Reddito di inclusione: cos’è e come funziona

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Anche se scatterà concretamente solo dal 1° Gennaio del 2018, possiamo senz'altro affermare che anche il nostro paese si è finalmente dotato di una misura strutturale contro la povertà e l'esclusione sociale. Ci riferiamo al Reddito di Inclusione (ReI), un beneficio che aiuterà 400 mila famiglie in situazione di forte disagio economico. Ricordiamo che nel mese di Marzo 2017 era stato siglato un Memorandum d’intesa tra il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Giuliano Poletti e l’Alleanza contro la povertà, che dal 2013 lavora per favorire lo sviluppo di provvedimenti dedicati alle categorie socialmente più svantaggiate. Tuttavia solo ieri il Governo ha annunciato l'approvazione definitiva del decreto legislativo per l’attuazione della legge 15 marzo 2017, n. 33 sul contrasto della povertà. Nel prosieguo dell'articolo ti illustreremo nel dettaglio questo nuovo strumento, il ReI - Reddito di inclusione appunto: a chi spetta, quali sono i requisiti di accesso e in che modo il beneficio sarà corrisposto agli aventi diritto.

Reddito di inclusione: cos’è

Il Reddito di Inclusione 2017 è uno strumento di contrasto alla povertà destinato a tutti i soggetti e alle famiglie che vivono in una situazione di forte disagio economico. Questo beneficio, che sostituisce il SIA - Sostegno per l’inclusione attiva e la relativa carta acquisti, sarà una forma di aiuto strutturale, dunque stabile e duratura, non più occasionale.

Come detto la misura scatterà dal primo gennaio del 2018, ma le domande potranno essere presentate a partire dal 1° Dicembre 2017. Si tratta in buona sostanza di un assegno mensile da 190 fino a 485 euro per un massimo di 18 mesi. Attenzione però perchè non si tratta di uno strumento meramente assistenzialistico, visto che il nucleo familiare che lo richiede deve partecipare attivamente ad un progetto personalizzato condiviso con i servizi territoriali che favorisca il suo reinserimento sociale e lavorativo e in definitiva il raggiungimento di una completa autonomia. Tanto che nel caso in cui il nucleo familiare dovesse per qualsiasi motivo abbandonare il proprio progetto perderebbe immediatamente l’assegno.

Stando ai dati Istat in Italia ci sarebbero 1,8 milioni di famiglie in condizioni di povertà assoluta, l'equivalente di 4,6 milioni di persone non in grado di acquistare quei beni e quei servizi sufficienti ad assicurare "uno standard di vita minimamente accettabile". Nel 2018 saranno disponibili 1.7 miliardi di euro (leggermente di più dal 2019) che - secondo le stime del Governo - potranno garantire un sostegno a circa 600.000 nuclei familiari. In una prima fase godranno di una corsia preferenziale i nuclei con almeno un figlio minorenne, quelli con un figlio con disabilità (anche se maggiorenne), con una donna in stato di gravidanza, o con una persona di 55 anni o più in condizione di disoccupazione.

Reddito di inclusione: requisiti di accesso al beneficio

Chi desidera ricevere il beneficio, potrà fare domanda presso il proprio Comune di residenza dopo aver accertato il possesso di 2 requisiti fondamentali, che riguardano la situazione reddituale del nucleo familiare. Nello specifico, per accedere al Reddito di inclusione è necessario:

- avere un ISEE pari o inferiore a 6.000 euro;
- avere un ISR pari o inferiore a 3.000 euro.

Entrambi gli indicatori sono utili a definire la situazione economica del nucleo familiare. Come probabilmente saprai, l’Indicatore della situazione economica equivalente (ISEE) è uno strumento che viene adottato col fine di assicurare le varie misure di sostegno pubblico solo a chi ne ha effettivamente bisogno, sulla base non solo del reddito, ma anche di altri fattori come le proprietà immobiliari, i depositi bancari o il numero di figli a carico. Si ricorre così all'ISEE per la concessione dell'assegno di maternità, il bonus bebè, gli ANF, ovvero gli assegni per il nucleo familiare, le prestazioni scolastiche e universitarie, le agevolazioni per le utenze domestiche, come bonus gas e bonus elettrico e così via. La novità è che dal 1° Settembre 2018 l'Isee potrà essere richiesto solo attraverso una DSU precompilata (si parla in proposito di Isee precompilato).

L’Indicatore della Situazione Reddituale (ISR), invece, è meno conosciuto, ma altrettanto importante per capire con precisione qual è il reddito complessivo ai fini IRPEF così come risulta dalla dichiarazione presentata, al netto dell’affitto, di una detrazione per lavoro dipendente fino a 3.000 euro e di altre detrazioni. L’ISR è stato inserito tra i requisiti fondamentali per l’accesso al Reddito di inclusione, in quanto impedisce ai soggetti proprietari di un immobile (casa di proprietà) di perdere il beneficio, pur trovandosi in una situazione di povertà.

Qualora la situazione economica del richiedente abbia recentemente subito una modifica, dovuta per esempio al licenziamento di uno dei due coniugi, egli potrà ottenere un calcolo più realistico della propria situazione economica grazie all’Isee corrente. Desideri avere delucidazioni su questo argomento? Leggi l’articolo “Isee corrente: cos’è e a cosa serve”.

Oltre all'ISEE e all'ISR, sono fissate altre soglie per l'accesso al beneficio del Reddito di Inclusione, come:
- il valore del patrimonio immobiliare (con esclusione della casa di abitazione) che non superare il valore di 20.000 euro;
- il valore del patrimonio mobiliare (conti correnti, azioni, polizze, ecc.) che non superare una soglia che va da 6.000 a massimo 10.000 euro a seconda del numero dei componenti del nucleo familiare.

Può godere del Reddito di Inclusione anche colui che svolge un’attività lavorativa (nel rispetto naturalmente dei requisiti reddituali), ma se perde il lavoro e percepisce la NASpI o altri ammortizzatori sociali decade dal beneficio.

Chi richiede il ReI, infine, non può risultare proprietario di imbarcazioni, così come di auto e moto immatricolati nei 24 mesi precedenti la presentazione della domanda.

Reddito di inclusione: a chi spetta

L’obiettivo del Reddito di Inclusione è sostenere i nuclei familiari che vivono in condizioni di forte disagio, aiutandoli dal punto di vista economico e lavorativo, così da evitare il rischio di esclusione sociale, che significa povertà unita ad emarginazione sociale. Il beneficio, perciò, spetta a tutti coloro che dimostreranno di avere una situazione economica in linea con le soglie di accesso prima identificate.

Ad ogni modo, l’attenzione del Governo e dell’Alleanza contro la povertà è rivolta in modo particolare ai nuclei familiari:

- con almeno un figlio minorenne
- con un figlio con disabilità (anche se maggiorenne)
- con una donna in stato di gravidanza (ricordiamo che per queste ultime è già in vigore il cosiddetto "Bonus mamma domani")
- con una persona di 55 anni o più in condizione di disoccupazione (a seguito di licenziamento, ecc.)

Esclusi dall’agevolazione gli stranieri giunti da poco in Italia, poiché il reddito di inclusione verrà concesso solo agli italiani e agli stranieri in possesso del permesso di soggiorno a lungo termine, che si ottiene dopo 5 anni di presenza stabile nel nostro Paese.

Reddito di inclusione: presentazione delle domande

Le domande per ottenere il Reddito di Inclusione (ReI) si potranno presentare, a partire dal 1° Dicembre 2017, presso il Comune di residenza. Quest'ultimo si farà poi carico di trasmettere la richiesta all’Inps.

Reddito di inclusione: importo dell'assegno

L’importo del beneficio non sarà uguale per tutti i richiedenti. Chiaramente i nuclei familiari più numerosi, quelli con disabili o minori a carico riceveranno un sussidio di importo maggiore. Per la corresponsione del Reddito di inclusione ci si basa sul calcolo della differenza tra il reddito disponibile e la relativa soglia di riferimento. Tale soglia, determinata dai redditi del nucleo familiare al netto di affitto e altre detrazioni, è riparametrata sulla base della numerosità familiare:

- 3.000 nel caso di un singolo;
- 4.710 euro nel caso di una famiglia con due componenti;
- 6.120 euro nel caso di una famiglia con tre componenti;
- 7.380 euro nel caso di una famiglia con quattro componenti;
- 8.550 euro nel caso di una famiglia con cinque componenti.

Stando a quanto disposto dal decreto la misura minima dell'assegno mensile non potrà essere inferiore ai 190 euro, né tantomeno superare i 485 euro (ovvero l’importo dell’assegno sociale 2017 dedicato ai cittadini anziani che si trovano in condizioni economiche disagiate). Per saperne di più, leggi: “Assegno sociale 2017: requisiti, importo e modulo di domanda

Dalla somma di denaro ottenuta, dovranno poi essere sottratti gli importi degli eventuali altri sussidi ricevuti dallo Stato, ad esclusione dell’assegno di accompagnamento.

Ricordiamo che l'assegno sarà concesso per non più di 18 mesi, poi bisognerà aspettare 6 mesi prima di poterlo richiedere.

Reddito di inclusione: come viene erogato il beneficio

L'assegno relativo al Reddito di Inclusione (ReI) viene corrisposto agli aventi diritto tramite una carta prepagata (Carta ReI) che viene ricaricata mensilmente. Questo metodo è sicuramente uno dei più pratici, soprattutto perché chi possiede già la Carta Acquisti o riceve il Sostegno di Inclusione Attiva sa già come utilizzarla.

Con la carta, dunque, sarà possibile fare acquisti, ma anche utilizzarla come Bancomat. In quest'ultimo caso potrà essere prelevato al massimo la metà dell'importo caricato mensilmente. 

Reddito di inclusione: i servizi per l’inclusione

Come si è in parte accennato, la misura per la lotta alla povertà introdotta dal Governo non si limita ad assicurare un sostegno economico alle famiglie svantaggiate, ma offre anche una serie di servizi finalizzati al loro inserimento o reinserimento lavorativo e all'inclusione sociale. A tal fine, con l'ausilio dei Comuni, dei Centri sociali, dei Servizi Sanitari e dei Centri per l'Impiego, sarà predisposto per ciascun nucleo familiare un "progetto personalizzato" volto al superamento della condizione di povertà, che terrà conto del grado di istruzione, della situazione lavorativa e del profilo di occupabilità, della condizione abitativa di ogni suo componente. Tradotto questo significa che chi riceve il sussidio deve ad esempio impegnarsi in attività sociali, frequentare corsi di formazione, assicurare la frequenza scolastica dei figli, impegnarsi attivamente nella ricerca del lavoro ed accettare eventuali proposte e così via.

Per raggiungere questo obiettivo, il 15% dei fondi disponibili sarà destinato ai Comuni, che dovranno impegnare il denaro pubblico nella creazione e nel miglioramento dei servizi di inclusione attiva.

L'obiettivo è quello di predisporre una struttura nazionale permanente, che affiancherà le amministrazioni territoriali (ovvero i Comuni) offrendo loro un ausilio nell’attuazione della normativa e il supporto tecnico di cui necessitano. Tale struttura dovrà essere in grado di svolgere diversi compiti, tra cui:
- realizzare attività di promozione e sostegno all’implementazione del Rei a livello locale;
- formare il personale, rendendolo competente alla promozione e all’implementazione del Rei;
- costituire una Community per la condivisione di esperienze, metodi e strumenti di lavoro;
- diffondere le linee guida, i protocolli formativi e operativi;
- realizzare incontri informativi e di assistenza tecnica;
- effettuare interventi di ausilio alle realtà locali, in accordo con la Regione interessata, qualora si trovassero in difficoltà nella realizzazione del REI.

Reddito di inclusione: come evitare la “trappola della povertà”

Nel Memorandum che abbiamo più volte citato, c’è un accenno a quelli che il Governo chiama “meccanismi per evitare la trappola della povertà”. Di cosa si tratta? La trappola della povertà è una situazione che si riscontra quando non vi è alcun incentivo per le persone che versano in una situazione di disagio economico a cercare un lavoro, in quanto ogni reddito addizionale sarebbe compensato da perdite di benefici sociali e aumenti delle imposte.

Per questo motivo il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali sostiene l'importanza di lavorare sulle cause che hanno determinato la situazione di povertà. Come? Attraverso - appunto - un "progetto personalizzato", con obiettivi e risultati attesi, che parta dalle condizioni e dai bisogni della famiglia e su di essi articoli una serie di interventi appropriati.

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