Cedolare secca: l'aliquota scende al 10%

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Con il nuovo Piano casa recentemente approvato dal Governo, l’aliquota della cedolare secca si riduce ulteriormente per il quadriennio 2014-2017, passando dal 15% al 10%. In particolare della riduzione potranno beneficiare coloro che concedono in locazione - a privati e non ad aziende - un appartamento ubicato in un comune ad alta tensione abitativa o colpito da calamità naturali e per il quale sia stato stipulato un contratto a canone concordato.

Si tratta di un contratto, introdotto dalla legge 431/98, che ha una durata minima di 3 anni più altri due di rinnovo automatico (formula “3+2”) e per il quale l'importo del canone d'affitto è stabilito a livello locale attraverso appositi accordi territoriali stipulati tra sindacati degli inquilini e associazioni di proprietari.

L’agevolazione viene estesa anche alle abitazioni locate a cooperative edilizie per la locazione o a enti senza scopo di lucro, purché da questi sublocate a studenti universitari e date a disposizione dei comuni con rinuncia all'aggiornamento del canone di locazione o assegnazione.

Ricordiamo che il regime della “cedolare secca” riguarda la tassazione del reddito derivante dall’affitto degli immobili per uso abitativo e consente non solo di beneficiare di un’imposta fissa slegata dal calcolo dell’Irpef e delle relative addizionali, ma anche di evitare il pagamento delle imposte di registro e di bollo, ordinariamente dovute per registrazioni, risoluzioni e proroghe dei contratti di locazione.

È vero che la cedolare secca impone al proprietario di rinunciare all'aggiornamento Istat, ma con una inflazione così bassa il mancato adeguamento non costituisce certamente una grossa perdita per il proprietario.

Per i contratti di locazione a canone libero (4+4) l’aliquota della cedolare secca è del 21%.

Per maggiori informazioni sul regime della cedolare secca, vi invitiamo alla lettura dell’articolo “Cedolare secca sugli affitti: che cos'è, a chi conviene e come aderire”.

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