Dal 2019 il voucher baby sitter non può più essere richiesto

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Tra le varie misure di sostegno alla genitorialità, tra cui ricordiamo il Bonus bebè, il Bonus nido da 1.500 euro e il Bonus Mamma Domani, il Governo ha deciso di non confermare per il 2019 il cosiddetto voucher baby sitter, un contributo economico da utilizzare per pagare il servizio di baby sitter e la retta dell'asilo nido. Contributi questi che erano considerati appannaggio non solo delle lavoratrici dipendenti, ma anche delle professioniste, delle imprenditrici e delle lavoratrici autonome.

La definizione utilizzata fu probabilmente impropria visto che con l'entrata in vigore del Decreto Legge n. 25 del 2017 i buoni lavoro o voucher erano stati definitivamente aboliti. In quel momento si pensava che probabilmente ci sarebbero state delle ripercussioni anche su questa particolare forma di agevolazione. In realtà dopo un primo momento di black-out, l'emissione dei voucher baby sitter è stata ripristinata. Poi in sostituzione del vecchio voucher è subentrato il Libretto Famiglia, un libretto nominativo prefinanziato composto da titoli di pagamento del valore di 10 euro, utilizzato dalle famiglie per remunerare attività lavorative di durata non superiore a un’ora, svolte da persone fisiche che non esercitano attività professionale o d’impresa.

Ebbene oggi l'Inps ci comunica che, a partire dal 2019, il contributo per l’acquisto di servizi di baby-sitting (noi per comodità continueremo a chiamarlo voucher baby sitter) fino allo scorso anno erogato secondo le modalità previste per il "Libretto Famiglia", a partire dal 2019 non sarà più riconosciuto. Dunque a far data dal 1° gennaio 2019 non è più possibile presentare domanda per accedere a tale contributo.

Nel prosieguo di questo articolo ti illustreremo comunque le caratteristiche, gli importi, la durata e le modalità con cui era possibile richiedere questo particolare contributo concesso dallo Stato ed erogato dall'Inps.

Voucher baby sitter e asilo nido: cos'era

Allo scopo di favorire il rientro delle neo mamme sul posto di lavoro ed offrire un sostegno alla genitorialità, è stato previsto fino al 31 Dicembre 2018 (ripetiamo oggi nmon è più possibile richiederlo) la possibilità di fruire di un contributo per fare fronte agli oneri della rete pubblica dei servizi per l'infanzia o dei servizi privati accreditati, per un massimo di sei mesi. In pratica ogni madre lavoratrice poteva chiedere, al termine del congedo di maternità ed entro gli undici mesi successivi, in alternativa al congedo parentale, la corresponsione di un contributo da utilizzare per pagare una baby sitter che si prenda cura di suo figlio mentre era al lavoro oppure per pagare la retta dell'asilo nido presso una struttura pubblica o privata accreditata. Il tutto per un periodo massimo di 6 mesi.

Le lavoratrici potevano accedere al beneficio anche per più figli, nel qual caso devono presentare una domanda per ogni figlio.

Voucher baby sitter e asilo nido: beneficiari

voucher baby sitter potevano essere richiesti dalle madri lavoratrici dipendenti di amministrazioni pubbliche o di privati datori di lavoro, oppure iscritte alla gestione separata, che al momento della presentazione della domanda, erano ancora negli undici mesi successivi al termine del periodo di congedo di maternità obbligatorio. 

Potevano richiederlo anche le lavoratrici che avessero già usufruito in parte del congedo parentale. In questo caso, il contributo poteva essere richiesto per un numero di mesi pari ai mesi di congedo parentale non ancora usufruiti, con conseguente riduzione di altrettante mensilità di congedo parentale.

Non potevano invece fruire del beneficio le lavoratrici che non avevano diritto al congedo parentale (ad esempio le colf, le lavoratrici a domicilio e quelle disoccupate), le lavoratrici in fase di gestazione e tutte quelle che, relativamente al figlio per il quale intendevano richiedere il beneficio, risultavano esentate totalmente dal pagamento della rete pubblica dei servizi per l’infanzia o dei servizi privati convenzionati.

Come accennato in premessa, potevano neneficiare dei voucher baby sitter anche le madri lavoratrici autonome (leggi "Voucher asilo nido anche per le lavoratrici autonome"): coltivatrici dirette, artigiane, commercianti, imprenditrici agricole, ecc.

Non potevano fruire del voucher baby sitter:

  • le lavoratrici che non hanno diritto al congedo parentale;
  • le lavoratrici in fase di gestazione;
  • le lavoratrici che siano ancora in congedo di maternità;
  • le lavoratrici esentate totalmente dal pagamento della rete pubblica dei servizi per l’infanzia o dei servizi privati convenzionati;
  • le lavoratrici che usufruiscono dei benefici di cui al Fondo per le Politiche relative ai diritti e alle pari opportunità.

Voucher baby sitter: importo e durata

Il contributo era pari ad un importo massimo di 600,00 euro mensili. Il contributo veniva corrisposto per un periodo massimo di sei mesi (dunque un contributo complessivo di 3.600 euro). In particolare il contributo veniva erogato, in alternativa alla fruizione del congedo parentale, solo per frazioni mensili intere. Ai fini del calcolo le frazioni di mese si sommavano tra di loro fino a raggiungere il numero di trenta giorni, mentre i mesi interi si computavano come tali, qualunque fosse il numero delle giornate di cui erano formati. Così Febbraio equivaleva ad un mese anche se contava 28 o 29 giorni. Se la lavoratrice aveva fruito di 3 mesi e due giorni di congedo parentale, poteva richiedere il bonus per due mesi, residuandole 28 giorni da utilizzare solo come congedo parentale.

Le lavoratrici impiegate con un rapporto part-time beneficiavano di un contributo proporzionale all'entità della prestazione lavorativa.

Le lavoratrici autonome e quelle iscritte alla gestione separata potevano usufruire del contributo per un periodo massimo di tre mesi.

Voucher baby sitter: modalità di erogazione

Come già anticipato, se il contributo veniva utilizzato per il servizio di baby sitter (e non per pagare la retta dell'asilo), la corresponsione avveniva attraverso il sistema del "Libretto Famiglia" e non più tramite il vecchio voucher. Ma quali erano esattamente gli adempimenti a carico della madre lavoratrice?

Quest'ultima doveva innanzitutto registrarsi al servizio "Prestazioni Occasionali" disponibile sulla piattaforma informatica gestita dall'Inps (selezionare dal menù a tendina la voce "Acquisto di servizi di baby-sitting"). Poteva agire in maniera autonoma, ma doveva disporre del PIN Inps dispositivo o della SPID o della CNS (carta nazionale dei servizi).

In alternativa poteva avvalersi del servizio di Contact Center che gestiva, per suo conto, lo svolgimento delle attività di registrazione e/o degli adempimenti successivi. Anche in questo caso, tuttavia, la madre lavoratrice doveva disporre delle credenziali personali. L'ultima soluzione consisteva nel farsi assistere da un patronato.

Completata la registrazione, la madre lavoratrice poteva procedere all’acquisizione telematica del contributo per l’acquisto dei servizi di baby-sitting. Ma attenzione: doveva farlo entro e non oltre 120 giorni dalla comunicazione di accoglimento della domanda da parte dell'Inps. Tale comunicazione veniva trasmessa all'indirizzo di posta elettronica certificata (PEC) indicato in domanda oppure pubblicata nella stessa area a cui ha aveva avuto accesso in occasione della presentazione della domanda. Oltrepassare questo termine significava rinunciare al voucher baby sitter.

A questo punto le madri lavoratrici, verificata la disponibilità del portafoglio elettronico, non dovevano far altro che inserire le prestazioni lavorative entro il giorno 3 del mese successivo a quello in cui le prestazioni stesse erano state svolte. 

A questo punto l'Inps, entro il giorno 15 del mese successivo a quello di svolgimento della prestazione, provvedeva al pagamento del compenso in favore del prestatore (con bonifico bancario o bonifico postale domiciliato).

Voucher asilo nido: come veniva erogato

Il contributo per la fruizione dei servizi di asili nido erogati da strutture pubbliche e private accreditate, poteva essere corrisposto solo se la struttura scelta dalla lavoratrice risultava presente nell’apposito elenco gestito dall’Inps e pubblicato sul suo sito ufficiale www.inps.it. Tale elenco era aggiornato in tempo reale, cosicché le madri potevano consultarlo prima di effettuare l’iscrizione del bambino.

Come detto, in questo caso il pagamento veniva corrisposto direttamente dall’INPS alla struttura scelta, la quale per ricevere il pagamento doveva predisporre e consegnare presso la sede provinciale INPS territorialmente competente, unitamente alla richiesta di pagamento, il modello di delegazione liberatoria e la dichiarazione della madre beneficiaria di utilizzo del contributo economico.

Voucher baby sitter e asilo nido: come si presentava la domanda

Le mamme interessate dovevano presentare domanda esclusivamente online tramite il sito dell'Inps. Questo il percorso consigliato: cliccare sulla voce "Tutti i servizi" posta in alto a sinistra dell'home page, quindi digitare nel campo di ricerca "testo libero" le parole "baby sitting" e premere sul tasto Filtra. La ricerca restituirà la voce "Bonus Infanzia: domanda per il contributo asilo e voucher baby sitting (cittadino)". A questo punto bastava cliccare sul pulsante "Scheda di presentazione" e a seguire sul pulsante "Accedi al Servizio".

Le lavoratrici madri interessate alla presentazione della domanda, dovevano richiedere preventivamente il Pin online e convertirlo in tempo utile in Pin dispositivo. Circa le modalità di richiesta e rilascio del PIN "dispositivo", si rimanda all'articolo "Ecco come richiedere il Pin Inps". Dunque le domande pervenute mediante canali diversi come email o PEC, non erano prese in considerazione.

Nella domanda la madre lavoratrice doveva:

  • verificare i propri dati anagrafici, di residenza ed eventualmente del proprio domicilio nel caso in cui fosse stato diverso dalla residenza;
  • inserire i dati relativi al padre del minore per cui si chiedeva il beneficio (nome, cognome, codice fiscale, data e luogo di nascita, cittadinanza, residenza, tipo di rapporto lavorativo, codice fiscale del datore di lavoro, ecc.);
  • inserire i dati del minore (cognome, nome, codice fiscale, data e luogo di nascita, in caso di adozione o affidamento la data di ingresso in famiglia, la data di ingresso in Italia, la data di adozione/affidamento, numero dei bambini, ecc.);
  • inserire i dati riguardanti il congedo di maternità relativo al minore indicato (data ultimo giorno del congedo);
  • indicare i periodi di congedo parentale già fruiti per il minore stesso;
  • indicare a quale dei due benefici intendeva accedere e per quante mensilità. In caso di scelta del contributo per fruire del servizio di asilo nido, doveva specificare la struttura presso la quale ha effettuato l’iscrizione del minore;
  • dichiarare di aver presentato la dichiarazione ISEE valida.

Nella domanda andava riportato anche il numero di telefono cellulare e l'indirizzo PEC o email per la ricezione delle comunicazioni da parte dell'Inps. In particolare sulla PEC la lavoratrice madre poteva ricevere la comunicazione del provvedimento di accoglimento o di rigetto della domanda. Se non disponeva della PEC, la stessa comunicazione era resa disponibile sulla piattaforma informatica. La classica casella di posta elettronica, invece, così come il numero di cellulare erano utilizzati per eventuali altre comunicazioni.

Se la lavoratrice madre non voleva o non era in grado di utilizzare la piattaforma web dell'Inps, poteva rivolgersi ad un Caf o ad un Patronato.

Compilata la domanda si poteva decidere se inviarla immediatamente oppure in un momento successivo; in quest'ultimo caso la domanda salvata poteva essere modificata fino al momento dell'invio. Al contrario dopo l'invio non potevano più essere apportate modifiche.

La madre lavoratrice che aveva la necessità di sostituire la struttura che erogava i servizi per l’infanzia scelta inizialmente, doveva utilizzare la medesima procedura telematica presente sul sito dell'Inps oppure affidarsi ad un patronato. Altrettanto doveva fare qualora avesse deciso di rinunciare al voucher baby sitter o asilo nido subito dopo la pubblicazione del provvedimento di accoglimento della domanda. Qualora la rinuncia fosse avvenuta successivamente all’accredito del contributo, le somme non ancora utilizzate potevano essere restituite.

Con l'accoglimento della domanda la madre riceveva una comunicazione all’indirizzo PEC specificato al momento della presentazione della domanda. Inoltre il relativo provvedimento veniva pubblicato sul sito dell'Inps e la madre lavoratrice poteva consultarlo accedendo con i propri parametri. Lo stesso accadeva se la domanda veniva rigettata.

Chiaramente l'Inps effettuava dei controlli su quanto dichiarato nel modello di domanda e se riscontrava dichiarazioni non veritiere provvedeva a recuperare tutte le somme eventualmente erogate.

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