Rottamazione liti fiscali: ecco come aderire

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Se in qualità di contribuente hai una contenzioso aperto con l'Agenzia delle Entrate e oggi sei più che mai intenzionato a porre la parola fine sulla questione, sappi che hai una interessante opportunità: fino al 2 Ottobre 2017 puoi aderire ad una procedura agevolata che ti consente di versare gli importi contenuti nell’atto impugnato dall'Agenzia delle Entrate al netto delle sanzioni collegate ai tributi e degli interessi di mora. Dunque un bel risparmio per le tue finanze. Ma vediamo nel dettaglio quali liti possono essere per così dire sanate attraverso questo provvedimento e quali sono i passi da compiere per aderire alla rottamazione liti fiscali.

Cosa può essere oggetto della rottamazione liti fiscali

Ai sensi dell’articolo 11 del Decreto Legge 24 aprile 2017, n. 50, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 giugno 2017, n. 96, è possibile attivare la procedura di rottamazione delle liti fiscali solo con riferimento a quelle cause pendenti in gradi diversi di giudizio (inclusa la Cassazione) in cui sia parte in causa l’Agenzia delle Entrate e l’atto introduttivo del giudizio in primo grado sia stato notificato alla controparte entro il 24 Aprile 2017. E’ importante, dunque, che alla data di presentazione della domanda, la causa non si sia conclusa con pronuncia definitiva.

Non è possibile aderire alla procedura di rottamazione liti fiscali nel caso in cui non sia possibile determinare il quantum dovuto dal contribuente.

Come detto se la domanda viene accolta è possibile pagare gli importi spettanti all’Agenzia delle Entrate al netto delle sanzioni e degli interessi di mora. Se la controversia ha ad oggetto unicamente sanzioni non collegate ai tributi o interessi di mora, aderendo alla rottamazione liti fiscali si ottiene un abbattimento al 40% degli importi da pagare.

Da quanto dovuto vanno naturalmente sottratti gli importi eventualmente già corrisposti dal contribuente.

Attenzione: nel momento in cui il contribuente inoltra la propria istanza, la controversia con l’Agenzia delle Entrate non viene automaticamente sospesa. E’ necessario, infatti, che il contribuente richieda espressamente la sospensione al giudice presso il quale la causa è pendente. Inoltrata la richiesta di sospensione, questa avrà effetto fino al 10 ottobre 2017 e in questo lasso di tempo il contribuente non è vincolato alla presentazione della domanda di rottamazione liti fiscali. Se, successivamente, il contribuente presenta l’istanza di definizione agevolata e paga quanto dovuto all’Agenzia (o quantomeno la prima rata), ha l’onere di richiedere la sospensione del giudizio, che opererà fino al 31 dicembre 2018. Con la richiesta di sospensione dovrà depositare copia della domanda di definizione e della ricevuta di versamento.

Rottamazione liti fiscali: quali termini

Come detto il termine ultimo entro cui i contribuenti interessati devono trasmettere la domanda e pagare l’intero importo agevolato o la prima rata in caso di rateazione per importi superiori ai 2.000 euro, è quello del 2 Ottobre 2017. Il limite di duemila euro si riferisce all’importo netto dovuto dal contribuente. Dunque attenzione: entro la data stabilita va non solo presentata la domanda, ma anche effettuato il versamento.

Se non ci sono somme da pagare, la rottamazione delle liti fiscali si perfeziona semplicemente con l’invio telematico della domanda.

In caso di pagamento dilazionato in tre rate, la prima rata deve essere di importo pari al 40% del totale delle somme dovute (e va pagata il 2 Ottobre), la seconda pari all'ulteriore 40% (il versamento va effettuato entro il 30 novembre), la terza e ultima rata, pari al residuo 20% con versamento entro il 2 luglio 2018. In caso di pagamento in due rate, la seconda ed ultima rata, pari al sessanta per cento, deve essere versata entro il 30 novembre 2017. Per le rate successive alla prima sono dovuti gli interessi legali a decorrere dal 3 ottobre 2017.

Nell’ambito della procedura di rottamazione liti fiscali, ci si può avvalere dell’istituto della compensazione. Ricordiamo che attraverso la compensazione il contribuente può utilizzare eventuali crediti d’imposta che vanta nei confronti del fisco per estinguere debiti della stessa natura o di altro tipo maturati nei confronti dello stesso, evitando in tal modo l’eccesivo aumento di adempimenti. Così se il contribuente vanta un credito IRPEF nei confronti del fisco di 1.000 euro e nel contempo ha un debito IVA dello stesso importo, ha la possibilità di compensare i due valori cosicché lui non deve nulla al fisco e questi non nulla deve al contribuente.

Come aderire alla rottamazione liti fiscali

Per quanto riguarda la richiesta di adesione, va detto che l'Agenzia delle Entrate ha predisposto uno specifico modello di domanda per rottamazione liti fiscali accompagnato dalle relative istruzioni. Com'è ormai prassi anche in questo caso la domanda può essere trasmessa esclusivamente con modalità telematica.

A tale scopo sul sito www.agenziaentrate.gov.it è disponibile l’applicazione “DCT” che permette ai contribuenti di compilare e trasmettere online l’istanza di rottamazione liti fiscali. Attenzione, non sono ammesse modalità di presentazione diverse da quella indicata, neppure mediante servizio postale o posta elettronica ordinaria o PEC (posta elettronica certificata).

Per effettuare la procedura il contribuente deve risultare abilitato ai servizi telematici Fisconline dell’Agenzia. Tradotto questo significa che il contribuente è tenuto preventivamente a registrarsi sul sito dell'Agenzia e, dunque, disporre di una Password e di un Codice PIN (il nome utente invece coincide con il codice fiscale).

Ricordiamo che la password scade ogni 90 giorni e dovrà quindi essere periodicamente rinnovata, mentre il Codice PIN, composto da 10 numeri, si può richiedere online compilando un modulo di richiesta che contiene alcuni dati identificativi oppure recandosi presso un qualsiasi ufficio dell'Agenzia delle Entrate con questo modello di richiesta PIN Fisconline debitamente compilato e con un valido documento di riconoscimento. Nel primo caso sarà il sistema informatico a fornire subito le prime 4 cifre del codice PIN, mentre nel secondo caso sarà direttamente il funzionario a rilasciarle. Le altre 6 con la password per il primo accesso, invece, saranno fornire mediante lettera spedita al domicilio del contribuente. In alternativa ci si può servire del servizio automatico che risponde al numero 848.800.444.

Una volta che si è in possesso di password e PIN è sufficiente loggarsi e accedere alla sezione Servizi per > Richiedere > Domanda definizione agevolata controversie tributarie pendenti (art. 11, D.L. 50/2017). A questo punto non resta altro che compilare e trasmettere la domanda.

Ritieni sia un procedura piuttosto complessa difficile da portare a termine? Nessun problema. Puoi rivolgerti ad un intermediario abilitato (ad esempio il tuo commercialista) o recarti presso un qualsiasi Ufficio territoriale dell’Agenzia. Se ti avvali del commercialista ricorda che questi è tenuto a rilasciarti copia della domanda nonché copia della ricevuta trasmessa dall’Agenzia delle entrate, che attesta l’avvenuto ricevimento della domanda e che costituisce prova dell’avvenuta presentazione della stessa.

La domanda di definizione, sottoscritta dal richiedente e dal soggetto eventualmente incaricato della trasmissione telematica, e le ricevute attestanti i versamenti effettuati devono essere conservati con cura dal contribuente fino alla definitiva estinzione della controversia.

Chiaramente spetta all’Agenzia delle Entrate verificare se ricorrono i presupposti fissati dalla legge e se le domande sono state presentate in maniera regolare. Questo significa che l’Agenzia potrebbe anche non accordare la rottamazione liti fiscali, nel qual caso avrebbe l’onere di informare il contribuente entro il termine perentorio del 31 luglio 2018. Il contribuente da parte sua può impugnare il provvedimento di diniego davanti allo stesso giudice presso il quale pende la lite, ma deve farlo entro 60 giorni dalla sua notifica.

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