Divorzio: le novità sull'assegno di mantenimento

assegno di mantenimento, divorzio e assegno di mantenimento

Negli ultimi anni la famiglia ha subito profondi cambiamenti con il riconoscimento delle unioni civili e delle convivenze di fatto: sarebbe strano se fosse solo il divorzio a restare invariato. Il 2015, infatti, ha visto l’introduzione del divorzio breve, mentre di recente la Corte di Cassazione ha cambiato radicalmente i criteri degli assegni di mantenimento riconosciuti agli ex coniugi dopo il divorzio (sentenza n. 11504/17). Vediamo, dunque, come funziona il divorzio nel 2017 in Italia, quanto tempo richiedono le procedure e soprattutto cosa resterà dell’assegno di mantenimento e dell’assegno divorzile.

Divorzio in Italia: come si mette fine ad un matrimonio

Le cause di divorzio non accennano a diminuire, anzi, nel solo 2016 se ne contano più di 67.000, un numero in significativa crescita, all’incirca del 15%, rispetto all’anno precedente, in cui sono stato sciolti 58.581 matrimoni. La fine di un matrimonio può essere giustificata dalla volontà di uno o di entrambi i coniugi. Nel caso in cui fossero entrambi d’accordo è possibile procedere alla separazione consensuale, che in pratica si sostanzia in un accordo personale e patrimoniale tra i due soggetti. Questo il modulo di domanda di separazione consensuale che riporta i contenuti dell'accordo fra gli ex coniugi e che deve essere consegnato presso il Tribunale competente per il territorio ove gli stessi hanno avuto l'ultima comune residenza.

Se, invece, tra i coniungi non c'è comune accordo, è necessario ricorrere alla separazione giudiziale. In buona sostanza ci si reca in Tribunale e si rimette tutta la questione nelle mani del giudice.

Spesso e volentieri dopo la separazione dei coniugi sorge la necessità di pensare al divorzio. Forse lo avrai sentito al Tg o letto sui quotidiani: nel 2015 è stato introdotto anche il cosiddetto “Divorzio Breve” (legge 55/2015 entrata in vigore il 26 maggio 2015) che prevede una procedura burocratica più semplice e meno dispendiosa. In pratica sono stati ridotti i tempi tecnici per chiedere il divorzio dopo la separazione: nello specifico si è passati da 3 anni a 6 mesi per le separazioni consensuali e da 3 anni a 12 mesi per le separazioni giudiziali.

Nello specifico, ecco quali sono le procedure che è possibile intraprendere per velocizzare il divorzio (legge 162/2014):

- la negoziazione assistita impone ai coniugi di procurarsi rispettivamente un legale e fare in modo che le parti raggiungano un accordo. Dopo aver definito tutti i particolari circa la separazione e il divorzio, si trasmette l’accordo formale al Pubblico Ministero del Tribunale territorialmente competente, che viene controllato e poi trasmesso agli uffici di Stato Civile;

- l'accordo davanti all’ufficiale di Stato Civile, invece, è un procedimento ancora più snello, ma che può essere intrapreso solo in mancanza di figli minori o non autosufficienti. In pratica la coppia si reca in comune ed esprime la volontà di sciogliere l’unione coniugale di fronte al Sindaco. Dopo aver svolto questa formalità, le due parti sono chiamate a dare conferma di quanto dichiarato. Ciò accade dopo un periodo di tempo variabile, che però non può essere inferiore a 30 giorni. Qualora venisse confermata la volontà espressa dinnanzi al Primo Cittadino, si potrebbe procedere alla separazione vera e propria, intervenendo sui registri civili. Per maggiori informazioni puoi leggere “Separazioni e divorzi lampo: si va dal Sindaco anche senza avvocato”.

Divorzio: assegno di mantenimento e separazione consensuale/giudiziale

Anche dopo lo scioglimento dell’unione matrimoniale i coniugi devono contribuire ai bisogni della famiglia, ai sensi dell’articolo 143 del Codice Civile. L’assegno di mantenimento e l’assegno divorzile nascono proprio per soddisfare tali bisogni. Ma cosa sono, nella pratica?

Per dirla con parole semplici, l’assegno di mantenimento rappresenta un aiuto concreto per il soggetto economicamente più debole all’interno della coppia. Non è nient’altro che una somma di denaro, determinata dal giudice o tramite accordo fra le parti, che viene periodicamente corrisposta al coniuge affinché entrambi possano vivere in modo dignitoso. L'assegno di mantenimento viene disposto dal Giudice in caso di separazione legale fra i coniugi. Può beneficiarne il coniuge economicamente più debole a patto però che le cause della separazione non siano addebitabili a lui. Chiaramente il coniuge che gode di una migliore condizione economica deve poter disporre di redditi sufficienti a garantire il mantenimento dell'ex compagno/a. La valutazione spetta naturalmente al Giudice così come l'entità dell'assegno da versare.

L’assegno divorzile, invece, viene corrisposto al coniuge solo dopo la sentenza di divorzio. Condizione necessaria in questo caso è che il coniuge non solo viva in una situazione economica precaria, ma non abbia neppure la possibilità oggettiva di migliorarla (ad esempio perchè disabile e impossibilitato a lavorare). L'assegno divorzile viene revocato se il coniuge beneficiario convola a nuove nozze.

Di recente il calcolo e la corresponsione dell’assegno di mantenimento sono stati al centro di una vera e propria rivoluzione: la Corte di Cassazione, infatti, ha abbattuto il vecchio schema, secondo il quale l’ex coniuge più debole aveva diritto al mantenimento dello stesso tenore di vita che aveva durante il matrimonio, sostituendolo con il principio di autosufficienza. Per dirtela in poche parole, l’assegno di mantenimento sarà calcolato non in base a quello che il coniuge richiedente poteva permettersi prima della separazione, bensì in base al criterio dell'indipendenza e dell’autosufficienza economica.

L’assegno di mantenimento e l’assegno divorzile, infatti, hanno una funzione assistenziale, non patrimoniale. Cosa significa? In pratica l’assegno ha la funzione di consentire al coniuge privo di mezzi di sostenersi economicamente; in tal senso egli deve fornire tutta la documentazione necessaria ad attestare un reale disagio economico. Questo implica anche che l'assegno di mantenimento potrebbe non essere più corrisposto o subire una modifica nel caso in cui dovessero mutare o cessare le condizioni che hanno spinto il Giudice a decretarne la concessione.

Come abbiamo in parte anticipato nel paragrafo precedente, se le parti optano per la separazione consensuale, possono decidere autonomamente l’importo dell’assegno, oppure possono rinunciarvi, in mancanza di un effettivo bisogno economico. Al contrario, se la separazione avviene in via giudiziale, sarà compito del giudice provvedere ad individuare una somma di denaro tale da permettere alle due parti di autosostenersi e poter vivere dignitosamente.

Se ti piacerebbe saperne di più sulla seperazione consensuale, ti invitiamo a leggere questa breve guida che abbiamo redatto sull’argomento. Se invece vuoi approfondire la tua conoscenza sull'istituto del cosiddetto "divorzio breve", puoi leggere "Separazioni e divorzi lampo: si va dal Sindaco anche senza avvocato".

Divorzio e assegno di mantenimento anche per le unioni civili

Ricordiamo innanzitutto che le unioni civili sono unioni fra due persone dello stesso sesso che acquistano gli stessi diritti e assumono i medesimi doveri delle coppie sposate. Ed esattamente come i matrimoni, anche le unioni civili possono essere sciolte in ogni momento, ma con un privilegio non trascurabile: la procedura burocratica è molto più snella. In pratica, è sufficiente che uno dei due coniugi invii una comunicazione all'ufficiale di Stato civile, nella quale specificare chiaramente la volontà di porre fine all’unione. Questo è il fac simile di richiesta cancellazione dal Registro delle Unioni Civili.

A 3 mesi da questa comunicazione è possibile intraprendere la procedura di divorzio, che può essere richiesto in via giudiziale, mediante la negoziazione assistita o di fronte all’ufficiale di Stato civile. Tra breve ti illustreremo meglio le procedure, per ora è molto importante che tu sappia che anche nei divorzi che scauriscono dalle unioni civili il coniuge in stato di difficoltà economiche può chiedere l’assegno di mantenimento e l’assegnazione dell’abitazione.

Come si calcola l’assegno di mantenimento

Quando non si raggiunge un accordo tra le parti, è il giudice a dover calcolare l’importo dell’assegno di mantenimento e poi quello divorzile. Come si decreta l’importo più equo per entrambe le parti? Cercheremo di spiegartelo senza troppi giri di parole. Il giudice mette a confronto le situazioni economiche dei due coniugi, determinando quello più abbiente e quello che percepirà l’assegno. Dopo aver compreso a chi spetteranno i soldi per il mantenimento, occorre determinare un importo preciso. Come si fa? Chiaramente il giudice utilizzerà i documenti ufficiali forniti dalle due parti. Tali documenti possono essere, ad esempio: le dichiarazioni dei redditi, eventuali finanziamenti o mutui in corso di ammortamento, le visure catastali degli immobili di proprietà e così via.

Al contempo, però, devono essere prese in considerazione anche altre variabili, che riguardano la gestione delle spese quotidiane necessarie per assecondare i bisogni del nucleo familiare. Non è finita qui: in ultima istanza, devono anche essere valutate le capacità economiche e le condizioni di vita in cui verserà il coniuge con maggiori possibilità. Il giudice deve tenere conto dell’eventuale disponibilità di una casa o del pagamento dell’affitto, delle spese, dei bisogni e di eventuali debiti; dopodiché sarà possibile determinare l’entità dell’assegno di mantenimento o divorzile.

Una volta stabilito l’ammontare dell’agevolazione economica erogata dal coniuge più abbiente, non è detto che questa non possa subire variazioni. Infatti se i coniugi sono d’accordo, è possibile modificare l’assegno oppure addirittura revocarlo. Se, invece, non c'è accordo tra le parti uno dei due coniugi può attivare un procedimento giudiziale. Chiaramente, sarà necessario fornire delle buone motivazioni, comprovate da documenti ufficiali. Ad esempio, se il coniuge più abbiente perdesse il lavoro così da non poter più destinare una parte del proprio reddito al mantenimento dell’altro, potrebbe richiedere una revoca dell'assegno di mantenimento o al limite una sua riduzione. La stessa richiesta può essere giustificata dal fatto che la situazione lavorativa del coniuge meno abbiente sia improvvisamente migliorata, generando in reddito tale da non avere bisogno di alcun assegno.

E' possibile chiedere una riduzione dell'importo dell’assegno di mantenimento anche nel caso in cui il coniuge beneficiario iniziasse una nuova convivenza tale da consentirgli di migliorare la propria condizione economica.

Divorzio, mantenimento e assegno divorzile: cosa fare se il coniuge non paga

Purtroppo i casi di mancato pagamento dell'assegno di mantenimento sono all'ordine del giorno. Spesso le cause sono da ricercare nella precaria situazione economica in cui versano oggi molti lavoratori e lavoratrici, in altre occasioni, invece, si ravvisano veri e propri casi di negligenza se non di ripicche da parte dell'ex coniuge o partner. Le conseguenze per il partner inadempiente possono essere sia civili (ordine di pagamento, sequestro dei beni, ritiro del passaporto) che penali.

Ma come può difendersi il partner beneficiario dell'assegno? Un rimedio sicuramente efficace consiste nel chiedere al Giudice che agisca nei confronti del datore di lavoro o dell'Inps affinchè la quota parte relativa all'assegno di mantenimento venga distratta direttamente dallo stipendio o dalla pensione e corrisposto agli aventi diritto (ex coniuge e/o figli). Questo il fac simile di ricorso al Giudice in caso di mancato versamento assegno di mantenimento.

Ma questo non l'unico rimedio. La legge di Stabilità 2016 ha introdotto una misura di sostegno per tutti quei soggetti che si trovano ad affrontare una situazione di disagio economico dopo un divorzio. Se il coniuge non corrisponde l’assegno di mantenimento o l’assegno divorzile, infatti, è possibile ricorrere al Fondo di solidarietà a tutela del coniuge in stato di bisogno. A questo argomento abbiamo dedicato un intero articolo, illustrando nei particolari chi può fare richiesta di accesso al fondo, quali sono i requisiti e quali, invece, i moduli da utilizzare e i documenti da presentare. Ti consigliamo di leggerlo, per apprendere quante più informazioni sull’argomento “Un Fondo di solidarietà per il coniuge in stato di bisogno”.

Divorzio, alimenti e assegno alimentare: quali sono le differenze

Che differenza c’è tra assegno di mantenimento e assegno alimentare? Te lo spieghiamo subito. A occhio e croce avresti dovuto capire cos’è l’assegno di mantenimento: una misura assistenziale che può essere richiesta dal coniuge più debole economicamente e a cui non sia addebitabile la separazione, al fine di proseguire una vita dignitosa anche dopo la separazione. L’assegno divorzile, come detto, viene invece percepito dall’ex coniuge solo dopo il divorzio.

Qualora la sentenza di divorzio sopraggiunga dopo la separazione, il giudice può far valere quanto precedentemente disposto, oppure, se il coniuge più debole lo richiede, può ordinare la corresponsione di una somma di denaro in un'unica soluzione (una tantum), quasi fosse una sorta di “liquidazione” al termine del matrimonio. Chiaramente, una volta decisa e ricevuta questa cifra, non sarà più possibile avanzare altre pretese.

L’assegno alimentare (meglio conosciuto nel linguaggio comune come "alimenti"), è invece qualcosa di diverso. Si tratta, infatti, di una somma di denaro erogata per assicurare l’accesso ai beni primari e necessari, come il cibo, le cure mediche o l'alloggio. Esso viene assegnato dal Giudice al coniuge economicamente più debole che non ha diritto all'assegno di mantenimento perchè gli è stata addebitata la separazione (ricordiamo che gli alimenti sono inclusi nell’assegno di mantenimento in caso di separazione consensuale o senza addebito). Chiaramente il coniuge beneficiario deve dimostrare di non avere un reddito minimo a garantirgli la sussistenza, ma di non essere neppure nelle condizioni di lavorare (ad esempio perchè invalido) e per questo di modificare la sua situazione economica.

Se il coniuge tenuto a corrispondere l’assegno alimentare viene a mancare oppure si viene a trovare in una situazione di difficoltà tale da non essere più in grado di versarlo, il coniuge beneficiario può presentare istanza al Tribunale affinché siano chiamati in causa gli altri componenti della famiglia: parliamo dei figli, genitori, generi e nuore, suoceri, fratelli e sorelle.

Se infine ti interessa sapere a chi spettano gli assegni familiari in caso di separazione o divorzio, ti invitiamo alla lettura di questo articolo.
Documenti correlati
Lascia un commento
Attenzione: prima di inviare una domanda, controlla se è già presente una risposta ad un quesito simile.

I pareri espressi in forma gratuita dalla redazione di Moduli.it non costituiscono un parere di tipo professionale o legale. Per una consulenza specifica è sempre necessario rivolgersi ad un professionista debitamente qualificato.

Obbligatorio
Non verrà pubblicata