Come fare per licenziare una badante o una colf

come fare per licenziare badante, come licenziare un lavoratore domestico

Abbiamo visto in questo articolo quali procedure seguire e quali moduli utilizzare per l'assunzione di una badante o di una colf. Ma cosa accade se la colf che abbiamo assunto in prova per un certo periodo non ci ha convinto pienamente e dunque non intendiamo confermarla? Se la badante che abbiamo scelto per l’assistenza di nostra madre si rifiuta di eseguire certe mansioni concordate inizialmente? Oppure se la stessa ha assunto atteggiamenti irrispettosi e oltraggiosi nei confronti dell'assistito o peggio si è macchiata di un grave reato (furto, aggressione, ecc.)? In tutti questi casi è possibile procedere con il licenziamento? E’ sempre necessario dare un preavviso? Cosa spetta al collaboratore domestico alla fine del rapporto? 

Cerchiamo di dare una risposta a tutte queste domande.

Licenziamento e termini di preavviso

Va subito precisato che nei rapporti di lavoro domestici, di regola a tempo indeterminato, il licenziamento del prestatore di lavoro può avvenire anche in assenza di una "giusta causa" o di un "giustificato motivo". Va rispettato, invece, il termine di preavviso di licenziamento che, secondo quanto previsto dal CCNL nel settore domestico, varia in funzione dell'orario di lavoro e dell’anzianità di servizio.

In particolare per i rapporti di lavoro pari o superiore alle 25 ore settimanali il preavviso è di:
- 15 giorni per anzianità di servizio presso lo stesso datore fino ai 5 anni;
- 30 giorni per anzianità oltre i 5 anni.

Nel caso, invece, di rapporti di lavoro inferiori alle 25 ore settimanali il preavviso è di:
- 8 giorni per anzianità di servizio presso lo stesso datore fino ai 2 anni;
- 15 giorni per anzianità oltre i 2 anni.

Per i dipendenti con alloggio (portieri privati, custodi di villa, ecc.) il preavviso è di:
- 30 giorni per anzianità di servizio presso lo stesso datore fino ad 1 anno;
- 60 giorni per anzianità oltre 1 anno.

I termini del preavviso decorrono dalla comunicazione del licenziamento.

Indennità sostitutiva di preavviso

In taluni casi il datore di lavoro potrebbe avere interesse a rinunciare al preavviso. Qualora ciò si verificasse il datore sarebbe tenuto a corrispondere al lavoratore l'indennità sostitutiva, pari alle retribuzioni (tredicesima inclusa) che il lavoratore avrebbe percepito se avesse lavorato durante il preavviso.

Facciamo un esempio. Supponiamo che il lavoratore percepisca un retribuzione mensile di 850 euro, abbia un rapporto di lavoro superiore alle 25 ore settimanali e possa vantare un'anzianità di servizio di 6 anni:
885/12 = 73,75 (rateo mensile tredicesima)
885 + 73,75 = 958,75 (retribuzione mensile comprensiva di tredicesima)
Indennità sostitutiva di preavviso: 958,75/30 * 15 = 479,37 euro.

In quali casi il preavviso non è dovuto

Il preavviso di licenziamento non è dovuto dal datore di lavoro nei seguenti casi:
- contratto di assunzione a tempo determinato che giunge a scadenza;
- mancato superamento del periodo di prova. L’indicazione di tale periodo deve essere chiaramente riportato nella lettera di assunzione. La decorrenza del periodo di prova è sospesa in caso di malattia, infortunio sul lavoro e malattia professionale);
- licenziamento per giusta causa. Tale ipotesi ricorre quando l'inadempimento è così grave da non consentire la prosecuzione neppure provvisoria del rapporto di lavoro. Ad esempio si può licenziare una badante per assenze ingiustificate e ripetute, furto, ingiurie e minacce nei confronti del datore di lavoro, rifiuto ad eseguire certe mansioni, aggressioni fisiche, molestie sessuali, ecc.

L'obbligo del preavviso non è previsto altresì in caso di risoluzione consensuale del rapporto. Questo il fac simile di lettera di risoluzione consensuale del rapporto di lavoro domestico.

Come fare per licenziare una badante o colf: la modulistica da utilizzare

L'intenzione di interrompere il rapporto va fatta sempre per iscritto. Questa le lettere-tipo di licenziamento che abbiamo predisposto per voi:

Diritti del lavoratore domestico

Con la cessazione del rapporto, il lavoratore domestico ha diritto di ricevere dal proprio datore l’ultima busta paga, comprensiva di retribuzione e di eventuali ratei di tredicesima e ferie maturati e non ancora corrisposti, e il trattamento di fine rapporto (tfr).

Inoltre entro 10 giorni dalla cessazione del rapporto il datore è tenuto a pagamento dei contributi dell'ultimo trimestre.

Comunicazioni obbligatorie da parte del datore

Il datore deve provvedere all’invio di una comunicazione all’Inps entro 5 giorni dall’interruzione del rapporto. Questo il modello di comunicazione variazioni del rapporto di lavoro domestico da inoltrare all'Inps

La comunicazione viene fatta attraverso uno dei seguenti canali:
- numero verde 803.164, fornendo i dati necessari, previa identificazione tramite PIN rilasciato dall'INPS;
- online: www.inps.it (home > servizi per il cittadino > servizi rapporto lavoro domestico > variazione rapporto di lavoro > cessazione). Tale opzione è riservata ad utenti registrati, in possesso di PIN rilasciato dall'INPS;
- intermediari quali CAF, Patronati e commercialisti, abilitati ai servizi telematici.

Se il dipendente è extracomunitario, il datore di lavoro dovrà inviare, sempre entro 5 giorni dal verificarsi dell’evento, una comunicazione scritta anche allo Sportello unico per l'Immigrazione.

Infine, in caso di lavoratore convivente, il datore è tenuto a comunicare la risoluzione del rapporto anche alla Questura nel termine di 48 ore dalla cessazione.

Cogliamo l’occasione per ricordare che chiunque a qualsiasi titolo, dà alloggio ovvero ospita un cittadino italiano (per più di 30 giorni) o uno straniero (a prescindere dalla durata), è tenuto a darne comunicazione scritta, entro quarantotto ore, all'autorità locale di pubblica sicurezza. Questo il modello di dichiarazione di cessione del fabbricato che il datore di lavoro nonché proprietario dell'immobile deve presentare all'Autorità di P.S. di competenza (Questura/Commissariato o in Comune in caso di mancanza di questi Uffici). Per maggiori informazioni segnaliamo la lettura dell'articolo "Come comunicare la cessione di un fabbricato".

Una comunicazione di senso contrario va dunque fornita sempre alla Questura in caso di cessazione del rapporto di lavoro.

Indennità di disoccupazione

Nel caso in cui i collaboratori domestici perdano involontariamente l’occupazione hanno diritto ad una indennità di disoccupazione. A tal proposito ricordiamo da quest’anno è entrata in vigore la Nuova Assicurazione Sociale Per l'Impiego chiamata NASPI.

Hanno diritto a riceverla cloloro che risultano in possesso dei seguenti requisiti:
1. stato di disoccupazione involontaria (licenziamento). Sono esclusi, dunque, quei lavoratori che si dimettono o risolvono il proprio rapporto consensualmente;
2. almeno 13 settimane di contributi nei ultimi 4 anni precedenti alla disoccupazione.
3. tranta giorni di lavoro effettivo nei 12 mesi prima della disoccupazione.

Per maggiori informazioni sull’argomento si rimanda alla lettura dell'articolo “Naspi, un nuovo sussidio per chi ha perso il lavoro”.

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51851 - francesca
03/04/2018
Avevo una domestica regolarmente assunta nel 2008 che dopo un breve periodo ho provveduto a licenziare in forma cartacea (all'epoca era ancora possibile farlo). Oggi ho scoperto che risulta ancora in essere il rapporto presso l'ufficio del centro per l'impiego. Come fare per risolvere il problema?

50686 - Redazione
23/10/2017
Assunta, sua suocera è libera di licenziare l'attuale collaboratore e assumerne un altro, indipendentemente dal fatto che ricorre una "giusta causa" o un "giustificato motivo". L'importante è che rispetti il termine di preavviso di licenziamento. In caso contrario sarebbe tenuta a corrispondere al collaboratore l'indennità sostitutiva.

50665 - Assunta
21/10/2017
Buonasera mia suocera sta licenziando la signora a contratto con 30 h settimanali e convivente che la aiuta in casa per motivi finanziari. In seguito assumerebbe un altro dipendente giornaliero. La Signora che la aiuta ha detto che serve la sua firma per procedere alla nuova assunzione (credo che si voglia avvalere di un eventuale ricorso di fronte a un giudice). La mia domanda è questa: può mia suocera riassumere un'altra persona senza incorrere in eventuali controversie? Lei è in regola con i contributi inps. Grazie per una vostra risposta

50645 - Federico
19/10/2017
Buongiorno, vi è ancora l'obbligo di inviare il modello relativo alla cessazione dell'ospitalità al lavoratore convivente extracomunitario all'autorità di pubblica sicurezza in caso di estinzione del rapporto di lavoro? In comune affermano che tale adempimento non è più obbligatorio. Grazie in anticipo.

48240 - Redazione
31/01/2017
Mariana, l'indennità di disoccupazione viene riconosciuta solo a chi ha perso involontariamente il lavoro e non ci sembra purtroppo che il suo caso possa essere ricompreso in una tale fattispecie.

48228 - Mariana N.
30/01/2017
Buona sera, se il datore di lavoro mi licenzia per il ritardato rientro al lavoro di tre giorni lavorativi, dopo una settimana di ferie per andare in Romania a rinnovare il passaporto, ho il diritto alla disoccupazione? Preciso che ho avvisato del ritardo e nel tempo di due anni di lavoro non ho mai fatto dei errori! Grazie Mariana.

46484 - Redazione
05/09/2016
Natascia, premesso che il lavoro straordinario deve avere un carattere di eccezionalità, il lavoratore che si rifiuti di lavorare può essere licenziato legittimamente, se non prova l’esistenza di giustificato motivo.

46475 - Natascia
03/09/2016
Buongiorno. Una colf assunta a tempo determinato x 25h settimanali può essere licenziata se rifiuta di eseguire ore extra pagate al di fuori del contratto?

46021 - Mariana ion
22/06/2016
Per motivi di salute non posso piu svolgere bene il mio lavoro. Lavorando per quattro famiglie come colf e avendo 30 ore settimanali mi hanno proposto di licenziarmi. Che devo fare per essere consapevole di quanto accade ? Grazie, Mariana!

45269 - Redazione
22/04/2016
Fulvio, in caso di morte del datore di lavoro il rapporto può essere risolto, ma con il rispetto dei termini di preavviso (o il pagamento della corrispondente indennità di mancato preavviso), che variano a seconda se il rapporto è inferiore o superiore alle 25 ore settimanali. E’ previsto altresì l’obbligo di comunicazione della cessazione all'Inps.