Centrale di Allarme Interbancaria - CAI: cos'è e come accedervi

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Emettere assegni senza disporre dei fondi necessari oppure utilizzare una carta di credito senza averne l’autorizzazione, potrebbe costarti molto caro. Casi come quelli ipotizzati, infatti, determinerebbero oltre all’applicazione di sanzioni pecuniarie, l’iscrizione del proprio nome alla Centrale di Allarme Interbancaria (CAI), un archivio informatizzato in cui vengono appunto registrate tutte le irregolarità riguardanti l'uso di assegni e carte di pagamento (carte di credito, bancomat, ecc.). Le conseguenze? Non si avrebbe la possibilità di emettere assegni per un certo periodo o di utilizzare la propria carta di credito, ma neppure di richiedere carnet di assegni o carte di credito ad altri istituti finanziari. Nel prosieguo di questo articolo vedremo quali dati esattamente sono contenuti nella CAI, quali sono gli effetti di una iscrizione e come fare per visionare ed eventualmente rettificare taluni dati.

CAI: quali dati contiene e quanto dura l’iscrizione

Come si è detto la Centrale di Allarme Interbancaria, istituita con la legge 205 del 25/06/99 e successivi decreti, ha come obiettivo quello di assicurare il regolare funzionamento del sistema dei pagamenti, dunque degli assegni bancari e postali e delle carte di pagamento. In particolare l'archivio informatico CAI contiene dati e informazioni riguardanti:

a) le generalità di coloro che hanno emesso assegni bancari o postali emessi senza averne l’autorizzazione o senza disporre delle risorse finanziarie sul conto (segmento CAPRI). L’iscrizione determina la revoca di ogni autorizzazione ad emettere assegni per un periodo di sei mesi e comporta il divieto, per la medesima durata, per qualunque banca e ufficio postale di rilasciare nuovi carnet alla persona segnalata e di pagare gli assegni tratti dallo stesso dopo l’iscrizione nell’archivio, anche se emessi nei limiti dei fondi disponibili sul conto corrente; i dati restano iscritti in archivio per il periodo di efficacia della revoca;

b) estremi identificativi degli assegni bancari e postali non restituiti alle banche e agli uffici postali dopo la revoca dell'autorizzazione nonché degli assegni bancari e postali di cui sia stato denunciato il furto o lo smarrimento (segmento PASS); tali dati restano iscritti in archivio per il periodo di 10 anni;

c) generalità dei soggetti ai quali sia stata revocata l'autorizzazione all'utilizzo di carte di pagamento (segmento CARTER). Normalmente la revoca avviene a causa del mancato pagamento delle spese connesse con gli acquisti e i prelievi effettuati. Può essere sufficiente anche un solo mancato pagamento per essere segnalati alla CAI, non esiste una regola generale e la decisione è rimessa alla discrezionalità dell’istituto. Nel caso specifico i dati restano iscritti in archivio per 2 anni. A differenza di quanto accade con gli assegni, in questo caso il consumatore iscritto alla CAI potrebbe in teoria richiedere il rilascio di una nuova carta di credito ad un altro istituto, lasciando a quest’ultimo la più ampia discrezionalità decisionale;

d) estremi identificativi delle carte di pagamento revocate nonché di quelle di cui sia stato denunciato il furto o lo smarrimento (segmento PROCAR); tali dati restano iscritti in archivio per 2 anni;

e) sanzioni amministrative pecuniarie e accessorie applicate dai Prefetti per l’emissione di assegni bancari e postali senza autorizzazione o senza provvista (segmento ASA), nonché sanzioni irrogate dall’Autorità Giudiziaria penale per l’inosservanza degli obblighi imposti a titolo di sanzione amministrativa accessoria (segmento ASP). Tali dati restano iscritti in archivio per il periodo indicato dalle Autorità segnalanti.

CAI: chi gestisce l'archivio informatico

La gestione dell’archivio informatico è stato affidato dalla Banca d’Italia a SIA, una società privata leader nel settore della progettazione, realizzazione e gestione di infrastrutture e servizi tecnologici dedicati agli istituti finanziari e non solo. L’archivio si compone di una sezione centrale che risiede presso SIA e di sezioni locali che risiedono presso gli stessi soggetti che provvedono ad effettuare le segnalazioni: banche, uffici postali, intermediari finanziari emittenti carte di pagamento e prefetture.

Chi può accedere alla CAI

Sia le persone fisiche che giuridiche (società, enti, associazioni, ecc.) possono chiedere di visionare e verificare i dati che li riguardano presenti nella CAI. Con riferimento alle persone fisiche, possono fruire di questo servizio anche il tutore, il curatore, l'erede e perfino il chiamato all'eredità. Per quanto riguarda le persone giuridiche, possono avanzare richiesta solo le persone fisiche legittimate in base ai rispettivi statuti o ordinamenti.

E' bene sapere, tuttavia, che è possibile chiedere la consultazione non solo dei dati che attengono alla propria sfera personale, ma anche di dati “non nominativi”. In altre parole chiunque può richiedere la verifica nell’archivio Centrale di Allarme interbancaria dell’eventuale iscrizione di un certo assegno bancario o postale (occorre riportare numero e codici ABI e CAB) e/o di una determinata carta di pagamento. In quest'ultimo caso occorre specificare il numero identificativo carta (PAN), l'istituto emittente la carta e il codice ABI. Il servizio è gratuito.

CAI: come chiedere la consultazione dei dati

La persona interessata può accedere ai dati semplicemente compilando uno specifico modello predisposto dalla Banca d’Italia ed inoltrandolo ad una delle sue Filiali dislocate sul territorio. Esiste un modulo di richiesta dei dati nominativi presso la CAI e un modulo di richiesta dei dati non nominativi presso la CAI.

La richiesta può essere inviata per posta, posta elettronica certificata (PEC) o via fax a una qualunque delle Filiali della Banca d'Italia che offrono il servizio, allegando la fotocopia del proprio documento di identità. I recapiti sono reperibili sul sito internet della Banca d’Italia: Home page > Chi siamo > Organizzazione > Filiali. Ma la richiesta è possibile presentarla anche di persona, recandosi presso una delle Filiali individuate e portando al seguito un documento di identità e possibilmente la tessera con il proprio codice fiscale.

Nel compilare i modelli occorre specificare la modalità con la quale si desidera ricevere la risposta, ossia se mediante ritiro della documentazione presso una determinata Filiale della Banca d’Italia, posta elettronica certificata (PEC) o posta ordinaria (in questo caso occorre specificare l'indirizzo).

Come detto non è richiesto il pagamento di alcun corrispettivo per la richiesta di informazioni contenute nella Centrale di Allarme Interbancaria.

Ma la persona interessata può accedere alla CAI anche per il tramite degli enti segnalanti privati, dunque banche, uffici postali, istituti che emettono carte di pagamento, ecc. Presso questi ultimi, tuttavia, l’accesso ai dati contenuti nei segmenti ASA e ASP è limitato alle sole informazioni relative all’interdizione dall’emissione di assegni.

Infine per quanto riguarda gli assegni, è disponibile un servizio di consultazione online sul sito della stessa società SIA. In particolare a questo indirizzo vengono resi pubblici i dati degli assegni bancari e postali emessi in difetto di autorizzazione o risultati senza provvista, di quelli non restituiti alle banche e agli uffici postali dopo la revoca dell'autorizzazione ad emettere assegni e di quelli smarriti o sottratti. Naturalmente il servizio è puramente informativo e non costituisce garanzia di pagamento.

E' sufficiente a tal fine inserire negli appositi campi appositamente predisposti, il numero dell'assegno e le coordinate ABI (identificativo dell'istituto di credito) e CAB (identificativo della filiale). A questo punto non resta che premere sul pulsante "Conferma". La risposta fornita dal sistema sarà del tipo "L'assegno ricercato è / non è presente tra quelli segnalati come smarriti, sottratti o bloccati."

I dati sono aggiornati quotidianamente.

CAI: come chiedere la rettifica o la cancellazione dei dati

Se la persona fisica o giuridica che ha richiesto l’accesso a taluni dati contenuti nella CAI, riscontrasse l’inesattezza o la non completezza degli stessi, potrebbe chiederne la correzione o la cancellazione. In casi del genere la richiesta non va avanzata alla Banca d’Italia, ma a quegli stessi enti che provvedono alla registrazione delle segnalazioni nella CAI, dunque banche, poste, ecc.

Se con la banca o l’intermediario finanziario dovesse sorgere un contrasto, è possibile tutelarsi rivolgendosi all’Arbitro Bancario Finanziario (ABF). Si tratta di un sistema che consente di trovare soluzioni alle controversie insorte con la propria banca, in maniera semplice, rapida ed economica, visto che non richiede espressamente l’assistenza di un avvocato. Attenzione però: è possibile ricorrere all’ABF solo dopo aver inviato un reclamo scritto all’intermediario e la risposta di quest’ultimo non sia pervenuta nei 30 giorni successivi o - se pervenuta - non ci si ritenga soddisfatti delle soluzioni proposte. Per conoscere nei dettagli la procedura e scaricare la modulistica necessaria, segnaliamo l'articolo "Problemi con la tua banca? Rivolgiti all'Arbitro Bancario e Finanziario".

In alternativa ci si può rivolgere al Garante per la protezione dei dati personali o al Giudice di Pace.

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