Rimborso TARI: ecco come presentare l'istanza

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A seguito del clamore mediatico sollevato in merito alla questione dell'errato calcolo della TARI da parte di alcuni comuni, il Ministero dell'Economia e delle Finanze si è trovato costretto ad intervenire con una propria circolare con l'obiettivo di illustrare le corrette modalità di calcolo della tassa e di fornire ai contribuenti i chiarimenti necessari in ordine alle eventuali richieste di rimborso TARI. Ma vediamo di riepilogare in sintesi la questione e soprattutto di spiegare con quali modalità chiedere tale rimborso.

Rimborso TARI: perché è sorta la questione

La discussione era sorta in merito alla parte variabile della Tari per le utenze domestiche. Taluni comuni, infatti, avevano computato la quota variabile sia in relazione all’abitazione che alle pertinenze (ad esempio garage o cantine) determinando in tal modo una tassa più alta rispetto a quella che sarebbe risultata se applicata una volta sola rispetto alla superficie totale dell'abitazione.

Ma per capire l'errore che si è determinato, vediamo di spiegare nel dettaglio come si determina la tariffa della Tari. Il regolamento adottato con il Dpr 158/1999, dispone che la tariffa - articolata nelle fasce di utenza domestica e non domestica - è composta da due parti:

- fissa, determinata in base alla superficie e alla composizione del nucleo familiare;
- variabile, rapportata alle quantità di rifiuti indifferenziati e differenziati conferiti da ogni singola utenza. Tale quantità è espressa in kg. Se non è possibile determinare tale quantità, la tarrifa viene determinata applicando uno specifico coefficiente di adattamento.

Ora la circolare del Ministero chiarisce che nel concetto di utenza domestica rientrano sia le superfici adibite a civile abitazione sia quelle relative alle pertinenze (box auto, cantine, ecc.). Questo comporta che mentre la quota fissa della Tari è pari alla superficie completa dell'immobile (alloggio + pertinenze) per la tariffa unitaria corrispondente al numero degli occupanti, la quota variabile corrisponde ad un valore rapportato al numero degli occupanti, che non va moltiplicato per i metri quadrati dell’utenza. Facciamo un esempio per capire meglio il concetto.

Supponiamo che un immobile abitato da due componenti si componga di 100 mq a cui si aggiungono 25 mq di cantina (superficie totale 125 mq). Supponiamo che la tariffa Tari relativa alla quota fissa sia pari a 1,20 euro, mentre la parte variabile sia pari a 150 euro. Molte amministrazioni hanno in pratica calcolato la Tari in questo modo:

Abitazione
- quota fissa: mq 100 x 1,20 euro = 120,00
- quota variabile: 150 euro

Cantina
- quota fissa: mq 25 x 1,20 euro = 30,00
- quota variabile: 150 euro

Importo totale TARI da pagare = 450,00 euro

In realtà, stando alle precisazioni contenute nella circolare del Ministero, la TARI avrebbero dovuto calcolarla in questo modo:

Immobile (Abitazione + Cantina)
- quota fissa: mq 125 x 1,20 euro = 150,00
- quota variabile: 150 euro

Importo totale TARI da pagare = 300,00 euro

Come appare evidente dall’esempio fatto, se si conteggia la parte variabile due volte, ossia in riferimento sia all’abitazione che al box auto, l’importo della TARI risulta molto più elevato rispetto al caso in cui venga conteggiato una sola volta, ossia con riferimento all'unico immobile.

Del resto - sostiene il Ministero - la cosa appare perfettamente logica perchè se fosse come sostengono i comuni non solo alla cantina si attribuirebbe una capacità di produrre rifiuti ben superiore a quella delle abitazioni, ma lo stesso nucleo familiare, che costituisce un parametro per la definizione della parte variabile, verrebbe preso in considerazione due volte. 

Il Ministero dell'Economia e delle Finanze sostiene, quindi, che la parte variabile della tariffa sui rifiuti va calcolata una sola volta in relazione alla superficie totale dell’utenza domestica.

Rimborso TARI: come richiederlo

In virtù di quanto riportato nel paragrafo precedente, se anche tu sei fra quelli che hanno riscontrato un errato calcolo della parte variabile della TARI, effettuato dal comune o dal soggetto gestore del servizio rifiuti, sappi che c'è la possibilità di richiedere il rimborso di quanto indebitamente pagato o la compensazione sulle bollette future.

Prima però di formulare l'istanza di rimborso è opportuno fare delle verifiche. A tal proposito ti consigliamo di tirar fuori dai cassetti gli avvisi di pagamento relativi alla TARI utenza domestica, spediti dal Comune negli ultimi anni, e di verificare se relativamente alle pertinenze la quota variabile è presente o meno. Tale informazione è rintracciabile nella sezione "dettaglio importi" dell'avviso. Ricordiamo ancora una volta che, secondo il Ministero, la quota variabile deve essere presente solo per l'abitazione, non anche per le eventuali pertinenze. Rifacendoci all'esempio fatto, qualora rilevassi l'errore potresti chiedere un rimborso di 150 euro.

Il ricalcolo, tuttavia, va effettuato dal 2014 in avanti e non prima, dunque l'eventuale rimborso potrebbe abbracciare al massimo un periodo di tre anni. Ricordiamo, infatti, che prima del 2014 era in vigore la TARSU, la Tassa per lo Smaltimento dei Rifiuti Solidi Urbani, che aveva regole e meccanismi di calcolo diversi da quelli applicati per la TARI, istituita solo nel 2014 dalla Legge n. 147/2013.

Riguardo alle modalità, c'è da dire che l'istanza di rimborso non richiede particolari formalità, dunque può essere effettuata attraverso una comunissima lettera. Se non sai esattamente cosa scrivere, allora prendi spunto da questo modulo di richiesta di rimborso TARI per eccedenza versata che Moduli.it ha predisposto per te. L'importante è che contenga i seguenti dati: nominativo e indirizzo del contribuente, importo versato e quello di cui si chiede il rimborso nonché i dati identificativi della pertinenza che è stata computata erroneamente nel calcolo della TARI.

Attenzione: se la gestione della TARI è stata esternalizzata, l'istanza di rimborso va indirizzata alla società che se ne occupa su mandato del Comune e non a quest'ultimo.

Ti ricordiamo, comunque, che hai 5 anni di tempo per presentare l'istanza di rimborso. Tale termine decorre dal giorno del versamento, ovvero da quello in cui è stato accertato il diritto alla restituzione (art. 1 comma 164 della legge 296/2006).

Ricevuta l'istanza, il Comune ha 180 giorni di tempo per effettuare il rimborso delle somme versate e non dovute. Se, trascorso questo periodo, non ottieni alcun riscontro, puoi proporre ricorso alla commissione tributaria provinciale territorialmente competente. La stessa cosa puoi fare nel caso in cui il Comuni neghi il rimborso, ma in una simile ipotesi la proposizione del ricorso va fatta entro e non oltre il termine di 60 giorni dalla comunicazione di rigetto.

Rimborso TARI: rischio rincari

Come dire "tutto è bene quel che finisce bene". In realtà le Associazioni dei Consumatori hanno il timore che le perdite che registreranno i bilanci comunali per effetto di questi rimborsi, possano spingere le Amministrazioni locali ad aumentare la TARI per il prossimo anno, considerando che il costo dello smaltimento dei rifiuti tutto sommato rimane invariato.

Inoltre le stesse Associazioni sostengono che la TARI percepita indebitamente, andrebbe restituita dai Comuni senza bisogno che il contribuente sia costretto a presentare un'apposita istanza di rimborso, anche perchè - spiegano - molte amministrazioni non specificano nei propri avvisi di pagamento la ripartizione della quota variabile in riferimento alle pertinenze. In una simile ipotesi è chiaro che per il contribuente sarebbe impossibile procedere a qualunque verifica.

Ad ogni modo noi dubitiamo che i Comuni procedano di loro spontanea volontà alla restituzione della Tari, come dire ad una sorta di "rimborso automatico" ragion per cui il nostro consiglio è di presentare l'istanza quanto prima.

Concludiamo segnalandoti che molte Associazioni dei Consumatori hanno istituito appositi sportelli con l'obiettivo di fornire consulenza ed assistenza ai cittadini su questa specifica questione. Da parte sua l'ANCI, sta valutando la possibilità di attivare un tavolo di confronto con le associazioni dei consumatori per assicurare la massima celerità nella restituzione delle somme, oltre che l'applicazione di criteri uniformi per tutti i comuni.

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15298 - Maria Giovanna
16/06/2009
Buongiorno a tutti, ho acquistato un frigorifero nel 2008 e quello vecchio l'ho tenuto in cantina per tutto questo tempo e solo adesso mi sono decisa a smaltirlo. Secondo voi posso usufruire ugualmente della detrazione del 20% con l'autocertificazione datata 2009?? Grazie in anticipo

15291 - rinaldo
25/05/2009
La Circolare 27 aprile 2007 n°24/E stabilisce quanto segue: "Ai fini del riconoscimento della detrazione in esame si rende necessaria, oltre alla documentazione attestante l'acquisto dell'apparecchio – che deve essere costituita da fattura o da scontrino (c.d. parlante) recante i dati identificativi dell'acquirente, la classe energetica non inferiore ad A+ dell'elettrodomestico acquistato e la data di acquisto – una ulteriore documentazione da cui si possa evincere l'avvenuta sostituzione dell'elettrodomestico. A tal fine, il contribuente è tenuto a redigere apposita autodichiarazione, da conservare ed esibire agli uffici dell'Agenzia delle entrate in caso di eventuali richieste, dalla quale risulti la tipologia dell’apparecchio sostituito(frigorifero, congelatore, ecc…) e le modalità utilizzate per la dismissione dello stesso. La certificazione dovrà recare l'indicazione dell'impresa o dell’ente cui è stato conferito l’apparecchio o che abbia provveduto al ritiro o allo smaltimento dello stesso.

15289 - Dario
30/04/2009
Salve,faccio una piccola domanda: Utilizzo l'autocertificazione per lo smaltimento del frigorifero,ma l'agenzia della entrate come verifica tutto ciò,ae volesse farlo? Ci vorrà un documento dell'azienda che si è occupata dello smaltimento,questo quesito mi è stato posto al caf e mi hanno sconsigliato di procedere se ho solo l'autocertificazione senza nessun'altra documentazione del vecchio frigorifero...se qualcuno può rispondermi,fra pochi giorni presento il 730!

15288 - Tiziana
30/04/2009
...e se uno lo smaltisce per conto suo in un "oasi ecologica"? ..chissà se rilasciano una dichiarazione di presa in carico..

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