Ciclisti e Codice Stradale: 10 regole per evitare le multe

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La bicicletta è un mezzo di trasporto estremamente intelligente: non inquina, non ingombra, si parcheggia molto più facilmente di un’automobile, ma soprattutto è più economica, senza contare che facendo movimento, andare in bici fa anche bene alla salute. Ci sono dunque tanti buoni motivi per decidersi a comprare una bici ed usarla tutti giorni, non solo per qualche occasionale pedalata nel weekend. A patto, però, che la si utilizzi con prudenza e nel rispetto delle regole. Se ti stai chiedendo “Quali regole?” la risposta è semplice: quelle del Codice della Strada. Non dimenticare che l’uso delle biciclette, in quanto velocipedi, viene disciplinato dal Codice, come accade per qualsiasi altro mezzo di trasporto.

All’atto pratico ciò vuol dire che se vieni beccato dalle Forze di Polizia mentre commetti un’infrazione, rischi una sanzione, al pari di un’automobilista. Per evitare le multe c’è solo una cosa da fare: conoscere le regole e attenersi ad esse, una volta in sella alla tua due ruote. In questo articolo Moduli.it propone a tutti i ciclisti, ma anche a semplici curiosi, una breve guida sull’argomento, specificando cosa si può e cosa non si può fare quando si guida una bicicletta.

Ciclisti e Codice della Strada: la normativa di riferimento

Quanti ciclisti in Italia pedalano senza sapere quali sono le norme da rispettare, quando salgono in sella alla propria bicicletta? Visto e considerato le numerose multe elevate ogni anno dalla Polizia, abbiamo ragione di credere che non siano affatto in pochi. Se sei uno fra questi, abbiamo una buona notizia per te: leggendo questo articolo avrai a tua disposizione tutte le informazioni utili per evitare le sanzioni ed altri ben più gravi problemi, legati alla circolazione ma soprattutto alla tua incolumità.

Innanzitutto devi sapere che la circolazione dei velocipedi è disciplinata dall’articolo 182 del Codice della Strada, che è strutturato di 10 commi: ogni comma rappresenta in buona sostanza una regola da seguire per essere un ciclista diligente ed evitare di arrecare danno a te stesso e agli altri ciclisti su strada. L’elenco che segue prende spunto, dunque, dal Codice della Strada.

- Regola 1: i ciclisti devono circolare su un’unica fila, sia nei centri abitati sia fuori. I ciclisti possono viaggiare affiancati solo nei centri abitati, quando condizioni della circolazione lo permettono. È possibile che 2 ciclisti viaggino uno affianco all’altra, ma non possono mai essere più di 2. Fuori dai centri abitati fanno eccezione i minori di 10 anni, che possono pedalare alla destra del ciclista più esperto.

- Regola 2: i ciclisti devono reggere il manubrio con almeno una mano, mentre l’altra può eventualmente essere utilizzata per segnalare le proprie intenzioni. Ad ogni modo essi devono avere libero l'uso delle braccia e delle mani. Inoltre devono essere sempre in grado di muoversi con prontezza e libertà, assicurandosi un’ottima visuale sia di fronte, che ai lati.

- Regola 3: i ciclisti non possono trainare né farsi trainare da altri veicoli oppure condurre animali al guinzaglio.

- Regola 4: i ciclisti hanno l’obbligo di condurre il mezzo a mano nel caso in cui costituiscano pericolo o intralcio per la circolazione. In questo caso i ciclisti sono assimilati ai pedoni, dunque devono muoversi con prudenza.

- Regola 5: non è possibile trasportare persone in bicicletta, a meno che il mezzo non sia adeguatamente attrezzato. Nello specifico, un maggiorenne può trasportare un minore fino a 8 anni di età, purché il mezzo sia dotato di un apposito seggiolino (articolo 68, comma 5 C.d.S.). Non è possibile trasportare più di un minore contemporaneamente, mentre sopra i 22kg non esistono seggiolini omologati.

- Regola 6: i velocipedi omologati al trasporto di altre persone oltre al conducente (ad esempio i risciò) devono però essere condotti esclusivamente da quest’ultimo.

- Regola 7: sulle categorie di velocipedi appena citate, non è possibile trasportare più di 4 persone adulte (compresi i conducenti), al contrario è possibile trasportare contemporaneamente 2 minori fino a 10 anni.

- Regola 8: il trasporto di oggetti è limitato dal fatto che questi debbano essere solidamente assicurati sul mezzo, senza sporgere lateralmente o longitudinalmente, limitando la visibilità e la mobilità dei ciclisti. Il trasporto di animali, invece, è consentito solo se questi ultimi vengano accuratamente riporti in un contenitore adeguato alla loro stazza. (Art. 170 C.d.S.).

- Regola 9: i ciclisti devono sempre usare le piste ciclabili, laddove siano state predisposte.

- Regola 10: i ciclisti che circolano fuori dai centri abitati mezz'ora dopo il tramonto del sole e/o mezz'ora prima del suo sorgere devono indossare il giubbotto o le bretelle retroriflettenti ad alta visibilità. La medesima attrezzatura è obbligatoria anche sotto le gallerie.

Ciclisti, regole stradali ed equipaggiamento del mezzo

Ora che sai quali sono le 10 norme che disciplinano la circolazione dei ciclisti ed in generale tutti i conducenti di un velocipede, passiamo ad approfondire alcune nozioni circa l’equipaggiamento del mezzo. Se acquisti o hai acquistato una bicicletta nuova è molto probabile che sia già dotata di tutti i dispositivi obbligatori per legge. Al contrario, se hai comprato una vecchia bici di seconda mano, è probabile che manchino le luci o altri elementi assolutamente necessari alla circolazione nel rispetto della normativa vigente. Riassumendo ai minimi termini, devi assicurarti che la tua bici sia provvista di:

- luce posteriore rossa;
- luce anteriore bianca o gialla;
- catarifrangente rosso posteriore;
- catarifrangenti gialli su pedali e su raggi delle ruote;
- giubbotto catarifrangente (mezz’ora dopo tramonto e mezz’ora prima dell’alba);
- il campanello.

Ci sono, poi, alcuni elementi che non è obbligatorio installare o indossare sulle due ruote, tuttavia sono estremamente utili, per garantirsi e garantire agli altri sicurezza ed efficienza nella guida e nella segnalazione di intenzioni o pericoli. Questi elementi sono:

- il giubbotto catarifrangente (indossato anche di giorno);
- il casco;
- lo specchietto.

Una riflessione particolare merita a nostro avviso il casco: che dia un contributo in termini di sicurezza a chi va in bicicletta potremmo perfino ritenerlo scontato. Eppure studi condotti in alcuni paesi come Canada, Regno Unito e Norvegia dimostrano come l'obbligatorietà del casco abbia determinato solo una riduzione nell'uso della bici, lasciando pressoché costante l'incidenza degli infortuni in termini percentuali. Come sia possibile tutto ciò? Secondo gli studiosi l'uso del casco rende il ciclista più sicuro e dunque con una maggiore propensione al rischio.
Al di là di quanto possano dirci questi studi e benché la legge italiana non preveda un suo uso obbligatorio, noi siamo dell'avviso che il casco rappresenti una dotazione estremamente importante nella prevenzione degli infortuni. Specie nei casi in cui l'impatto o la caduta risulta particolarmente rovinosa, indossare un casco potrebbe anche salvarci la vita.

Ciclisti italiani e sanzioni amministrative: ecco a quanto ammontano

I ciclisti che violano le disposizioni elencate nell’articolo 182 del Codice della Strada possono essere sanzionati dalle Forze di Polizia e per questo ritrovarsi a dover pagare sanzioni che vanno da 25 a 99 euro. I conducenti di velocipedi abilitati al trasporto di più persone, invece, sono chiaramente sottoposti a multe più onerose, che partono da 41 euro fino ad arrivare a 168 euro.

Ciclisti: come tutelarsi contro possibili incidenti

Sebbene non occorra prendere la patente o il patentino per guidare una bicicletta o un qualsiasi altro velocipede, è necessario che i ciclisti osservino le disposizioni del Codice e pedalino sempre con prudenza e buon senso. Scriviamo ciò perché, come potrai immaginare, per causare un incidente e farsi male, oltre che fare male agli altri, non sempre occorre violare la legge, al contrario basta una piccola distrazione o imprudenza.

Visto che per le bici, diversamente da quanto accade per le auto, non è obbligatoria l'assicurazione, come ci si può tutelare contro i danni provocati a terzi? Una soluzione può consistere nella stipula di una polizza RC CAPOFAMIGLIA, che copre il rischio di responsabilità civile. In pratica, sottoscrivendola, tuteli tutta la famiglia dai danni provocati con l'uso della bici da un soggetto interno al nucleo familiare. Vuoi un esempio pratico? Se tua figlia, tuo padre o un qualsiasi ciclista all’interno del nucleo familiare resta coinvolto in un incidente o investe un pedone, l’assicurazione RC CAPOFAMIGLIA copre i danni provocati dall’incidente.

Ciclisti lavoratori: quando c'è l'indennizzo dall'INAIL

Qualora utilizzassi la bici per andare al lavoro e nel tragitto casa - luogo di lavoro subissi un incidente, potresti essere risarcito dall'INAIL, l'Istituto Nazionale Assicurazione Infortuni sul Lavoro. In questi casi si parla di infortunio “in itinere” che risulterà indennizzabile nel caso in cui l'incidente avvenga durante il "normale" percorso di andata e ritorno dal luogo di abitazione a quello di lavoro, in orari confacenti con quelli lavorativi. Non necessariamente deve trattarsi del percorso più breve, visto che la scelta potrebbe cadere anche su un percorso più lungo, ma magari meno trafficato o più sicuro perchè dotato di piste ciclabili.

Nel caso in cui il lavoratore cambi percorso e tale deviazione non sia giustificata da cause di forza maggiore (ad es. il "normale" percorso era interrotto per lavori) o da esigenze essenziali ed improrogabili (ad es. un membro della famiglia aveva accusato un malore e il lavoratore doveva fare immediato rientro a casa), la tutela assicurativa non opera.

Inoltre l'uso della bici deve essere giustificato dalla mancanza di mezzi di trasporto pubblici dall’abitazione del lavoratore al luogo di lavoro (o quando questi non coprono l’intero percorso), nonché quando non c’è coincidenza fra l’orario dei mezzi pubblici e quello di lavoro (il primo bus passa alle 19.45, impiega 40 minuti per raggiungere il luogo di lavoro ma l'inizio del turno del mattino è alle 8.00) oppure quando l’attesa e l'uso del mezzo pubblico distoglie il lavoratore dalla propria famiglia per troppo tempo (la fine del turno di lavoro è alle 17, ma il primo bus utile è solo alle 19.30).

Non ha alcuna rilevanza, invece, il fatto che l'infortunio sia accaduto per negligenza, imprudenza, imperizia o violazione di norme del codice della strada (pedalava in contromano, guidava senza mani, ecc.). In questi casi l'infortunio resta comunque indennizzabile, a meno che non si ravvisi un comportamento più grave da parte del lavoratore: abuso di alcolici e psicofarmaci, uso non terapeutico di stupefacenti e allucinogeni, ecc.

Ciclisiti: risarcimento in caso di sinistro con veicoli a motore

In caso di un incidente con un veicolo a motore, i ciclisti (così come i pedoni) sono responsabili solo se viene loro imputata una colpa. In tutti gli altri casi la responsabilità è da imputarsi all'automobilista, dunque è quest'ultimo a dover risarcire il ciclista. Tuttavia è bene sapere che in caso di sinistro la Constatazione Amichevole di Incidente non si applica ai velocipedi. Dunque il modulo CAI (o modulo CID) non può essere utilizzato nel caso in cui un incidente veda coinvolto un mezzo a motore e una bici.

Inoltre, come abbiamo già spiegato nell'articolo "Incidenti in bicicletta: come ottenere il risarcimento", in questi casi non si applica la procedura del risarcimento diretto. Questo significa che il ciclista deve necessariamente indirizzare la propria istanza di risarcimento alla compagnia assicurativa del danneggiante. Questo il fac simile della lettera di richiesta risarcimento danni subiti con la bicicletta che puoi scaricare gratuitamente dal nostro portale.

Ciclisti italiani e multe: se ne sentono di tutti i colori

Sfogliando le pagine dedicate alla cronaca locale è possibile comprendere a pieno quanto il fenomeno delle multe ai ciclisti sia sempre più esteso e sempre più importante. Se a Ferrara, capitale italiana della bicicletta, sono in molti i ciclisti ad essere stati beccati contromano ed altrettanti sembrano essere stati multati perché passati col rosso al semaforo, in altre città si moltiplicano le multe per guida in stato di ebbrezza o guida con il cellulare. Quando si verifica un sinistro stradale ed è coinvolto un ciclista, spesso si tiene in considerazione la velocità alla quale egli procedeva. Ti ricordiamo che il limite è fermo a 30km/h e che anche i ciclisti possono essere multati per mancato rispetto dei limiti di velocità.

Non è tutto, poiché molti ciclisti vengono altresì sanzionati per mancanza di adeguato equipaggiamento come il giubbotto catarifrangente e le luci inesistenti o non funzionanti.

Nonostante il comportamento degli italiani alla guida dei velocipedi sia discutibile, è altrettanto vero che l’intransigenza delle forze di polizia può talvolta considerarsi “fantasiosa”. Basti pensare al caso della ciclista di Bassano del Grappa, multata per essere caduta dalla bici e ritenuta “incapace” di guidare un velocipede. In questi casi è bene seguire l’esempio della ciclista veneta, che ha fatto ricorso e ha ottenuto l’annullamento della multa e il risarcimento delle spese per la contestazione del verbale.

Ciclisti e Sanzioni amministrative: ecco quando e come fare ricorso

Se hai rispettato le regole sopra indicate e non hai violato altre norme del Codice Stradale, ma hai comunque ricevuto una sanzione amministrativa per un motivo che ritieni essere bizzarro, puoi contestare la multa facendo ricorso al Giudice di Pace. Se, invece, il verbale riporta evidenti errori o vizi di forma (in quanto manca ad esempio il riferimento all’agente cha ha elevato la contravvenzione, l’articolo violato ecc.) puoi fare ricorso al Prefetto.

Da questo portale potrai scaricare tutta la modulistica utile per intraprendere entrambe le procedure. Così se è tua intenzione fare ricorso al Prefetto hai 2 possibilità: presentare il modulo di ricorso all’organo accertatore oppure direttamente negli uffici della Prefettura. Questo è il modulo di ricorso diretto al Prefetto, mentre questo è il modulo di ricorso al Prefetto tramite organo accertatore (ad es. polizia municipale). Hai 60 giorni di tempo, dalla data della contestazione, per intraprendere il procedimento utile al ricorso. Per avviare la pratica non dovrai far altro che depositare personalmente i moduli oppure inoltrarli tramite posta raccomandata con avviso di ricevimento o PEC (Posta Elettronica Certificata). Ulteriori informazioni sulla procedura di ricorso al Prefetto sono disponibili nella guida che abbiamo dedicato all’argomento.

Al contrario, se preferisci fare ricorso al Giudice di Pace, devi agire entro 30 giorni (e non 60) dalla data della contestazione della violazione, recandoti presso gli uffici territoriali del Giudice di Pace oppure inviando tramite posta raccomandata con avviso di ricevimento tutta la documentazione utile. Nello specifico, questo è il modulo da scaricare, compilare e inoltrare secondo le modalità stabilite. Ulteriori informazioni sulla procedura di ricorso al Giudice di Pace sono reperibili nella guida che abbiamo redatto sull’argomento.

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