un arto può determinare un periodo di disabilità; un’operazione agli occhi o alle orecchie; la stessa gravidanza può rientrare tra quelle particolari condizioni fisiche che determinano una momentanea perdita delle normali capacità motorie.

In tutti i casi sopra elencati il problema è rappresentato dalle barriere architettoniche, ecco perché è importante difendere i diritti delle persone disabili e migliorare l’accessibilità in quei luoghi, pubblici e privati, che ciascuno di noi ha il diritto di vivere liberamente senza ostacolo alcuno. Vediamo, quindi, cosa sono nello specifico le barriere architettoniche, quali sono i contributi fruibili e quali le detrazioni fiscali che si possono ottenere a fronte di un intervento di rimozione delle stesse.

Barriere architettoniche: cosa sono e quali sono

Le barriere architettoniche sono degli elementi che impediscono l’accesso e la mobilità a coloro che vivono una temporanea o permanente condizione di disabilità o ridotta mobilità. Tra le barriere architettoniche più diffuse nelle nostre città ci sono i marciapiedi sprovvisti di rampa, le scale, le porte strette, i servizi igienici angusti o impraticabili e così via. Tutti questi elementi (di natura mobile e immobile) rappresentano dei veri e propri ostacoli che impediscono ai soggetti con ridotta mobilità o capacità sensoriale di compiere i più semplici gesti quotidiani: passeggiare, andare in bagno, andare a scuola, accedere ai luoghi pubblici come piazze, musei, uffici comunali e quant’altro. Capisci bene che ad essere minata non è solo la mobilità, bensì anche la possibilità di socializzazione, di incontro, di inclusione scolastica, lavorativa, ecc.

Secondo l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) le barriere architettoniche non rappresentano solo degli ostacoli fisici, bensì anche dei muri culturali che impediscono l’inclusione dei soggetti con ridotte capacità motorie e/o sensoriali, determinando la loro disabilità.

In che modo è possibile difendere i diritti di queste persone, abbattendo le barriere architettoniche? Ecco quali sono gli strumenti normativi da tenere in considerazione.

Barriere architettoniche: normativa di riferimento

Ci sono 3 riferimenti normativi che è importante tenere in considerazione per tutelare i diritti delle persone disabili nella lotta contro le barriere architettoniche:

  • Legge 13/89;
  • Decreto Ministeriale 236/89;
  • Decreto del Presidente della Repubblica 503/96.

A cosa fanno esplicito riferimento? Dunque la Legge 13/89 contiene tutti i riferimenti per abbattere le barriere architettoniche negli edifici privati (tra cui chiaramente ci sono anche abitazioni e condomini) e i contributi ottenibili per i lavori di abbattimento negli immobili edificati prima del 1989.

Il Decreto Ministeriale 236/89 e Decreto del Presidente della Repubblica 503/96, invece, contengono tutte le istruzioni per rendere maggiormente accessibili gli edifici privati (DM 236/89) e gli edifici pubblici (DPR 503/96).

Detto ciò andiamo a vedere come richiedere un contributo a fondo perduto al proprio Comune di residenza per finanziare l’abbattimento di una barriera architettonica, ma anche quali sono le detrazioni fiscali fruibili sui lavori inerenti la rimozione di barriere architettoniche previste dallo stato nel 2017 e nel 2018.

Barriere architettoniche e disabilità: contributi a fondo perduto

Sebbene i PEBA non siano stati realizzati e la maggior parte delle persone non sa nemmeno cosa siano (tu lo scoprirai tra poco) la maggior parte delle Regioni italiane offrono a chi volesse effettuare un intervento di rimozione delle barriere architettoniche un contributo a fondo perduto. Per fartela breve: la Regione stanzia dei soldi che tu puoi utilizzare per migliorare la mobilità o l’accessibilità ai luoghi in cui vivi. La buona notizia è che sono a fondo perduto, quindi non dovrai restituirli. Come richiedere questi contributi? È molto semplice: basta presentare una domanda scritta presso gli uffici del tuo Comune di Residenza. Ecco come fare.

Entro il primo marzo di ogni anno (ma in alcune regioni potrebbero essere previsti termini diversi) il soggetto disabile o chi se ne prende cura può compilare e presentare presso il comune di residenza questo fac simile di richiesta di concessione contributo per barriere architettoniche corredandolo di tutti gli allegati necessari. Ti segnaliamo che l'intervento finalizzato all'abbattimento delle barriere architettoniche può riguardare la parte comune di un immobile (ad esempio l'installazione di un ascensore), oppure l'edificio privato di proprietà o in godimento al disabile (ad esempio la costruzione di una rampa di accesso all'abitazione o l'allargamento del portone di ingresso).

A quanto ammonta il contributo - Diciamo che la sua entità varia in funzione della spesa e precisamente:

  • per importi di spesa fino a 2.582,28 euro: contributo fino a copertura della spesa;
  • per importi di spesa da 2.582,28 euro a 12.911,42 euro: contributo aumentato del venticinque per cento sulla spesa sostenuta che eccede i 2.582,28 euro (es. 5.164,56 euro di spesa = 2.582,28 euro + 645,57 euro);
  • per importi di spesa da 12.911,42 euro a 51.645,69 euro: contributo aumentato di un ulteriore cinque per cento sulla cifra che eccede i 12.911,42 euro. (es. 46.481,12 euro di spesa: 2.582,28 euro + 2.582,28 euro+ 1.678,48 euro);
  • per importi di spesa superiori a 51.645,69 euro, il contributo erogato sarà comunque pari a quello riconosciuto per quel tetto di spesa cioè 7.101,28 euro.

Chiaramente il contributo viene erogato a consuntivo e può essere liquidato unicamente sulla base della dimostrazione documentale della spesa complessiva sostenuta (fatture regolarmente quietanzate, bonifici bancari ecc..).

Attenzione perché in alcune regioni potrebbe essere previsto un valore ISEE (indicatore della situazione economica equivalente) non superiore ad una certa soglia.

Il contributo è cumulabile con altri contributi assegnati per lo stesso intervento (ad esempio dall’Inail) sino a concorrenza della cifra spettante in base alla normativa regionale. 

Chi può presentare domanda - La domanda può essere presentata dal disabile, da chi ne detiene la potestà o da chi se ne prende cura, oppure da chi ha sostenuto la spesa. È comunque fondamentale che nell’immobile - già esistente - beneficiario dell’intervento risieda il soggetto disabile (richiedente). In altri termini l’immobile deve possedere una destinazione residenziale. Possono farne richiesta anche i i condomìni ove risiedano disabili con menomazioni o limitazioni funzionali permanenti di carattere motorio e i non vedenti. Nel caso in cui in un condominio fossero presenti più disabili, è possibile compilare e inoltrare più domande ma verrà concesso in ogni caso un solo contributo.

Documenti da allegare - Al modulo di richiesta devono essere allegati diversi documenti, primo fra tutti la descrizione delle opere per l’eliminazione della barriera architettonica in questione (realizzazione rampa, acquisto e predisposizione di montacarichi, ascensori, ausili speciali e così via). Al contempo la descrizione deve contenere anche un preventivo di spesa con tanto di valutazione effettuata da un professionista abilitato (architetto, geometra). Non è tutto: alla domanda va allegato anche il certificato medico che attesti il tipo di handicap del richiedente e la relativa patologia. Se il soggetto è riconosciuto come invalido al 100% è necessario allegare anche la certificazione dell’ASL, ma in questo caso egli ha la precedenza nella concessione dei contributi. Infine è necessario allegare una dichiarazione sostitutiva di certificazione, nella quale specificare il luogo esatto in cui l’immobile oggetto di intervento è ubicato, l’oggetto dell’intervento, gli ostacoli in termini di accessibilità o mobilità.

Infine occorre accertare che l’intervento in questione non sia già stato realizzato, che non siano in corso i lavori per l’adeguamento dell’immobile e infine che l’intervento non sia stato finanziato in precedenza con lo stesso tipo di contributo. In ogni caso, il fondo viene erogato solo dopo l’accertamento materiale della barriera architettonica da parte di un funzionario Comunale. Si perde il diritto al contributo nel caso in cui il soggetto richiedente cambi dimora, oppure qualora i lavori vengano avviati senza che il procedimento amministrativo volto al contributo sia stato concluso.

Barriere architettoniche: detrazioni fiscali per l'abbattimento

Oltre ai fondi stanziati dalle Regioni ed erogati tramite il Comune, i disabili possono fruire anche di altre agevolazioni: si tratta di detrazioni fiscali sull’Irpef e ora ti illustreremo come funzionano. Se conosci anche in minima parte il funzionamento delle altre agevolazioni di natura fiscale concesse dallo Stato alle famiglie italiane per le ristrutturazioni, per la riqualificazione energetica, per la riduzione del rischio sismico o per la sicurezza dell’immobile, allora siamo certi che non farai alcuna fatica a comprendere il funzionamento di questa misura in favore delle famiglie in cui è presente un disabile.

La detrazione Irpef che sta alla base di questa agevolazione, infatti, viene riservata agli interventi di eliminazione delle barriere architettoniche. Quali sono nello specifico? Possiamo dividerli in due maxi gruppi:

1- quelli volti all’eliminazione vera e propria delle barriere, attraverso la predisposizione di ascensori, montacarichi ed elevatori esterni, la realizzazione di rampe al posto dei gradini e così via. Ma si pensi anche alla possibilità di introdurre degli adattamenti nel bagno di casa, di realizzare una cucina che si adatti facilmente all'uso di una persona in carrozzina, ecc.;

2- quelli per l’acquisto o la realizzazione di strumenti che grazie alla robotica, alla comunicazione o in generale con la tecnologia permettano di migliorare la mobilità delle persone con handicap grave.

Non è finita, perché la detrazione fiscale spetta anche nel caso in cui si rendessero necessari dei lavori di restauro, risanamento conservativo e ristrutturazione edilizia dell’intero fabbricato. Unico limite: i lavori devono essere eseguiti da imprese di costruzione, cooperative edilizie o imprese di ristrutturazione che entro 18 mesi dal completamento dei lavori provvedano all’assegnazione dell’immobile.

È possibile fruire della detrazione fiscale anche sulle spese sostenute per interventi di manutenzione straordinaria sulle singole unità immobiliari residenziali, sulle loro pertinenze e su tutte le parti comuni degli edifici residenziali. Per capire nello specifico cosa si intende per “manutenzione straordinaria” puoi leggere l’articolo che abbiamo dedicato all’argomento.

Nella detrazione, oltre alle spese per lo svolgimento materiale dei lavori, è possibile includere anche le spese per la progettazione; le spese per l’acquisto dei materiali; il costo per la redazione della relazione di conformità dei lavori alle leggi vigenti; le spese per perizie e sopralluoghi; gli oneri di urbanizzazione; l’imposta di bollo e i diritti pagati per le concessioni, le comunicazioni obbligatorie per gli interventi di edilizia libera; le spese per la messa in regola degli edifici; gli interventi di manutenzione ordinaria riguardanti le parti comuni e gli altri costi strettamente collegati alla realizzazione dell’intervento.

Ricordiamo che i pagamenti delle spese relative a questi interventi devono essere effettuati tramite bonifico bancario o postale (“bonifico parlante”).

In più devi considerare che per la rimozione delle barriere architettoniche potrai anche godere dell’IVA agevolata del 4%. Questa è la dichiarazione sostitutiva per IVA ridotta su eliminazione barriere architettoniche che puoi scaricare da questo portale, compilare e inoltrare alla ditta incaricata di eseguire gli interventi.

L'IVA al 4% si applica anche con riferimento a tutti quegli strumenti necessari all’accompagnamento, alla deambulazione e al sollevamento dei disabili: ad esempio poltrone per inabili e minorati non deambulanti, servoscala, montacarichi, ecc.

Veniamo al sodo: a quanto ammonta la detrazione Irpef sugli interventi di eliminazione delle barriere architettoniche? Per le spese che sosterranno fino al 31 Dicembre 2018 sarà possibile godere della detrazione al 50% su una spesa massima di 96.000 euro. La detrazione andrà spalmata per un periodo di 10 anni. Questo significa che per una spesa sostenuta di 30.000, ad esempio, è possibile beneficiare ogni anno di una detrazione (dunque minori tasse da versare allo Stato) di 1.500 euro.

Attenzione: non è possibile godere del beneficio fiscale riservato alla rimozione delle barriere architettoniche se, si beneficia già della detrazione al 19% che riguarda, invece, le spese sanitarie sostenute per l’acquisto dei mezzi per il sollevamento del disabile, per l’acquisto di strumenti o beni mobili volti a migliorare la comunicazione con il soggetto avente diritto (leggi "Detrazione spese mediche: tutto quello che c'è da sapere"). Dunque non beneficiano della detrazione al 50% le spese sostenute per l’acquisto di computer, tastiere espanse, schermi a tocco, telefoni viva voce e così via, poiché in tal caso e possibile usufruire di quella al 19%.

Barriere architettoniche in Italia e PEBA

Sono in molti in Italia a non conoscere i PEBA, ovvero i Piani di Eliminazione delle Barriere Architettoniche previsti dalla Finanziaria del 1989 ed entrati formalmente in vigore nel 1992. In pratica, i PEBA avrebbero dovuto determinare la completa eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici e nei luoghi pubblici, dunque nei palazzi e negli edifici che ospitano le Pubbliche Amministrazioni, le strade, le piazze e così via.

In pratica ciascun comune si sarebbe dovuto dotare di un Piano con l'obiettivo di rilevare le barriere architettoniche presenti in città, classificarle, individuare i progetti di massima volti ad eliminarle, fare una stima dei costi. Come potrai immaginare tu stesso, tantissime amministrazioni ed enti locali hanno del tutto sottovalutato l’importanza dei Piani volti all’Eliminazione delle Barriere Architettoniche, lasciando le città nello stato in cui siamo abituati a vederle: difficilmente praticabili (a volte anche da persone senza difficoltà motorie) e scarsamente accessibili ai disabili o in generale a persone con ridotta mobilità.

A dare voce ai problemi che fanno parte della vita quotidiana delle persone con disabilità motorie e/o sensoriali c’è l’Associazione Luca Coscioni, fondata nel 2002 dallo stesso Coscioni, un economista affetto da sclerosi laterale amiotrofica venuto a mancare nel 2006. Perché te la menzioniamo? Innanzi tutto perché l’Associazione Luca Coscioni è una delle pochissime realtà legittimate ad agire in giudizio per la difesa delle persone disabili vittime di discriminazioni. L’associazione è coinvolta in diverse attività, che puntano al superamento di tutti quei limiti materiali e ideologici che ledono i diritti delle persone disabili. Tra gli obiettivi riportati sul sito ufficiale www.associazionelucacoscioni.it troviamo “l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la ricerca sugli embrioni, l’accesso alla procreazione medicalmente assistita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione”.

Se nella tua città hai individuato un edificio, una strada, una piazza che non consentono l'accesso a persone disabili e vuoi sapere se l'amministrazione comunale ha censito quella barriera architettonica e ha programmato degli interventi per rendere quella struttura stessa conforme alla normativa sull’accessibilità, non devi far altro che avanzare nei suoi confronti una formale richiesta di accesso agli atti, ai sensi dell’art. 22 della legge 241/90 e successive modificazioni ed integrazioni. L'Associazione Luca Coscioni ha predisposto questo specifico modello di richiesta copia del Piano di Eliminazione delle Barriere Architettoniche. Il modulo, che abbiamo reso disponibile anche sul nostro portale, va indirizzato al Settore Urbanistico del Comune.

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