Piani di accumulo: cosa sono e quali opportunità offrono

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La situazione economica accenna a qualche miglioramento, lo testimoniano alcuni dati che i media diffondono da qualche mese a questa parte: migliora la produzione industriale, aumentano in consumi, migliorano gli indici di fiducia dei consumatori. Ciò che non muta, invece, è l'impiego del risparmio. Gran parte degli italiani, ormai sfiduciati dagli scandali di molte banche, pur conservando un'elevata propensione al risparmio, preferiscono mantenere liquidi i propri capitali, magari depositati sul conto corrente o tenuti sotto il materasso, e non assumere il minimo rischio relativamente ad un eventuale impiego alternativo. Con i titoli di stato che praticamente non offrono più rendimenti, chi investe (lo fa un italiano su tre) preferisce affidarsi ai fondi comuni di investimento, alle polizze assicurative e alla previdenza integrativa. Eppure ci sono strumenti o meglio modalità di investimento a prova di crisi: alludiamo ai cosiddetti "piani di accumulo del capitale" (PAC), una soluzione che ti consente di frazionare l’importo che vuoi investire in quote periodiche anche di piccola entità, proprio come avviene quando fai un acquisto a rate.

In pratica con un piano di accumulo puoi investire da subito i tuoi risparmi senza aspettare di aver accantonato una grande somma, ma soprattutto senza esporsi al rischio di fasi prolungate di ribasso dei mercati finanziari. Vediamo di approfondirne caratteristiche e vantaggi.

Piani di accumulo: in cosa consistono

Lo abbiamo sempre sostenuto, qualunque sia la tua capacità di risparmio mensile è sempre consigliabile, se vuoi pensare di investire i tuoi capitali, affidarsi alla consulenza di un esperto. Non a caso ti abbiamo parlato del promotore finanziario, un professionista che conosce prodotti e mercati finanziari e prospetta al cliente le migliori soluzioni di investimento, spiegandone vantaggi, costi e rischi.

Se la tua propensione al rischio è molto bassa e l'unico obiettivo è accumulare un capitale che potrà utilizzare tuo figlio nel momento in cui si iscriverà all'università o tu direttamente quando sarà il momento di andare in pensione, vedrai che anche il consulente di banca o il promotore finanziario ti consiglierà di investire i risparmi mensili, piccoli o grandi che siano, in uno strumento finanziario (fondo comune di investimento, ETF, Sicav, fondo pensione o altro) attraverso un Piano di Accumulo del Capitale (PAC). 

Abbiamo citato in poche righe una serie di termini che forse ti risulteranno sconosciuti. Vediamo, dunque, di capirne meglio il significato.

Il Fondo Comune di Investimento è paragonabile ad un enorme salvadanaio dove confluiscono i risparmi di tanti risparmiatori e la cui gestione è affidata a una società esperta nel settore degli investimenti finanziari. Dunque con un fondo comune c'è la possibilità di diversificare il proprio portafoglio e di beneficiare di un servizio di investimento qualificato e altamente professionale. Invece l’ETF, acronimo che sta per Exchange Traded Fund, non è altro che un particolare fondo che ha come unico obiettivo d’investimento quello di replicare l’indice al quale si riferisce (benchmark) attraverso una gestione totalmente passiva (e non attiva come accade con i fondi). L’ETF è negoziato in Borsa come una qualsiasi altra azione. La SICAV, infine, è una società di investimento molto simile a un fondo comune, con la differenza che in questo caso non acquisti quote ma azioni della società (in pratica il patrimonio coincide con il capitale versato dai sottoscrittori).

Il Piano di Accumulo del Capitale o semplicemente PAC, invece, è una modalità con cui investire i propri risparmi. Grazie al PAC è possibile appunto "accumulare" un capitale che cresce gradualmente nel tempo, attraverso dei versamenti periodici, anche di modesta entità, in quegli strumenti che abbiamo appena elencato, ossia fondi comuni di investimento, ETF, SICAV, fondi pensione o altro. Così, al di là dello strumento finanziario scelto, se decidessi di versare 100 euro per 15 anni, ti ritroveresti con un capitale di 18.000 euro, a cui si sommerebbero gli interessi o le cedole staccate nel corso degli anni e l’eventuale accrescimento del capitale. Chiaramente nel momento in cui si decide di fare un PAC occorre porsi sempre un obiettivo di medio-lungo periodo.

E’ un piano di accumulo anche il PIR, Piani Individuali di Risparmio, anche se in questo caso gli investimenti sono dirottati su azioni di piccole e medie imprese italiane. Tra l’altro per questo genere di prodotto la Legge n. 232 del 11/12/2016 ha previsto l’azzeramento delle imposte fiscali sui rendimenti ottenuti (leggi “Piani individuali di risparmio: benefici e fattori di rischio”) 

Piani di accumulo: quali caratteristiche

Si è detto che il piano di accumulo del capitale non è altro che una particolare modalità di sottoscrizione di quote di un Fondo Comune, ETF o Sicav, che consente di investire a rate anziché in un’unica soluzione. La durata di un piano di accumulo può variare da 1 a 20, 30 o 40 anni, dipende dal regolamento di quel particolare fondo in cui si investe. Anche la frequenza dei versamenti è variabile e va scelta in funzione di quelle che sono le tue capacità di risparmio: può essere mensile, bimestrale, trimestrale, semestrale o annuale. Così se pensi che in alcuni mesi potrebbe essere complicato mettere da parte 150 euro da destinare ad un PAC, meglio scegliere una periodicità di versamento bimestrale e a quel punto versarne 300 ogni due mesi. Libera scelta anche nel determinare gli importi delle rate: alcuni fondi consentono di versare rate con importo minimo di 50 euro/mese o multipli di 50, altri di 100 e così via. La scelta anche in questo caso va fatta in funzione delle tue capacità di risparmio e degli obiettivi che ti sei prefissato.

Quello che devi verificare è se al momento della sottoscrizione è richiesto un versamento iniziale pari ad un certo numero di rate. Ci spieghiamo meglio: potrebbe accadere che nel momento in cui aderisci ad un piano di accumulo di 100 euro mensili, la società che gestisce quel particolare fondo ti richieda un versamento iniziale pari a dodici singole rate, dunque di 1.200 euro. Solo nel momento in cui avrai versato questa somma, il tuo PAC potrà concretamente prendere avvio con il versamento della prima rata a partire dal mese successivo.

In definitiva con un piano di accumulo sei tu che decidi quanto versare, con quale periodicità e per quanto tempo. E non è tutto: in caso di imprevisti (perdita del posto di lavoro, spese familiari urgenti ed inderogabili, ecc.), sei libero di ritirare il capitale accumulato in qualsiasi momento. In alternativa puoi sospendere il PAC e riattivarlo in un momento successivo senza alcun costo.

Per taluni Piano di Accumulo è prevista addirittura la contestuale stipula di una polizza assicurativa, in grado di assicurare il completamento del piano qualora il risparmiatore non ne avesse più la possibilità a causa di una invalidità permanente da malattia o infortunio.

Per sottoscrivere un PAC occorre essere titolari di un conto corrente bancario, ma non necessariamente occorre aprirne uno nuovo. Diffida, dunque, se un operatore di banca o un promotore subordina la sottoscrizione di un piano di accumulo all’apertura di un conto corrente presso di loro.

Piani di accumulo: una scelta intelligente

Quando si investe un capitale in un’unica soluzione il timore del risparmiatore è sempre quello di aver scelto il momento sbagliato per entrare nel mercato. Vedremo con un semplice esempio che questo rischio è notevolmente attenuato nel caso in cui si faccia ricorso ad un piano di accumulo.

Il Fondo Comune "X" ha realizzato negli ultimi 3 anni performance molto interessanti, una media dell'11% su base annua. Il 9 Novembre 2016 una quota di questo Fondo valeva 13,57 euro. Allettato dai rendimenti hai deciso di investire in un'unica soluzione 12.000 euro dei tuoi risparmi. Così facendo hai così acquistato, al netto delle commissioni, 884 quote di quel Fondo Comune (12.000 / 13.57).

Passano appena 10 mesi e il valore della quota in data 9 Settembre 2017 è pari a 12,18 euro. Questo significa che il tuo capitale non solo non si è apprezzato, ma addirittura si è ridotto a 10.767 euro (884 quote x 12,18 euro). Dunque hai incamerato una perdita di oltre 1.200 euro (-10%). Con tutta probabilità se avessi investito la stessa somma non in un'unica soluzione, ma attraverso dei versamenti periodici - ossia attraverso un PAC - il risultato non sarebbe stato lo stesso. Adesso ti spieghiamo perché.

Supponiamo che tu abbia optato per un investimento programmato di 2.000 euro ogni due mesi e che nello stesso intervallo di tempo la quota del Fondo "X" abbia registrato i seguenti valori:

9 Novembre 2017 - valore quota 13,57 - quote acquistate 147,38
9 Gennaio 2018 - 12,34 - quote acquistate 162,07
9 Marzo 2018 - 12,08 - quote acquistate 165,56
9 Maggio 2018 - 11,44 - quote acquistate 174,83
9 Luglio 2018 - 11,03 - quote acquistate 181,32
9 Settembre 2018 - 12,18 - quote acquistate 164,20

Come puoi vedere la somma complessivamente investita è stata sempre pari a 12.000 euro, ma le quote acquistate sono maggiori ed esattamente pari a 995,36. Moltiplicando il numero delle quote per il valore registrato sempre il 9 Settembre 2018, si ha un valore del capitale pari a 12.123,48 euro, con un + 123,48 euro (+1%) rispetto al capitale complessivamente investito. Come si vede pur avendo investito la stessa somma e pur avendo preso come riferimento lo stesso intervallo di tempo (i valori della quota del Fondo “X” si sono progressivamente ridotti per poi risalire), i risultati ottenuti con il PAC sono sostanzialmente migliori rispetto a quelli maturati con investimento in un'unica soluzione.

In definitiva con il ricorso ad un piano di accumulo non solo si riduce il rischio di investire in momenti sbagliati, ma si riesce a trasformare le fasi di ribasso in opportunità di acquisto a prezzi più vantaggiosi. Come si vede dall'esempio, il PAC ha consentito nelle fasi di ribasso dei mercati finanziari di comprare quote del fondo comune di riferimento a dei prezzi inferiori, così da mediare il prezzo medio d'acquisto e sfruttare appieno le fasi di risalita.

Piani di accumulo: quali vantaggi

Investire attraverso un piano di accumulo presenta non pochi vantaggi. Ne abbiamo già fatto cenno nei paragrafi precedenti, ma vediamo di riassumerli:

- il piano di accumulo consente di frazionare l'importo da investire in piccole quote, consentendo di fatto a tutti (famiglie, giovani, ecc.) di impiegare i propri risparmi in strumenti finanziari diversi come fondi comuni, etf o sicav;
- attraverso il PAC è possibile, senza quasi accorgersene, realizzare un patrimonio per integrare la pensione o per finanziare gli studi dei tuoi figli;
- il piano di accumulo non pone nessun obbligo e nessun vincolo. In caso di imprevisto o di un bisogno non programmato, sei libero di ritirare tutto o parte del capitale versato o di sospendere i versamenti;
- puoi scegliere l'importo da versare in funzione delle tue capacità e dei tuoi obiettivi;
- il piano di accumulo è un sistema di investimento automatico e costante, che ti aiuta a disciplinare la tua capacità di risparmio. Con il PAC sei in qualche modo “costretto” ad accantonare in maniera costante una certa somma;
- grazie al PAC puoi investire i tuoi risparmi senza l’ansia di dover scegliere il momento giusto in cui entrare nel mercato e acquistare. Uno strumento ideale per affrontare la volatilità spesso imprevedibile dei mercati finanziari;
- il piano di accumulo offre la garanzia della diversificazione del rischio, grazie al fatto di investire in titoli e su mercati diversi (pensa ad un Fondo Comune Azionario di tipo Internazionale), e assicura una gestione altamente professionale.

Piani di accumulo: quali rischi

Un rischio del piano di accumulo è legato alla tipologia di strumenti finanziari (azioni, obbligazioni, titoli di stato, ecc.) e ai mercati in cui si decide di investire (Europa, Mercati emergenti, ecc.). Nella scelta incide molto l'orizzonte temporale che ci si pone in relazione al proprio obiettivo: se si pensa di dover riscattare l'investimento nell'arco di 3 o 5 anni, è preferibile scegliere ad esempio un fondo comune di tipo obbligazionario o bilanciato; se al contrario l'orizzonte è più ampio (10, 15 o 20 anni) si può tranquillamente scegliere un fondo azionario.

Un altro rischio che si potrebbe correre sottoscrivendo un piano di accumulo è legato all'uscita dal fondo o comunque dallo strumento finanziario in cui si è investito. Può accadere, infatti, che dopo aver accantonato una certa somma, il mercato attraversi una fase ribassista proprio in coincidenza con l'anno previsto per il riscatto del piano di accumulo. E' chiaro che in questo caso l'investimento rimarrebbe fortemente penalizzato. Ma anche contro rischi di questo genere si possono apportare dei correttivi: alludiamo alla possibilità di personalizzare il piano di accumulo. Ci spieghiamo meglio: se hai effettuato un PAC di tipo azionario perché l'orizzonte temporale era sufficientemente lungo (tuo figlio si iscriverà all'università fra 15 anni), sarebbe opportuno che con l'approssimarsi della scadenza si incrementasse la componente monetaria e obbligazionaria a discapito di quella azionaria presente in portafoglio. A tal proposito devi sapere che ci sono prodotti che fanno tutto questo in maniera automatica.

Un ultimo rischio è quello di incappare in piani di accumulo estremamente costosi. A tal riguardo devi sapere che sui PAC gravano i seguenti costi:

- spese di sottoscrizione. In genere questi costi sono concentrati nella fase inziale del piano per poi essere progressivamente diluiti nei versamenti degli anni a seguire. Questo in parole povere significa che se decidessi di abbandonare il Pac nel corso dei primi anni, risulteresti fortemente penalizzato per il fatto di aver già pagato una parte consistente delle commissioni;
- spese di uscita. Alcune società impongono dei costi di uscita dal PAC, invece che di sottoscrizione. Le commissioni in questo caso sono decrescenti con il passare del tempo e si azzerano dopo un certo numero di anni di permanenza;
- spese di gestione che la società addebita al risparmiatore per l'attività finanziaria esercitata;
- diritti fissi che sono applicati in misura fissa e non in percentuale sul capitale investito.

E' del tutto evidente che tutti questi costi possono incidere non poco sul rendimento effettivo del piano di accumulo, dunque il consiglio - prima di sottoscrivere il piano - è di chiedere al consulente di banca o al promotore finanziario di esporti con chiarezza tutti i costi che gravano sul PAC e possibilmente di rilasciarti un documenti di sintesi sull'investimento.

Piani di accumulo: alcuni consigli utili

Prima di sottoscrivere un Piano di Accumulo definisci il tuo obiettivo e la tua capacità di risparmio. Tenendo conto di questi fattori scegli l'importo da investire, la durata del piano e la frequenza dei versamenti (mensile, bimestrale, ecc.).

Dopo aver fatto questo recati in banca o contatta il tuo promotore finanziario, illustragli le tue esigenze e analizza con attenzione le sue proposte, che ti ricordiamo devono essere in linea con il tuo profilo di rischio. Soprattutto fatti spiegare per bene le caratteristiche di piano di accumulo che ti ha proposto (in cosa e dove investe, quali costi prevede, quali performance ha registrato negli ultimi anni, ecc.). Prenditi tempo e non sottoscrivere immediatamente il contratto. Trova il tempo per leggere il prospetto informativo che ti è stato rilasciato o per acquisire su Internet qualche informazione in più sullo strumento che ti è stato proposto. Più in generale ecco cosa sapere per gestire al meglio i propri risparmi.

Ricorda che il promotore finanziario deve sempre comportarsi con diligenza, correttezza e trasparenza. Anche se le misure di prevenzione e gli strumenti di controllo si sono fatti sempre più intensi negli ultimi anni, il rischio di incappare in una truffa finanziaria è sempre dietro l'angolo. Se hai il sentore che il consulente stia mostrando un comportamento ambiguo e poco trasparente (si rifiuta di mostrarti il suo tesserino, ti richiede di corrispondere il versamento iniziale del PAC in contanti, ecc.), non esitare a denunciarlo (questo il fac simile di denuncia del consulente finanziario).

Così come se ti accorgessi subito dopo aver sottoscritto il contratto di essere rimasto vittima di una bella fregatura, non esitare a chiederne l'annullamento immediato (questo il fac simile di richiesta di annullamento del contratto di investimento). Se la questione dovesse complicarsi, prima di affidarti ad un legale rivolgiti all'ACF - Arbitro per le Controversie Finanziarie, il nuovo organismo costituito dalla Consob al fine di risolvere in via stragiudiziale le controversie insorte tra risparmiatori e intermediari finanziari. Ti spieghiamo come fare nell'articolo "Arbitro per le controversie finanziarie: più tutela per i risparmiatori".

Tassazione dei piani di accumulo

Per quanto riguarda la tassazione c'è da dire che dal 1° Luglio 2014, il surplus maturato attraverso un piano di accumulo (investito 100, riscattato 120, surplus 20) è soggetto ad una tassazione del 26% (prima era del 20%), eccezion fatta per la componente di reddito riferita ai titoli di Stato italiani ed esteri presenti nel portafoglio del fondo comune che beneficerà dell’aliquota al 12,50%. La tassazione viene applicata al momento del disinvestimento o quando il fondo distribuisce i proventi.

Per le persone fisiche e per i soggetti che non effettuano esercizio d'impresa o che risultano esenti o esclusi da imposte, la ritenuta viene applicata a titolo d'imposta, il che significa che non devono essere inseriti dal sottoscrittore nella dichiarazione dei redditi. Se invece l'investimento viene effettuato da un imprenditore individuale o da una società, la ritenuta viene applicata a titolo d'acconto. Questo significa che i sottoscrittori sono tenuti a includere gli eventuali proventi in dichiarazione dei redditi, assoggettarli all'imposta sui redditi e avranno diritto a scomputare la ritenuta dalle imposte complessive dovute.

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50904 - Redazione
16/11/2017
Michele, per un Piano di accumulo in un fondo, etf, gestione patrimoniale o altro non sono previste forme di detrazione fiscale, a meno che non parliamo di piani previdenziali.

50887 - michele
14/11/2017
Salve, ho sottoscritto un PAC presso Poste Italiane. La domanda è questa: per questo tipo di investimento è prevista la deduzione fiscale del 38%, all'atto della dichiarazione fiscale dei redditi? Resto in attesa. Grazie Michele

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